24 Giugno 2024

Russia: indagine sulla libertà di stampa

[Nota: l’articolo integrale di Alessandro Demurtas è pubblicato su Equilibri.net e coperto da copyright, ripreso dietro autorizzazione].

La disciplina giuridica della libertà d’informazione in Russia

Secondo l’articolo 29 della Costituzione russa del 1993, “ognuno ha il diritto di ricercare, ottenere, raccontare, produrre o divulgare informazioni utilizzando tutti i mezzi legali a sua disposizione. Le restrizioni alla libertà d’informazione sono determinate dalla legge federale”. Così come affermato da Marina Savintseva, coordinatrice del programma “Accesso all’informazione” di Transparency International – Russia, l’accesso all’informazione dei cittadini non è garantito da alcun meccanismo effettivo, rendendo di difficile applicazione quanto previsto dal dettato costituzionale: “La legislazione russa è molto caotica e la mancanza di una politica governativa dettagliata per lo sviluppo del settore dell’informazione rende la situazione ancora più difficile”.

L’unico ambito in cui la legislazione russa è molto dettagliata è quello relativo all’elenco esaustivo delle informazioni protette da segreto di Stato o dalle cosiddette “informazioni di carattere confidenziale”. Per quanto riguarda il primo ambito, la legge federale sul segreto di Stato identifica quattro grandi ambiti: il settore militare; l’economia, la scienza e la tecnologia; la politica estera, specialmente in riferimento alla prematura diffusione d’informazioni che possa mettere a rischio la sicurezza statale; l’intelligence e l’indagine sulle attività criminali.

Per quanto riguarda il secondo aspetto, è stato il Presidente Boris Yeltsin a firmare il “Decreto presidenziale sull’approvazione della lista delle informazioni di carattere confidenziale”, elencando le informazioni relative ai procedimenti legali, quelle coperte da segreto ufficiale e commerciale secondo il Codice civile, le informazioni sulle invenzioni e il know-how (soprattutto per evitare una diffusione all’estero) e le informazioni coperte da segreto medico, notarile, postale, oltre alle conversazioni telefoniche.
L’attuale Governo sta conducendo una riforma amministrativa che consenta di informatizzare l’amministrazione pubblica e di modernizzare i vecchi sistemi degli apparati statali, in modo da aumentare il livello di trasparenza delle istituzioni nei confronti della società civile, secondo quanto previsto già nel 1995 dalla “Legge federale sull’informazione, l’informatizzazione e la protezione delle informazioni”.

Le critiche arrivano perfino da funzionari governativi. Secondo quanto affermato dal Segretario del Ministero del Commercio e dello Sviluppo economico, Andrei Sharonov, “l’inefficienza del sistema statale di gestione della riforma provoca la messa in pratica di una politica d’informatizzazione e di protezione dell’informazione senza priorità definite. Di conseguenza, tutti i processi di riforma sono frammentari: tali sforzi irregolari provocano solo inutili sprechi di risorse”.

La situazione reale della libertà d’informazione in Russia

Secondo i dati forniti dal Committee to protect Journalists, la Russia è l’ottavo paese più pericoloso al mondo per i giornalisti. Trentadue sono stati assassinati dal 1992 e diciannove omicidi dal 2000 ad oggi restano ancora irrisolti. In riferimento alla libertà d’informazione, la Russia è stata classificata dalle organizzazioni internazionali alla pari di Paesi come Myanmar, Cuba e Corea del Nord come una delle aree al mondo più pericolose per i giornalisti, ad eccezione dell’Iraq.

Tali affermazioni sono confermate anche da Freedom House, la quale ha classificato la Russia come paese “non libero” nella relazione “Libertà nel mondo 2010”. L’indice di libertà della fondazione ha una scala che va da uno (paese libero) a sette (paese non libero): la Russia ha riportato un indice di sei per i diritti politici e un indice di cinque per le libertà civili. Per quanto riguarda per la libertà di stampa, il Paese è stato classificato come non libero, avendo ottenuto un punteggio di ottantuno in una scala che va da zero (paese libero) a cento (non libero), nella quale vengono tenuti in considerazione il contesto politico, economico e legale in cui la stampa può svolgere il proprio lavoro.

In riferimento ai recenti attacchi contro i giornalisti russi, il direttore esecutivo di Freedom House, David J. Kramer, ha affermato che “tale metodo di violenza contro i giornalisti si perpetua ormai da lungo tempo, incoraggiato dalla totale mancanza di responsabilità di consegnare i colpevoli alla giustizia. La condanna del presidente Medvedev suonerà vuota: […] nel contesto attuale il cambiamento è improbabile e la Russia continuerà ad essere uno dei paesi al mondo più pericoloso per i giornalisti”.

Dal 1999 ad oggi, ossia durante le Amministrazioni di Putin e Medvedev, 24 giornalisti sono stati uccisi in Russia (di cui tre nel solo 2009), la maggior parte dei quali si occupava di questioni come la criminalità organizzata o la corruzione degli apparati statali. Nonostante l’iniziale azione di persecuzione, le indagini raramente hanno condotto all’identificazione dei colpevoli, come avvenuto nei casi della giornalista Anna Politkovskaya nel 2006, dell’oppositore politico Alexander Litvinenko nel 2007 e dell’attivista per i diritti umani in Cecenia Natalya Estemyrova nel 2009.

Secondo rilevazioni di organizzazioni non governative, la precarietà del rispetto della libertà di stampa è aggravata dal fenomeno della corruzione del sistema giudiziario e governativo russo, che rende ancora più difficile la persecuzione penale degli aggressori e degli assassini dei giornalisti e degli oppositori politici. Secondo quanto affermato da Transparency International, la Russia è un Paese che conferma una tendenza negativa di corruzione endemica negli apparati di governo, nella polizia e nel sistema giudiziario. L’indice di percezione della corruzione (CPI) determina la percezione della corruzione nel settore pubblico e nella politica, sulla base di interviste e ricerche effettuate a uomini d’affari e a istituzioni che operano nei vari Paesi. Ad ogni Stato è associato un indice variabile fra zero (massima corruzione percepita) e dieci (assenza di corruzione percepita). Nel 2010, Danimarca, Nuova Zelanda e Singapore hanno fatto registrare l’indice migliore, totalizzando un 9.3, seguite da Finlandia e Svezia con 9.2; in coda alla lista si trova la Somalia (1.1), preceduta da Myanmar e Afganistan (1.4). La Russia occupa la 154ª posizione, con un indice di 2.1, al pari di paesi come Cambogia, Repubblica Centrafricana, Congo-Brazzaville, Guinea Bissau, Kenya, Laos, Papua Nuova Guinea e Tagikistan.

La relazione di Transparency International-Russia si conferma molto critica nei confronti del Cremlino, confermando la difficile situazione del paese: “Anche se la Costituzione garantisce la libertà di parola, le autorità continuano ad esercitare pressioni per far diminuire il numero dei critici del governo nei mezzi di comunicazione. Dal 2003 ad oggi il governo ha controllato, direttamente o tramite società di proprietà dello stato, tutte le reti televisive nazionali”.

Con il governo di Vladimir Putin è iniziato quello che appare un graduale aumento del controllo dei mezzi di comunicazione da parte del Cremlino. La prima battaglia è stata sferrata contro il canale televisivo NTV e, in seguito, contro TV-6 e TVS, oramai passate sotto il controllo diretto di Gazprom. Durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 2008, queste televisioni hanno dedicato oltre il 75% della loro programmazione al partito Russia Unita. Un altro dato degno di nota è rappresentato dal fatto che, durante la suddetta campagna elettorale, la BBC in lingua russa non ha più avuto accesso alle frequenze televisive.
Un segnale del clima di tensione in cui lavorano i mezzi di comunicazione non affini alla politica del governo è simbolizzato dall’aumento del numero di agenti della scorta personale contrattati dal direttore del giornale Novaya Gazeta, in cui lavorava Anna Politkovskaya prima di essere assassinata.

Conclusioni

La difficile situazione della libertà di stampa in Russia è confermata dai numerosi attacchi subiti dai giornalisti negli ultimi anni, ed è aggravata dall’impunità generalizzata dei colpevoli, provocata dal fenomeno della corruzione sistemica negli apparati di potere, nella polizia e nel sistema giudiziario russo. Le più autorevoli fondazioni e istituzioni internazionali – fra cui Freedom House e Transparency International – pubblicano costantemente relazioni molto critiche nei confronti dell’atteggiamento del governo russo in materia.

[Nota: stralci dall’articolo integrale di Alessandro Demurtas, pubblicato su Equilibri.net e coperto da copyright, ripreso dietro autorizzazione].

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