Italia, il web al servizio del patrimonio culturale

Web e patrimonio culturale: come sta messo lo Stivale quanto a innovazione digitale? Non brilla, a sentire gli addetti ai lavori. Ma c’è qualche segnale incoraggiante che viene dal basso e dal “piccolo”, in questo primo scorcio del 2014.

Da Federculture, per esempio, arriva un premio che riconosce l’utilità del web fra le esperienze concrete “che rappresentano la parte più innovativa del Paese nella gestione e promozione dei beni e delle attività culturali, nella riorganizzazione dei servizi al cittadino, nella valorizzazione del territorio.”

Fra le esperienze di “un’Italia che funziona, infatti, ad essere segnalata nella settima edizione del Premio Cultura di Gestione, troviamo l’esperienza del piccolo Comune di Rocchetta di Vara – appena 819 abitanti – capofila di 9 comuni della valle, che ha messo a punto un atlante web che raduna le emergenze culturali del territorio.

Itinerari fra generazioni lungo i canali della Val di Vara” si avvale della possibilità aperta a tutti di caricare sul sito una testimonianza video che riguarda la zona: protagonisti delle interviste gli anziani abitanti della Val di Vara.

L’atlante web, uno dei cinque progetti premiati, selezionati fra più di 100 progetti candidati provenienti da ogni regione in risposta ad un bando pubblico, si è aggiudicato il Premio Speciale Legambiente “PiccolaGrandeItalia”. Un riconoscimento che invita a prendersi cura – grazie anche alle moderne tecnologie – del patrimonio storico-archeologico, e di custodire e condividere la memoria orale anche attraverso la Rete.

TraMonti – si legge nella presentazione – si è avvalso anche di importanti strumenti tecnologici, in particolare, grazie alla collaborazione di un team specializzato dell’Università di Pisa e del CNR il territorio è stato censito in modalità 2.0, vale a dire che tutte le emergenze culturali sono state georeferenziate su mappe interattive“.

E la Rete è stata di recente protagonista anche di un altro esperimento – appena concluso – che riguarda il patrimonio culturale, stavolta su scala nazionale: Invasioni digitali“. Un progetto nato nel 2013 che mira a coinvolgere gli spettatori nella comunicazione e promozione della cultura museale sfruttando le pratiche di condivisione sui social (Facebook, Twitter, Pinterest, YouTube e Instagram) di foto e video “rubati” dagli utenti con l’utilizzo di tablet, videocamere, smartphone, macchine fotografiche.

#invasionidigitali ad Ascoli Piceno, foto di Invasioni Digitali su Flickr, licenza CC

Insomma, un autentico “smart mob” che ha adottato come simbolo di riconoscimento l’animaletto di uno dei primi videogiochi della storia – Space Invaders, perfetta mascotte per tenere a battesimo l’invasione dei musei da parte dei nuovi paladini della comunicazione dal basso.

Chiunque poteva partecipare all’iniziativa, che dal 2013 è diventata un appuntamento atteso: 400 “invasioni” da Trento a Messina è il bilancio – più che positivo – di questa edizione 2014, che può essere ripercorsa attraverso le immagini condivise.

La testimonianza di una “invasione compiuta” ha talvolta il sapore della goliardia ma l’intento è serio: vivacizzare la comunicazione del patrimonio culturale attraverso il protagonismo diffuso di chi i musei li fruisce.

Ma il lavoro di documentazione non finisce qui: c’è un nuovo progetto in cantiere che chiede da subito nuove adesioni.

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