Sahara Verde, la strada dell'Acqua

“L’acqua inquinata è causa nel mondo di un numero di decessi superiore a quello provocato da ogni forma di violenza, guerre incluse”. Questo dato agghiacciante, riportato in Sick Water, recente relazione dell’Onu sulla gestione delle acque reflue, è solo la cornice di un quadro complessivo preoccupante in cui, secondo i dati più aggiornati, 884 milioni di persone non hanno accesso ad acqua potabile e sicura (numero che gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio si prefiggono di dimezzare entro il 2015), e oltre la metà dei posti letto ospedalieri del mondo sono occupati da pazienti affetti da malattie dovute all’acqua inquinata. Per questi motivi l’Onu ha dichiarato l’accesso all’acqua potabile un , con una risoluzione che ci auguriamo comporti presto l’obbligo per i Paesi del mondo ad attuare delle politiche in tal senso.

Sono questi i fattori da tenere a mente per comprendere la complessità e l’ambizione del progetto che qui presentiamo, Sahara Verde – La Strada dell’Acqua.

L’Associazione Onlus Pane&Rose di Roma, attiva già dal 1993 in progetti di volontariato internazionale, ha in seguito concentrato tutti i suoi sforzi sullo sviluppo di Sahara Verde, progetto che, tramite la realizzazione di pozzi, pompe idrauliche e orti, si prefigge di creare la Strada dell’Acqua, un percorso di acqua accessibile e potabile che si estenda per 8.530 km nell’Africa subsahariana.

La Strada dell'Acqua passa per il villaggio di Mondo, in Ciad.

Il presidente di Pane&Rose, l’Ing. Pasquale Ranghelli, ci ha raccontato come è nata l’associazione e di come il desiderio di un mondo più giusto in cui a tutti gli esseri umani sia consentito l’accesso a beni primari quali l’acqua, si sia concretizzato in Sahara Verde. E di quanto sia difficile portare avanti il progetto, dagli attuali 13 pozzi, auspicabilmente con la giusta attenzione e collaborazione da parte delle istituzioni.

Jérémie Saltokod, coordinatore internazionale del progetto, è originario del Ciad, uno dei Paesi africani più aridi e punto di partenza di Sahara Verde. Ci ha parlato nel dettaglio del progetto, della fondamentale fornitura di competenze oltre che di strutture, della doppia conferenza internazionale in via di definizione che si terrà nel 2011 a N’Djamena in Ciad e a Roma, e soprattutto delle possibilità di sostegno e collaborazione da parte di noi cittadini.

Segnaliamo infine che Sahara Verde ha coinvolto i ragazzi di alcune scuole superiori del Municipio XIII di Roma, come volontari presso la mostra fotografica ad esso relativa che si è svolta questa settimana presso la Biblioteca di Acilia (RM), giovani che si augura di poter portare in Ciad a vedere con i loro occhi la realtà di cui il progetto si occupa. Perché nelle nuove generazioni possa instillarsi quella consapevolezza perfettamente sintetizzata da Thomas Sankara, alla cui figura e al cui pensiero si ispirano le attività di Pane&Rose: “Sono un uomo e niente di ciò che è umano mi è estraneo”.

Articolo redatto con la collaborazione di Beatrice Borgato per le interviste.

Gaia Resta

Traduttrice, coinvolta nell'organizzazione di eventi culturali, appassionata di letteratura anglo-americana, semiotica e attualità.

Un pensiero riguardo “Sahara Verde, la strada dell'Acqua

  • 1 febbraio 2011 in 16:29
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    Brava Gaia!
    Insieme si può fare.
    con questa fiducia, affrontiamo le sfide di questo mondo globale in penuria di vita…

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