Perché sono dalla parte dei migranti africani

Abbiamo sempre una possibilità, tutti. Solo che le possibilità non sono le stesse per tutti. Non sono generate dalla stessa valvola di ottimismo o dalla stessa speranza di successo o dalle medesime condizioni di partenza. Alcune sono possibilità indotte, provocate da spinte esterne di cui noi siamo solo un organismo debole che le subisce e le consuma. Ma è sulla base delle possibilità, della possibilità di scelta, che si misura la giustizia, che si misurano i diritti umani, che si misura la veridicità o meno di quei Trattati internazionali e di quelle parole che tanto hanno gioco nelle dichiarazioni di chi in questi ultimi anni e nei secoli scorsi ha giustificato i crimini più orrendi.

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Voglia di colonialismo, “non fu poi tanto male, molti i benefici”

Un pericoloso revisionismo è in atto da tempo. Gente comune ma anche accademici e intellettuali che non solo parlano di quel periodo storico tessendone le lodi, ma auspicano una sorta di “soft colonialism” addirittura messo in atto con la collaborazione e il benestare dei Governi africani. L’ultimo caso in ordine di tempo è il saggio “The case for colonialism”, ritirato dalla rivista che lo aveva pubblicato ma ancora visibile sul web. In questo articolo ricordiamo brevemente i più grandi orrori della Storia da parte degli imperialisti europei nei confronti dei popoli africani. L’Italia ha registrato la sua parte di crimini di guerra in Etiopia e in Libia.

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