From zero, l’Aquila post-terremoto a rete unificata

L’Aquila è – o forse è più corretto usare l’imperfetto – un gioiello medievale incastonato sugli irrequieti Appennini abruzzesi: una delle zone a più alto rischio sismico d’Italia. La sua notorietà ha raggiunto l’apice nei mesi successivi all’aprile 2009 quando, come si ricorderà, grande attenzione mediatica era stata riservata al capoluogo abruzzese ferito da una forte scossa di terremoto che provocò 309 morti e migliaia di feriti.

Oggi i riflettori su L’Aquila sono spenti, ma è ancora grande il lavoro da fare per riportare in vita una città ormai morta.

Trenta mesi dopo quella interminabile scossa delle 3:32 del 6 aprile 2009, L’Aquila è – infatti – ancora vittima di una morte sia simbolica che reale. Per rendersene conto basta fare un giro per le strade del centro cittadino. Macerie ancora visibili in molti quartieri, enormi squarci su palazzi, case puntellate: è questo il “paesaggio” che si presenta a chi si reca in città e che fa gridare ancora a molti che la ricostruzione a L’Aquila non è mai realmente iniziata. Per non parlare dei borghi e piccoli paesi limitrofi, svuotati e abbandonati: “il regno dei gatti”, mi hanno detto spesso gli anziani del luogo, ormai rassegnati a vedere il proprio passato sepolto sotto le macerie.

Il corso principale de L'Aquila

Il centro della vita e della quotidianità aquilana sono oggi le new town dove sorgono le famose C.A.S.E. [acronimo che sta per Complessi Antisismici Sostenibili ed Eco-compatibili], un progetto che se da una parte ha garantito ad alcuni il ritorno ad una vita serena e dignitosa in vere abitazioni dotate di ogni comfort, dall’altro ha acuito i problemi di disgregazione del tessuto sociale, inevitabilmente legati al post-sisma. L’Aquila e i suoi cittadini insomma non dormono ancora sogni tranquilli. Per non parlare delle “mani sporche” sulla città, delle lobby affaristiche e malavitose che fin dalle prime ore successive alla tragedia hanno tentato di lucrare sulle lacrime degli aquilani.

L'Aquila. Foto dell'utente Flickr gabriele.mainetti

Ora che il capoluogo abruzzese non fa più notizia su radio, tv e giornali, sia italiani che internazionali, toccherà alla Rete presidiare la memoria. Domani saremo in molti – web e micro-web tv italiane, blog e videoblog – a trasmettere in diretta a rete unificata From zero: vita nelle tendopoli la prima web-series dedicata alla tendopoli di Centicolella.

Qui si può vedere il trailer del film sottotitolato in inglese.

I due video, della durata di 22 minuti ciascuno, sono stati girati da quattro registi italiani nell’inverno del 2009 e prodotti da MOVE production e PULSE media. Si tratta un intenso racconto per immagini della vita nelle tendopoli, fatto direttamente dalle voci dei “cittadini della tendopoli”, che finora ha attirato l’attenzione di un solo network, per di più internazionale: stiamo parlando di Al Jazeera English che lo ha mandato in onda nel febbraio del 2010.

L’iniziativa della diretta online a reti unificate è stata ideata e realizzata dal network delle micro web tv italiane Altratv.tv con l’obiettivo di promuovere anche la vendita online di un DVD ricco di immagini e racconti degli abitanti di una delle tendopoli del cratere, il cui ricavato servirà a finanziare uno dei progetti più belli e significativi portati avanti nel capoluogo abruzzese: il Bibliobus, un autobus ricco di libri che, dopo aver percorso per chilometri le strade della montagna aquilana distribuendo migliaia di volumi a scuole, università e reparti ospedalieri, domani percorrerà anche la Rete.

Un autobus e un progetto che sono il segno di una città che, nonostante le difficoltà, agisce e reagisce per non perdere la sua identità.

Paola D'Orazio

Giornalista e blogger, seguo le evoluzioni del giornalismo multilingue e dei citizen media e mi interesso di economia dello sviluppo, cooperazione internazionale e politiche di sviluppo locale.

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