Africa, scienziati e agricoltori insieme a favore della biodiversità

Innovazione dell’agricoltura in Africa: quali sono le parole d’ordine?

Sostenibilità, biodiversità, partecipazione. Ma, soprattutto, un cambio di rotta nell’organizzazione complessiva del sistema di produzione. In una formula: Solibam (“Strategie per l’integrazione di riproduzione e gestione in agricoltura biologica e a basso input”).

Il cambiamento non ha a che fare solo con il rinnovamento delle tecnologie, ma va oltre: il progetto, che vede un simposio attualmente in corso (17-22 agosto), mira ad “incrementare la qualità e la produttività delle colture nei sistemi agricoli biologici e a basso input” attraverso “nuovi approcci di riproduzione integrati con specifiche pratiche di gestione”, tenendo in conto le caratteristiche dell’agricoltura di piccola scala in Africa e le diverse condizioni in Europa.

Come sia articolato più in dettaglio è illustrato nel video “Solibam: Biodiversità agricola in Europa e Africa. Dalla tradizione all’innovazione”:


La ricerca non si fa solo in laboratorio, ma soprattutto sul campo: Salvatore Ceccarelli  dell’ICARDA (International  Centre For Agricultural Research in The Dry Areas), ex professore di genetica all’Università di Perugia e ricercatore che ha operato nella regione medio-orientale, riportando diversi successi anche in zone come l’Etiopia e l’Eritrea, spiega in che cosa consista la genetica partecipativa:


Per fronteggiare la diminuzione della biodiversità, minacciata da un’agricoltura industriale che fa di poche varietà il centro del sistema, c’è bisogno di rendere concreta una “rivoluzione copernicana” nell’approccio alla produzione, che metta  su un piano paritario scienziati e agricoltori: chi lavora giorno dopo giorno la terra da semplice esecutore della sperimentazione, va reso cioè protagonista e insieme controllore consapevole dell’iter di selezione delle specie prodotte, quelle che mirano a restituire centralità alle produzioni locali.

E che – stando ai dati citati da Ceccarelli in questa intervista – sono davvero la “cenerentola” del sistema: su 250.000 specie vegetali stimate presenti nel globo, quelle utilizzate dall’uomo sarebbero appena 250.

Il punto di congiunzione fra biodiversità, cambiamenti climatici e fame nel mondo è rappresentato dai semi – afferma Ceccarelli – I semi costituiscono gran parte della nostra alimentazione e l’alimentazione ha grandi conseguenze sulla nostra salute. Perciò parlare di semi significa parlare della nostra salute”.

Diversificare i semi per diversificare l’alimentazione, dunque: ma quanto è diffusa questa consapevolezza?

Prendere confidenza con i semi, tanto per cominciare, è attività da fare sin da piccoli: non a caso l’attivista e ambientalista indiana Vandana Shiva,  nel suo bel libro “Storia dei semi” sceglie di rivolgersi ad un pubblico infantile.

Sul tema, il presente è piuttosto incerto: il Trattato Internazionale sulle Risorse Fitogenetiche e per l’Alimentazione e l’Agricoltura che prevede  il vincolo, per gli strati contraenti, di poter usare, vendere e scambiare semi, lascia parecchi dubbi su quanto i diritti degli agricoltori siano oggi effettivamente rispettati.

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