Egitto e infibulazione, tra divieti ed evoluzione culturale

[Traduzione a cura di Benedetta Monti, dall’articolo originale di Amel Fahmy pubblicato su openDemocracy]

Il mese scorso, un medico egiziano membro del Parlamento e del Comitato per la salute, ha affermato che “non effettuare la circoncisione alle donne è pericoloso per la loro salute”.

Logo della campagna anti-infibulazione
Logo della campagna anti-infibulazione

Questa affermazione sconvolgente è stata espressa durante le discussioni in merito alle modifiche della legge sulle mutilazioni genitali femminili (MGF) presentata dal Consiglio Nazionale della popolazione egiziana (NCP) all’Assemblea del Popolo – la Camera bassa del Parlamento egiziano. Le modifiche suggerite comprendono un aumento delle pene e delle ammende – secondo l’Articolo 246 del Codice penale egiziano, le MGF sono punibili con un minimo di tre mesi fino ad un massimo di due anni di carcere e una ammenda di 5.000 LE. La proposta del NPC è avvenuta in reazione al recente decesso di una ragazzina mentre un dottore le stava eseguendo una MGF in uno degli ospedali del governatorato di Al-Suez. Questa tragedia ha ricevuto grande copertura dai media nazionali e internazionali, ma non si tratta della prima volta che una ragazzina muore dissanguata in seguito ad una MGF. Nel giugno del 2013, una tredicenne, Soheir El Bataa, è deceduta mentre era sottoposta a circoncisione eseguita in una clinica privata. In una nazione in cui più del 65% delle ragazze tra i 15 e i 17 anni vengono circoncise, molte muoiono oppure subiscono invalidità permanenti causate dell’intervento. Dato che le famiglie non segnalano questo tipo di casi, le statistiche sono però difficili da verificare e i colpevoli non vengono puniti.

L’attuale versione della legge e il decreto ministeriale sulle MGF sono stati emessi nel 2008 a seguito del decesso di Bodor Ahmed Shake’r, deceduta dopo aver subito un intervento in una clinica privata nel giugno del 2007. L’incapacità, o la riluttanza, del governo di far rispettare la legge si rispecchia nel fatto che solamente per un caso è stata avviata un’azione legale da quando la legge è entrata in vigore nel 2008. Raslan Fadl, il medico che ha eseguito la MGF su Soheir El Bataa, è l’unico dottore che è stato processato fino ad ora. La prima corte di Daqahlia aveva assolto sia il medico che il padre della vittima dall’accusa di omicidio involontario, e dopo che l’evento ha scatenato uno scandalo internazionale il governo è stato costretto a ricorrere in appello. Dopo l’appello, Fadl è stato condannato a due anni di carcere per omicidio involontario, è stata emessa una sentenza di ulteriori tre mesi per aver eseguito illegalmente la MFG e ha dovuto pagare un’ammenda di 500 LE.

Nonostante il governo non sia riuscito ad applicare le leggi attuali sulle MGF e a perseguire i responsabili, le modifiche proposte dal NCP includono pene maggiori per l’esecuzione, o per aver assistito all’esecuzione, della MGF, da un minimo di 2 anni di carcere ad un massimo di 3 anni, da un’ammenda minima di 10.000 LE ad una massima di 50.000 LE. Le modifiche includono anche pene più severe (da un minimo di 3 anni ad un massimo di 15 anni) nei casi di invalidità permanente e di 25 anni in caso di decesso.

Tuttavia, le pene più severe proposte probabilmente non saranno d’aiuto a perseguire il personale medico, oppure a impedire ai genitori di circoncidere le proprie figlie; al contrario, la maggiore severità potrebbe far sì che la MGF sia eseguita in clandestinità. Inoltre, le modifiche alla legge mirano a penalizzare i genitori delle ragazze circoncise, e questo probabilmente dissuaderà le persone dal segnalare i casi di MGF.

Fino ad ora, il governo non soltanto ha fallito nell’ideazione e nell’utilizzo di misure per applicare la legge sulle MGF, ma anche nella promozione di un dibattito pubblico che ne esamini le prospettive sociali, culturali e sessuali. Le campagne del governo sono state principalmente indirizzate alle MGF da un punto di vista religioso o medico, in modo da discutere questo argomento in modo conservativo e non conflittuale. In Egitto le MGF sono praticate per “controllare il desiderio sessuale femminile” e proteggere il loro “onore”, ma le istituzioni del governo che lavorano sulla MGF esitano a trattare questioni come il piacere sessuale o la promiscuità e il legame che hanno con l’”onore” maschile e la virilità. Il lavoro sulle MGF deve essere inserito in un quadro di diritti più ampio e la sua pratica compresa come una violazione dei diritti sessuali femminili. Dobbiamo mettere in discussione la MGF rivendicando il diritto femminile ad una sana vita sessuale e al controllo del proprio corpo.

Nell’utilizzare la salute e la religione come pilastri principali contro la MGF, in Egitto viene cancellato il contributo delle associazioni di donne e ragazze al cambiamento. Rappresenta un chiaro esempio di questo la recente intervista televisiva con il parlamentare egiziano Ahmed Al-Tahawy, il quale ha affermato che il governo ha bisogno “di un dottore specializzato e dei leader religiosi per capire se dobbiamo continuare o meno a praticare le MGF”. Sembra che questo parlamentare si sia dimenticato che l’Egitto ha firmato alcuni trattati internazionali in cui la pratica di MGF è condannata, ha emesso una legge che ne vieta la pratica in Egitto, e di recente ha diffuso una strategia nazionale contro le MFG in cui il governo si impegna a ottenere un calo del 10% in 5 anni.

I tentativi senza successo del governo nel dare forma ad un dibattito convincente e coerente contro le MGF hanno contribuito all’incapacità del governo di fermare, o far diminuire, le MGF. Le attuali statistiche mostrano che il 92% delle donne non sposate con un’età tra i 14 e i 49 anni hanno subito la MGF. Tra il 1994 e il 2014, si è verificato solamente un calo inferiore al 5% nel tasso di prevalenza generale delle donne non sposate. Inoltre, il 58% delle donne egiziane e il 50% degli uomini egiziani sostengono la continuazione di questa pratica (EDHS 2014, Censimento sanitario demografico egiziano, NdT). Forse, dato ancor più allarmante, secondo la recente indagine “Survey of Young People in Egypt” (SYPE), il 70,7% delle ragazze e il 68,6% dei ragazzi intervistati hanno intenzione di far circoncidere le loro figlie. La maggioranza delle ragazze in Egitto (75%) vengono circoncise tra i 9 e i 12 anni, con il 14% che subisce questa procedura prima dei sette anni. Più del 70% dei casi sono eseguiti da personale medico.

L’NPC deve riconsiderare le modifiche alla legge che minacciano di mettere in carcere i genitori, perché ciò obbligherebbe le persone a mantenere il segreto sulla MGF per paura di essere perseguite. Il governo egiziano deve sviluppare un dibattito forte e coerente sulle MGF e alimentare una discussione in cui le MFG siano trattate nella prospettiva dei diritti delle donne. I programmi contro le MGF attuati dal governo dovrebbero adottare un approccio “bottom-up” riguardo ai progetti e alle attuazioni coinvolgendo maggiormente i giovani e le ONG locali. Infine, impiegare una discussione sulla sessualità collegata alla MGF potrebbe avere un maggiore impatto sulla cessazione di questa pratica.

Benedetta Monti

Traduttrice freelance dal 2008 (dall'inglese e dal tedesco) soprattutto di testi legali, ama mettere a disposizione le sue competenze anche per fini umanitari e traduzioni volontarie.

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