Isis, opere d’arte, marketing del terrore e consenso sui social

La distruzione di opere d’arte e siti storici rappresenta una delle tattiche di guerra da sempre utilizzate per annientare ulteriormente l’identità e la cultura di un popolo. In un recente studio sono state esaminate le reazioni agli attacchi contro il sito archeologico di Palmira, in Siria. Il metodo usato è quello dell’analisi del sentiment, ovvero lo studio computazionale di sentimenti e opinioni espressi sulle varie piattaforme social (Twitter in questo caso) lungo un arco temporale predefinito. In nove mesi sono stati analizzati un milione e e mezzo di tweet in lingua araba. I risultati sono stati sorprendenti.

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Bambini strumento di propaganda nelle mani del terrorismo

L’idea che i giovanissimi possano essere in qualche modo coinvolti nelle azioni terroristiche è agghiacciante. Eppure con sempre maggior frequenza i più piccoli non solo subiscono inermi gli orrori dei conflitti, ma spesso vengono utilizzati da una parte e dall’altra per le proprie strategie. Non si tratta esclusivamente delle piccole vittime dello Stato islamico ma di quelle che l’Occidente usa come pedine nella sua lotta contro il terrorismo. D’altro canto, per trovare e motivare nuovi adepti, IS e Al Qaeda usano social media e riviste online dove le immagini di bambini uccisi dai bombardamenti da parte dei Paesi occidentali sono strumentalizzati al servizio della causa.

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