Covid in Africa, ora è il momento della collaborazione tra Stati

Le ripercussioni economiche della pandemia potrebbero essere disastrose per il continente africano. Ma potrebbero anche aprirsi opportunità, per le singole nazioni, per sostenere scambi commerciali, aiutare piccole e medie imprese, rafforzare filiere regionali. La grave crisi sanitaria e finanziaria annunciata – e in parte già visibile – nel continente dovrebbe dunque essere colta come occasione di crescita. Soprattutto in termini di cooperazione regionale, sostenuta attraverso l’iniziativa Area di Libero Scambio Continentale Africana (AfCFTA). Lo spiega Dorothy Tembo, direttore esecutivo ad interim dell’International Trade Centre (ITC).

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Africa, emergenza perenne se mancano le libertà fondamentali

L’impressione – in questi giorni di pandemia – è che ci siano due Afriche: quella di cui fa parte una popolazione più o meno privilegiata – politici, classe medio alta, giovani istruiti e connessi alla Rete e un’altra, ampia, fascia di popolazione svantaggiata, vulnerabile. È quella popolazione che vive in slum e baraccopoli ai margini delle metropoli o anche a pochi passi da palazzoni, strade piene di negozi, aree di benessere insomma, e nelle aree rurali. Soprattutto per loro le libertà sono sospese e i diritti annullati. Se il dopo verrà delegato solo a ONG e alla cooperazione la speranza di autonomia degli africani sarà compromessa, ancora una volta.

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La sindrome del leader a vita. In Africa una scelta calcolata

Dal 2000 sono una dozzina i leader africani che le hanno provate tutte (e molti ci sono riusciti) per restare in carica nonostante la scadenza dei termini dettati dalla Costituzione. La metà di loro ci è riuscita, molti sono morti mentre erano ancora i carica. Le strategie per superare il limite dei due mandati sono tante, prima tra tutte gli emendamenti costituzionali. Ma la società civile in alcuni casi ha avuto la meglio sul culto del “big man” e l’uso delle risorse dello Stato come se fossero un bene privato. Infatti, non va sempre bene a chi usa ogni strategia in suo possesso per evitare l’alternanza. Sono sei i Paesi dove tali tentativi sono stati infruttuosi.

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