Europa, migranti: Stati screditano e rallentano lavoro delle ONG

Si è così espresso il Consiglio di Esperti del CoE sul diritto delle ONG in uno studio tematico pubblicato lo scorso 8 gennaio. Intanto, il presidente senegalese ha promulgato la legge in materia di “stupro e pedofilia”, che costituisce un ulteriore passo in avanti nella lotta globale contro la violenza di genere. Mentre la Colombia vede minacciato il proprio processo di pace ad opera di gruppi armati irregolari che hanno ripreso le armi, la disoccupazione cresce in modo allarmante in ogni parte del mondo mettendo a rischio la coesione sociale. E la non profit CDP Global rende nota la sua “A List” 2019 sulle imprese più eco-friendly del pianeta.

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Libano, “ci ribelliamo contro corruzione, tasse e malgoverno”

Il Paese dei cedri è ormai da mesi teatro di una forte agitazione popolare. Oltre 1 milione di persone è sceso ripetutamente in piazza per protestare contro il rincaro di una serie di tasse. Il rafforzamento dell’austerity interviene nell’ambito di un contesto economico già di per sé molto fragile. Intanto, il 19 dicembre, Hassan Diab è stato incaricato di formare un nuovo Governo tecnico. Decisione che ha suscitato un’ulteriore ondata di malcontento. La nostra intervista a Nizar Hassan, giornalista, ricercatore, cofondatore del movimento politico LiHaqqi e attivista per i diritti umani.

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Bambini migranti tenuti in gabbia. Storie di “occidentale” follia

Detenuti in ragione del loro status di “migranti”. È questo il triste destino condiviso da moltissimi minori trattenuti in strutture di vario genere nelle more delle procedure per l’espulsione ovvero per il riconoscimento della protezione internazionale. Non esistono dati ufficiali per chiarire la portata del fenomeno assai diffuso soprattutto in Occidente. La pratica è contraria alla Convenzione ONU sui diritti del fanciullo e viola i diritti fondamentali dei bambini. Le loro condizioni di vita all’interno dei centri sono pessime. E le conseguenze sul piano psicologico ed emotivo devastanti. Eppure nulla si muove, mentre la propaganda nazionalista imperversa.

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India e crisi ambientale, informazione soffocata dalla censura

Se è vero che la democrazia si misura anche attraverso la libertà e l’indipendenza dell’informazione, allora lo Stato indiano è in allarme. Troppo spesso, infatti, i giornalisti vengono messi a tacere e le notizie “scomode” per il Governo non vengono diffuse. Dai gravi problemi ambientali del Tamil Nadu alla carenza di acqua nei piccoli villaggi fino ai casi di suicidi in aumento, molti eventi dell’India sono mal documentati. Diminuisce, così, la qualità della democrazia e la possibilità di avere una popolazione davvero consapevole.

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Libano in fermento. E un film sul calcio narra storie dei rifugiati

Le proteste, partite il 17 ottobre in Libano, continuano senza l’avvio di consultazioni per la creazione di un nuovo Governo, dopo le dimissioni del primo ministro Saad Hariri il 29 ottobre scorso. A creare malcontento è una situazione economica molto difficile, esacerbata dall’introduzione di una tassa sulle chiamate VoIP, e una rabbia diretta ad una intera classe politica ritenuta responsabile dei dissesti del Paese. Il documentarista Stefano Fogliata è da pochi giorni tornato da Beirut, sua città adottiva, e ci racconta sensazioni e pensieri dalla piazza.

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L’Amazzonia piange i suoi “Guardiani”. E la mattanza continua

Nella foresta pluviale prosegue l’escalation di violenza contro i difensori ambientali. Minacce, intimidazioni e omicidi si susseguono in un clima di quasi totale impunità. In un contesto dove patrimonio ambientale, diritti dei popoli indigeni e sviluppo economico sono strettamente interconnessi e imprescindibili gli uni dagli altri, l’attivismo rappresenta un vero e proprio ostacolo per i loschi affari di quanti vedono nell’Amazzonia solo una mucca da mungere per il proprio profitto. Ecco perché attori governativi e societari si adoperano per silenziare gli ambientalisti con metodi definibili mafiosi.

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Samos chiama l’Europa, nell’hotspot emergenza fuori controllo

È trascorso quasi un mese dal terribile incendio che nella notte di lunedì 14 ottobre ha devastato la “giungla”, vasta area dove risiedono i migranti che non hanno beneficiato di una collocazione all’interno dell’hotspot nella piccola isola greca. La realtà è che l’hotspot è al collasso, incapace di tutelare sia i rifugiati, di cui calpesta dignità e diritti, che i locali, che lamentano il forte calo nel turismo, di cui di fatto vive l’isola. Entrambi – rifugiati e popolazione di Samos – sembrano uniti dallo stesso destino: l’impossibilità di un futuro migliore, ed è sempre più urgente la necessità di un intervento da parte della UE.

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Africa, Facebook, peccato originale e l’incapacità di comunicare

Se Facebook fosse un’arena di leoni a fine giornata si conterebbero più morti (sbranati) che sopravvissuti. Soprattutto su certi temi che toccano il continente africano o gli africani che vivono in Europa. A volte, invece, bisognerebbe abbassare la guardia e ascoltare. Forse è il caso di smettere di pensare che c’è “un mondo contro” là fuori. Un mondo da combattere. Là fuori, fuori da questo social, c’è gente che apprezza il confronto, apprezza lo scambio e non è automaticamente da accusare se non la pensa come voi e solo perché macchiato dal peccato originale dell’occidentale colonizzatore.

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Aborto non sicuro, così il mondo calpesta i diritti delle donne

Ogni anno, secondo i dati dell’OMS, vengono praticati nel mondo 25 milioni di aborti “pericolosi”. Il fenomeno è dovuto, da un lato, alla presenza di normative statali che vietano tout court l’interruzione di gravidanza. Dall’altro, al modo in cui vengono applicate le leggi laddove lo stesso è libero e legale. Sul piano internazionale, la questione è stata inquadrata nel contesto dei diritti fondamentali delle donne. E sebbene non possa dirsi che esista, nell’ordinamento giuridico internazionale, un diritto all’aborto, la prassi degli organismi a tutela dei diritti umani sembra muoversi proprio in direzione del suo riconoscimento.

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Uganda, le periferie del mondo che non interessano a nessuno

Inoltrarsi nelle periferie dei Paesi africani (come in tante altre periferie del mondo) vuol dire lasciare la sfavillante realtà di città in crescita, di sviluppo rapido, di proiezione verso il futuro. Vuol dire rendersi conto che questa crescita, questo sviluppo non toccano (o alcune volte peggiorano) la vita di migliaia, milioni di persone che ancora combattono contro fame, povertà, esclusione. Un viaggio dal Nord all’Est dell’Uganda in campi rifugiati, ghetti e popolazioni che non sono più padrone delle loro scelte e stanno perdendo il contatto con la loro storia, le loro vite, le loro tradizioni.

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