Sudan: conto alla rovescia per il referendum, scontata la nascita del Sudan del Sud

[Post originale apparso su Global Voices Online, traduzione di Giulia Jannelli]

Il 9 gennaio 2011 si terrà nel Sudan del Sud un referendum per decidere se questa zona del Paese continuerà o meno a far parte dell’attuale Sudan. Ci sono molte probabilità che la più grande nazione del continente africano si dividerà in due parti. Ecco di seguito una panoramica di opinioni sul referendum apparse recentemente su vari blog.

Da ottobre ad oggi sarebbero oltre 116.000 i sudanesi che hanno lasciato l’area settentrionale del Paese, come segnala Maggie Fick:

116.000 (cifra in continuo aumento) Sudanesi del sud hanno lasciato il nord da ottobre a oggi. Ad appena una settimana dal referendum che deciderà o meno la scissione del Paese, la popolazione va riversandosi in massa nelle città del sud a un ritmo in costante aumento.

Rifugiati Sudanesi
Donne e bambini raccolgono acqua in un campo profughi per i nuovi arrivati ad Aweil. Foto concessa da Maggie Fick

Perchè mai i Sudanesi originari del sud vanno emigrando in massa?:

E perchè la gente originaria del sud continua a dirigersi verso sud in massa nonostante l’incertezza rispetto al proprio futuro ritorno a casa? La ragione è che temono, a ragione, che dopo il referendum i loro diritti non verranno rispettati nel Sudan del nord.

Magdi El Gizouli analizza il discorso alla nazione del Presidente Omar Bashir nel corso delle celebrazioni per il 55° anniversario dell’indipendenza. Il presidente ha dichiarato che “consentire al sud di decidere del proprio destino rappresenta l’ultimo paragrafo nel libro della guarigione della nazione”:

Nella stessa occasione il presidente Bashir ha affrontato tre temi all’ordine del giorno: l’imminente scissione del sud, il conflitto nel Darfur, e la richiesta dell’opposizione per un nuovo assetto politico a Khartoum, una volta avvenuta la secessione del Sud. Rispetto al Sud, Bashir ha definito la scelta fra una secessione pacifica e un’unità dominata dalla guerra, come il coraggioso e democratico rimedio alla cronica divisione di un intero organismo. Consentendo di far scegliere al Sud stesso il proprio destino, secondo il presidente Bashir si scrive “l’ultimo paragrafo del libro della guarigione della nazione”, dal momento che la pace, l’obiettivo principale del suo governo, è senza dubbio la materializzazione più veritiera dell’indipendenza del Paese.

Secondo Yobu Annet, nella contesa regione di Abyei potrebbero venire a mancare parecchi prodotti, nel caso avvenisse la secessione del Sud, dato che la maggioranza dei beni in generale viene importata dal Nord:

I commercianti di Abyei sono assai preoccupati – molti ritengono che la secessione possa implicare una crisi economica della zona. “Se Abyei venisse annessa al Sud potrebbero concretizzarsi conseguenze negative per il commercio frontaliero”, sostiene Chol Mayen, uomo d’affari locali. “Se i confini dovessero venire completamente chiusi, l’Africa orientale rimarebbe la nostra unica fonte di approvvigionamento.”

Il referendum è fonte di timore per i commercianti stranieri nella città di Juba:

Per Birungi Mary, commerciante di verdure ugandese che lavora al mercato di Juba, il referendum è sinonimo di malessere. “Siamo pronti ad andarcene, per poi tornare indietro dopo il referendum nel caso non si scateni la violenza.”

Mary è una delle migliaia di commercianti di Juba, molti dei quali provenienti dai Paesi limitrofi, preoccupati per delle implicazioni del voto referendario. Già colpiti dall’aumento dei prezzi sui beni importati, molti temono che la violenza scatenata dal referendum possa far colare a picco gli affari e che beni di valore possano andare distrutti.
Ai mercati di Konyokonyo e di Jebel a Juba, tanti commercianti stranieri dicono di voler tornare nei propri Paesi per il periodo Natalizio e di aspettere lì i risultati del referendum per decidere se fare o meno ritorno.

South Sudan Info ha creato un’utile cronologia dei maggiori eventi locali nel 2010:

Fra pochi giorni, i sudanesi del sud andranno a votare per un referendum sull’autodeterminazione, per decidere se diventare o meno la più giovane nazione indipendente del continente africano. L’anno scorso è stato un anno assai importante, l’ultimo del periodo interinale di sei anni del CPA, che si concluderà con il referendum del 9 gennaio 2011.

In tutta Juba sono stati appesi dei nastri azzurri. Foto concessa da Mishaps e Mayhaps

Il blog Mishaps e Mayhaps fa notare che andare a votare solamente per la scissione non è visto di buon occhio da molti Sudanesi originari del sud:

Uno dei molti segni inquietanti che vanno emergendo nell’imminenza del referendum, è che un voto solo per decidere o meno della divisione del Paese non sembra ben visto da molti Sudanesi del sud. Nonostante si siano susseguiti 4 decenni di guerra, con un milione di morti, questo processo è considerato da parecchi molti tra i Sudanesi del nord come il passo finale sulla strada della secessione, piuttosto che un’opportunità per applicare il principio dell’autodeterminazione.

Insieme a una raccolta di immagini sul “conto alla rovescia”, Maggie Fick ribadisce ancora:

La grande quantità di manifesti sul referendum apparsi nella capitale del sud sta continuando ad aumentare in modo notevole. Gli ultimi poster della Commissione per il referendum esorta i votanti iscritti a presentarsi alle urne il 9 gennaio. La grande maggioranza dei manifesti e delle affissioni riportano lo stesso chiaro messaggio: la scissione è alle porte. Questi manifesti, offerti da un ampio ventaglio di associazioni della società civile, raffigurano la bandiera del Sudan del Sud e un’unica palma rimasta in piedi, usata anche come simbolo sulla scheda elettorale.

Infine, per quanti credono nelle preghiere, ecco il blog di Scott e Meg Rambo:

Unitevi a noi nella preghiera:

* per la pace fra il Nord e il Sud, e fra i diversi gruppi tribali;
* per la risoluzione pacifica nelle zone contese; per i loro confini e i loro abitanti;
* per un processo elettorale pacifico, corretto e tranquillo;
* perchà la chiesa in Sudan continui ad essere testimone e agente di riconciliazione;
* per la riconciliazione: fra il Nord e il Sud, fra il governo e i ribelli, fra le tribù e sopratutto fra i Sudanesi e Dio.

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