Cile, quell’11 settembre che nessuno ricorda

C’è un altro 11 settembre. Più lontano, nel tempo, di quello delle Torri Gemelle del 2001. Non così lontano dalla New York delle Torri Gemelle che non ci sono più. È l’11 settembre 1973. È l’11 settembre del Cile. Quel giorno un golpe militare – preparato e sostenuto dal governo statunitense di allora – rovesciò un governo democraticamente eletto e instaurò la feroce dittatura di Augusto Pinochet. Furono 30.000 i morti, 80.000 i prigionieri ammassati negli stadi.
In occasione del primo anniversario dell’attentato alle Twin Towers il regista Ken Loach realizzò questo toccante documento, sintesi perfetta e dolorosa di quei giorni:

http://www.youtube.com/watch?v=X93gDFGvJZg&feature=player_embedded

Un anno prima di quell’11 settembre 1973 Allende tenne uno storico – e pericoloso – discorso alle Nazioni Unite

http://www.youtube.com/watch?v=ngXN9pFz9_A

Fu la condanna sua e del suo popolo? E ci si domanda: se le sue parole provocarono quel lungo, lunghissimo appauso dai rappresentanti dei paesi del mondo dove finirono i governi di quegli stessi paesi negli anni in cui il Cile veniva trasformato in un luogo di torture, omicidi e sparizioni e dove tutti i diritti umani fondamentali venivano calpestati?

“La storia è nostra, sono i popoli che la fanno.”

Queste parole Allende le pronunciò durante l’ultimo discorso alla sua gente prima di morire nel corso dell’attacco al Palazzo della Moneda. Fa bene ancora oggi ricordarsi che la storia la fanno i popoli. Bisogna crederci perché sia vero.

Il popolo cileno, la gente, che aveva un nome e cognome, volti e storie, continuò comunque a tenersi stretta la dignità. A tenere stretta la propria forza, piegata in quegli anni ma non annientata. È giusto ricordare il loro 11 settembre. Ed è bello ricordare questo popolo, fatto di nomi, facce e storie attraverso questa indimenticabile canzone degli Inti-Illimani.

Antonella Sinopoli

Giornalista professionista e blogger su Ghanaway. Si interessa e scrive di Africa, diritti umani, questioni sociali. Ha viaggiato molto prima di fermarsi in Ghana e decidere di ripartire da lì. Ma continua ad esplorare, in uno stato di celata, perenne inquietudine. Poiché il mondo è troppo grande per una vita sola, ha scelto di viverne tante. Direttore responsabile di Voci Globali.

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