Il cammino siriano, una storia di violenza

Correva l’anno 2000 quando Bashir al-Assad appena trentaquattrenne, figlio dell’allora presidente Hafez, salì al potere dopo la morte di suo padre. Per insediare Bashir al-Assad venne addirittura cambiata la legge che imponeva a un presidente di avere almeno 40 anni di età.

In Siria parlare male in pubblico del presidente è considerato “sconveniente”, si può essere denunciati per avere espresso un’opinione negativa contro il regime e anche Internet non è mai stato di libero accesso. Tutto questo però non ha mai impedito al grandissimo movimento culturale e giovanile di informarsi e informare su quello che accade nel mondo. Si arriva a Facebook, Twitter e Youtube connettendosi a un server turco, e i ragazzi non sono più così disinformati sulla libertà che un popolo può ottenere come accadeva ai loro genitori e nonni.

Cos’è accaduto a quei ragazzi oggi? I ragazzi di 30 anni che cercano una propria strada, figli un po’ del vecchio regime totalitario e un po’ di Internet.
Mi sono messo in contatto con uno di quei ragazzi incontrati durante la mia permanenza in quella splendida terra per sentire la voce di chi le rivolte e la politica le vive quotidianamente: per sua sicurezza il nome dell’intervistato rimarrà anonimo, ma le sue parole sono dette con voce alta, ferma e sicura.

Questo articolo contiene dei link a video con immagini crude che potrebbero turbare il lettore, il consiglio è di non aprirli se particolarmente sensibili.

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Prima di tutto ti ringrazio della disponibilità, so che per te non è stato facile trovare un modo sicuro per sentirci: cosa fai ora? dove vivi adesso?

Vivo a Parasta, 7 km a est di Damasco, ma lavoro ad Daraa: solo ieri abbiamo riavuto il segnale per i telefoni cellulari dopo 10 giorni di oscuramento, al momento per raggiungere il lavoro devo oltrepassare 6 checkpoint di militari armati, a volte a seconda di quello che è accaduto ci possono essere 7 o 8 diversi posti di blocco.
Ai checkpoint hanno una lista di nomi da cercare, quei nomi sono delle persone che hanno partecipato alle manifestazioni contro il governo.

Sapresti dirmi cosa accade ora in Siria? Senti la gente che parla della situazione attuale? La gente ha la percezione o l’informazione di quello che sta accadendo?

La storia è cominciata quando alcuni ragazzini delle scuole elementari e medie dai 10 a i 14 anni hanno cominciato a scrivere sui muri delle strade di Daraa alcune frasi come “la gente vuole rovesciare il regime”.
L’ intelligence ha arrestato quei ragazzini per sapere da quale adulto avevano ascoltato queste frasi, ma questi ragazzi e bambini non avevano fatto altro che riportare frasi sentite in televisione provenienti dalla Tunisia e dall’Egitto.
I ragazzini sono stati allora arrestati e torturati, torture come strappare le unghie e cose di questo genere, non ho visto queste torture con i miei occhi ma conosco le persone a cui è stato fatto. Di conseguenza genitori e parenti si sono recati negli uffici governativi a Daraa per chiedere il rilascio dei propri figli e nipoti, ma quello che hanno ottenuto è stato solo una serie di urla ed insulti: da lì sono partite le proteste per strada, tutte soffocate nella violenza dove qualcuno ha anche perso la vita. L’ufficio dell’intelligence di Daraa è pieno di gente corrotta, alcuni sono membri della famiglia del presidente.
Le proteste, e ci tengo a dire tutte proteste pacifiche, sono cominciate a Daraa ma si sono estese in tutte le cittadine intorno come ad Al Sanamien: qui le forze di sicurezza nazionale continuano a uccidere i manifestanti come il ragazzo in questo video, lui era di Al Sanamien:

Il presidente ha creato una commissione speciale per investigare su quello che è accaduto a Daraa, le proteste continuano ogni venerdì dopo la preghiera e le forze di sicurezza continuano a sparare sulla folla.
Il presidente continua a parlare di cospirazione, dice che i dimostranti sono terroristi. Poco tempo fa in un comunicato ufficiale ci aspettavamo tutti che parlasse dell’attuale situazione, ma non ha soddisfatto per niente la nostra fame di informazione. Non ha detto una parola sui fatti, i fatti che ora sono su Youtube, i morti di una dimostrazione pacifica, tutto ciò che ha detto è che tutto è solo una cospirazione contro di lui.

Io credo che oggi ci siano dei cospiratori, ma che comunque facciano parte del Governo e stiano solo approfittando della situazione iniziale per insediarsi al posto del presidente, persone che sono state amiche della sua famiglia per 40 anni, una storia di violenza.
Questo Governo dura dagli anni ’60, si parla delle dimissioni del presidente a favore dell’ex ministro dell’Agricoltura, ma non si fa un nuovo Governo con le stesse persone, è impossibile farlo!

Quello che ti posso dire su ciò che sta accadendo ora è che il Governo sta tagliando le telecomunicazioni, l’acqua, l’elettricità. Ma non possono nascondere tutto, in questo video si vede una fossa comune a Daraa:

Nel nostro ultimo incontro in Siria, ricordo quanto fosse pericoloso parlar male del governo siriano in pubblico: questo è cambiato oggi dopo le dimostrazioni?

Non è cambiato molto, amico mio, è ancora pericoloso e c’è ancora l’arresto per chi prova ad esprimere la propria opinione. Quello che posso dire è che la gente è più coinvolta nella politica, specialmente nella nostra generazione abbiamo creato una rete Internet per scambiarci informazioni e parlare della situazione attuale in maniera più sicura.
Su questo profilo facebook ci sono scambi tra i vari ragazzi e testimoni e molti video delle violenze, è in arabo ma usando un traduttore on line si possono reperire molte notizie: https://www.facebook.com/home.php?sk=group_201916293166941

In Italia l’immagine che i media ci danno è quella di una dura repressione da parte del presidente contro il suo popolo. Ma è quello che davvero sta accadendo? E’ una vera rivoluzione o solo delle rivolte sparse?

Se intendi una rivoluzione organizzata, no, non lo è, è un movimento di un popolo, anche se al momento le persone non sono organizzate tra loro. Tutti ora sappiamo che questo Governo ha cambiato la Costituzione per insediare il figlio del presidente che è stato eletto tramite un “democratico referendum” prendendo il 99% dei voti, oggi non gli crede più nessuno.

Il Medio Oriente sta cambiando: Libia, Tunisia, Egitto, l’uccisione di Bin Laden. I ragazzi della tua età parlano di questo? Quali sono le reazioni ai fatti che accadono negli altri Stati musulmani?

Tutti guardiamo con attenzione a ciò che sta accadendo negli altri Paesi. Prima delle dimostrazioni il nostro presidente disse “non si avrà mai una rivoluzione in Siria perché la gente ama il nostro governo”.
Oggi credo che si sbagliasse…
Riguardo alla morte di Bin Laden non vuol dire nulla per noi, qui non abbiamo mai creduto che ci fosse davvero lui dietro l’11 settembre.
In Siria c’è una rivolta portata avanti dai giovani, le persone di una certa età sono terrorizzate da tutto questo perché ricordano e sanno quanto dura sia la repressione. Ma noi non abbiamo paura.

Manifestazioni, rivolte, contestazioni, tutto questo è sintomo di un disagio, ma cosa chiedono i siriani?
Qual è il vostro primo desiderio?

Noi vogliamo la pace, ma non siamo disposti a tornare indietro nel passato. Quando è troppo è troppo, i regimi totalitari e dittatoriali sono ormai superati, sono caduti in tutto il mondo e cominciano a cadere anche nei paesi arabi.
Vogliamo avere il controllo della nostra nazione, siamo stanchi di questo tipo di presidenti, la Costituzione ci dà ragione, ma vogliamo che l’articolo 8 (voluto dal padre di Bashir al-Assad) sia rimosso, è quello scritto per dare i poteri totalitari al governo.

Ultima domanda, ma molto importante. Tutti sappiamo che la Siria dipende spesso come Governo e decisioni dall’ Iran. Ma cosa pensano i giovani informati sul mondo come te, della politica degli Stati Uniti nei confronti del Medio Oriente?

Non mi piace il modo con cui gli Stati Uniti interferiscono con le questioni internazionali. Non abbiamo bisogno del loro aiuto, risolveremo i nostri problemi da soli. Gli Stati Uniti supportano Israele e non gli importa davvero di aiutare una nazione, sono più interessati alle risorse economiche con cui quelle nazioni potranno ricambiare l’aiuto.

Quella del nostro amico è solo una voce, una delle tante voci di un grande movimento, una delle tante voci che rimarrà nella Storia, una storia di un lungo cammino pieno di violenza.

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Questo articolo è dedicato a tutti i ragazzi incontrati in Siria, a chi mi ha accompagnato attraverso la Storia, a chi mi ha spiegato e raccontato un mondo che da solo non sarei mai riuscito a capire.
Parlando di loro, la parola coraggio non rende piena giustizia.

Un pensiero riguardo “Il cammino siriano, una storia di violenza

  • 11 giugno 2011 in 16:41
    Permalink

    Ammiro il coraggio del popolo Siriano…..piuttosto che guerra …sopportano una feroce dittatura…..senza dubbio un giorno vincerà la libertà…..

    Risposta

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