I vertici militari birmani dietro gli stupri etnici delle Rohingya

In Myanmar (ex Birmania) lo stupro delle donne Rohingya – minoranza musulmana in un Paese buddista – viene utilizzato dai militari birmani come strumento di “pulizia etnica”. Donne violate dal nemico e marginalizzate dalla propria comunità di appartenenza. Costrette a vivere nella vergogna e a partorire i figli della violenza nei campi profughi bengalesi. L’ONU accusa i vertici militari birmani di genocidio e crimini contro l’umanità. Il Governo di Naypyidaw nega ogni accusa ma impedisce l’accesso alle organizzazioni internazionali sul territorio interessato e rifiuta la giurisdizione della Corte Penale Internazionale.

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