Emirati Arabi Uniti: le corse dei cammelli a Dubai tra tradizione e modernità

[Nota: l’articolo integrale di Francesca La Bella è pubblicato su Equilibri.net e coperto da copyright, ripreso dietro autorizzazione].

Cammelli e corse

Le corse dei cammelli sono da sempre molto seguite nei Paesi del Golfo e un grande giro di affari vi si è costruito intorno. Le “navi del deserto” hanno indiscutibilmente ricoperto, nella storia, un posto di rilievo nella vita degli Emirati Arabi Uniti svolgendo un ruolo fondamentale in queste regioni ed influenzandone ogni aspetto della vita quotidiana. Con il boom del petrolio e un mutamento in senso occidentale dello stile di vita, il cammello è, però, quasi completamente scomparso dagli aspetti di vita tradizionali pur mantenendo il suo significato simbolico.

Le corse dei cammelli, utilizzate per far rivivere le tradizioni in maniera semplice e popolare, hanno dato un nuovo ruolo a questo animale, ma le moderne competizioni non somigliano in nulla a quelle del passato. Le gare sono, infatti, diventate una forma di competizione professionale che comprende l’allevamento specializzato e programmi di training intensivo. L’addestramento dei cammelli inizia a 6 mesi, mentre l’ammissione alle corse ufficiali comincia a 3 anni e, per quanto la formazione sia lunga ed estenuante, i cammelli godono di enormi privilegi venendo alimentati con una dieta ricca e ben bilanciata a base di grano, latte, datteri, miele, orzo e trifoglio, talvolta arricchita con vitamine.

I migliori vengono addestrati per anni a mantenere il ritmo sgraziato di una gara e i costi per dei “campioni” sono astronomici. Il dottor Lulu Skidmore, allevatore di cammelli da corsa presso il sovrano di Dubai, ha, ad esempio, stimato che un cammello, se vince una gara, può valere anche un milione di dollari. A fronte di un enorme investimento, la possibile resa è, però, altrettanto elevata. Per quanto scommettere sia bandito dal governo, i concorrenti possono ambire a ricchi premi e agli introiti derivanti dalla pubblicità: le gare vengono trasmesse in diretta televisiva, riempiono le pagine sportive dei quotidiani locali e, in questo modo, i cammelli diventano celebrità.

La stagione delle corse non copre, però, tutto l’arco dell’anno andando, indicativamente, dalla fine di ottobre ai primi di aprile e impegna solo gli ultimi giorni della settimana (giovedì, venerdì e sabato) al mattino alle 7:30 e al pomeriggio alle 14:30. Le corse variano a seconda dell’età, del sesso e della razza dei cammelli oltre che in base alla distanza da percorrere e, per ogni tipologia, esistono tracciati specifici.

Negli Emirati Arabi Uniti sono stati costruiti numerosi circuiti, ma in nessun paese si registra l’interesse evidenziatosi a Dubai e, a riprova di questo, il premio più ambito dagli esperti nel settore è la King’s Cup che si tiene proprio a Dubai. Le strutture principali del Paese sono tre: la pista di 10 km sulla Al Ain road a circa 45 chilometri da Abu Dhabi, la Al Ain itself a Dubai e la Umm Al Quwain. Come nel resto degli EAU i circuiti, pur essendo situati nella periferia delle città, sono ottimamente collegati e predisposti per ogni necessità con tende di riposo, strade di collegamento, elettricità, acqua, linee telefoniche, apparecchiature per le trasmissioni radio-televisive e un team di medici e ambulanze.

"Young jockey" (Giovane fantino) di daarkfire su Flickr, licenza Creative Commons

Dai baby fantini ai fantini-robot

Le corse dei cammelli a Dubai sono salite agli onori della cronaca alcuni anni fa per una questione umanitaria. Fino al 2005 bambini dai due ai sette anni venivano, infatti, rapiti o comprati a un massimo di duemila dollari nei paesi più poveri dell’Asia e dell’Africa per essere trasformati in fantini professionisti nei Paesi del Golfo Persico. I bambini arrivavano da Pakistan, Sri Lanka, India, Etiopia, Sudan con destinazione gli Emirati Arabi Uniti dove, per tradizione, si tenevano le corse. Avevano la stessa nazionalità dei tanti domestici a servizio nelle sfarzose ville degli Emirati, ma entravano illegalmente dopo essere stati rapiti, sottratti ai genitori con l´inganno o semplicemente acquistati da famiglie particolarmente indigenti per pochi dollari. All’aeroporto passavano i controlli drogati in braccio a finte mamme oppure venivano stipati in container con il silenzio complice di molti doganieri.

Quando erano troppo piccoli venivano legati al cammello con strisce di velcro per garantire una maggiore stabilità, ma le cadute erano, comunque, frequenti, nessun medico accudiva i feriti e, spesso, sopraggiungeva anche la morte. Alle ferite e al fatto che, a quell’età, la cavalcata prolungata può pregiudicare un normale sviluppo degli organi sessuali, si aggiungeva il fatto che all’ora del pasto i bambini ricevevano il minimo indispensabile per sopravvivere. Non bastava che fossero leggeri perché piccoli, ma dovevano essere più leggeri, perché denutriti.

Per combattere questo problema il governo degli Emirati Arabi Uniti ha provato, in un primo momento, ad imporre, per l’accesso alle gare, l’obbligo di presentazione di un certificato che attestasse che il fantino raggiungeva il minimo di età (15 anni) e di peso (45 Kg). Questa legge non ha, però, avuto i risultati sperati e, a seguito dello scandalo internazionale, è stato scelto di sostituire i bambini con piccoli automi permettendo ai baby fantini di tornare dalle loro famiglie di origine con studi pagati ed altri parziali indennizzi.

Nel 2005 sono stati, dunque, introdotti fantini-robot che, pur essendo molto cari (circa 5000 dollari) sono anche molto leggeri e hanno rilanciato il business delle corse, compromesso durante il periodo delle polemiche. Grazie a questa innovazione le corse stanno nuovamente aumentando il loro pubblico. Cinque anni dopo che i robot hanno sostituito i bambini come fantini, la corsa dei cammelli non ha perso nulla della sua attrattività ed è, anzi, diventata maggiormente accessibile per i turisti. La ritrovata legalità permette, infatti, a tutti di assistere alle gare senza timore di controlli a sorpresa e sia Rashid al Swadi, il vice direttore del Camel Dubai Racing Club, sia il dottor Ulrich Wernery, direttore scientifico del comitato veterinario Central Research Laboratory di Dubai, hanno sottolineato come la novità dei fantini-robot abbia dato un significativo impulso alla ripresa del business legato alle corse dei cammelli.

Il governo del Qatar aveva iniziato lo sviluppo dei robot già dal 2001, ma risultati soddisfacenti non furono ottenuti fino al 2003-2004 quando lo sviluppo venne preso in mano dalla società svizzera di robotica K-Team. Dopo i primi iniziali problemi legati anche all’irrequietezza dei cammelli alla vista degli automi, le migliorie umanizzanti hanno fatto si che i robot costituissero un valido sostituto per i baby fantini. A questo proposito Pascal Coeudevez, manager della K-Team, ha dichiarato che il primo successo della sua azienda in Medio Oriente è stato proprio quello ottenuto a Dubai grazie alla produzione di fantini-robot per le corse di cammelli. A causa del peso (16-18 kg) e degli elevati costi, il prodotto svizzero è stato, negli anni seguenti, sostituito da modelli più piccoli e più leggeri (2-3 kg) prodotti a basso costo in Qatar e negli Emirati Arabi.

Gli apparecchi, telecomandati a distanza, sono in alluminio con un “torace” avente le dimensioni di un grosso libro da cui partono dei piccoli bracci incernierati che controllano la frusta e le redini. Il controllo dell’automa avviene attraverso un sistema di monitoraggio a distanza che, da una parte, segnala al robot quali impulsi dare al cammello e dall’altra monitora il tasso di velocità e il battito cardiaco del cammello trasmesso dall’automa. In questo modo la corsa è, in realtà, costituita da due gare parallele: una tra i cammelli sulla pista e una tra i proprietari che da bordo-pista controllano a distanza i loro “campioni”.

Test dei fantini-robot, Dubai sullo sfondo. Di Lars Plougmann, Flickr, su licenza CC.

Conclusioni

Le corse dei cammelli sono sia culturalmente sia economicamente centrali nella vita di Dubai. Un enorme business ci si è costruito intorno e, dopo la sostituzione dei baby fantini con i fantini-robot, il mercato, che aveva attraversato momenti molto difficili, ha avuto una ripresa crescente e continua. I benefici delle corse, inoltre, non sono limitati ai proprietari dei cammelli, ma sono distribuiti a tutti quei soggetti che lavorano nell’indotto delle gare: gli allevatori e gli allenatori che crescono e curano i “campioni” per le corse, i produttori dei sempre più pregiati alimenti per gli animali, i designer e i costruttori di fantini-robot sempre più leggeri e “umani”, i tanti factotum che curano anche gli aspetti marginali delle corse.

Le problematiche, però, rimangono e, risolto il problema umanitario in merito alle condizioni di vita dei fantini, si è aperta la questione dei diritti degli animali. Ad oggi le associazioni si battono, infatti, per i diritti dei cammelli che, oltre ad essere utilizzati per il divertimento umano, pratica considerata di per sé degradante, vengono comandati dai piccoli robot. Gli automi obbligano gli animali a sforzi maggiori rispetto a quelli imponibili da una cavalcatura umana, causandone uno sfinimento tale da portare molti cammelli a non poter più partecipare alle gare e, spesso, alla soppressione.

[Nota: stralci dall’articolo integrale di Francesca La Bella, pubblicato su Equilibri.net e coperto da copyright, ripreso dietro autorizzazione].

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