Africa: il digital divide nel contesto del divario culturale

Quando si pensa al “digital divide” in Africa, non si può che considerarlo come elemento del più ampio divario economico o dell’ancor più vasto divario culturale che affligge il continente. Se ne scrive nel blog Timbuktu Chronicles, dove in un recente post viene riportata un’intervista a Pim Betist, fondatore di Africa Unsigned, portale indipendente che promuove la produzione musicale africana rappresentando al contempo un innovativo modello di business. Betist esprime le considerazioni che seguono sulla necessità di trovare nuove forme di finanziamento per gli artisti africani:

C’è una grande varietà di stili davvero stupefacenti nella musica africana, creata e interpretata dalle nuova generazione di artisti. Secondo me questa generazione è tuttavia trascurata e maltrattata dall’industria della musica tradizionale. Meno dell’1% del mercato musicale mondiale è rappresentato dal continente africano. E lasciando fuori il Sudafrica rimane una percentuale quasi pari a zero. Io invece credo nelle potenzialità del Nuovo Sound Africano.

Un porzione più lunga dell’intervista è disponibile in video su Vimeo:

Dal blog Subsaharska, anche il croato Miquel Hudin svolge alcune considerazioni sul tema; riprendendo e traducendone alcune parti:

La stragrande maggioranza di chi legge questo blog ha sicuramente provato, e magari c’è riuscito, a scaricare file torrent per accedere a canzoni o film. Purtroppo, questo è uno dei pochi modi per riuscire a mettere le mani su un sacco di cose prodotte in Africa perchè in effetti comprare cd o andare al cinema può essere piuttosto difficile in molte aree del continente. Naturalmente c’è anche da considerare il fatto che la gratuità è attraente per tutti i segmenti sociali.

Ci fornisce quindi un’esempio tra quelle che considera le migliori band africane di oggi pubblicando un clip da Youtube del gruppo keniota di house/funk/disco Just-a-Band:

Ne scrive così:

Questo trio del Kenya ha realizzato ciò che di questi tempi pochi stanno riuscendo a fare, perchè hanno prodotto un album in cui tutte le canzoni sono belle. Sono conosciuti anche per aver lanciato il meme Makmende ,che ha continuato a circolare per parecchio tempo su Internet.
Seriamente parlando, sono del parere che oggi gran parte della poca buona musica (e di conseguenza degli album) di oggi, proviene dall’Africa. (…) Ci sono gruppi e artisti come Just-a-Band, Nneka, e K’naan che stanno registrando dischi veramente molto, molto piacevoli: per ascoltarli sono disposto a pagare volentieri. Devo riconoscere che c’è del mestiere e qualità in quello che fanno, e sento che sto spendendo i miei soldi per qualcosa di valido. Per me è nata una nuova alba nella sfera della musica digitale.

C’è da sperare che la diffusione dei mezzi tecnologici possa contribuire all’uscita della musica africana dal ghetto in cui è attualmente confinata, per accedere in misura sempre maggiore alla scena culturale – e di mercato – mondiale.

Davide Galati

Dedicatosi in passato all’economia internazionale, coltiva la sua apertura al mondo attraverso i social media. Editor della testata nonché presidente dell’omonima A.P.S.

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