Sanità e Russiagate, credibilità alle strette per Donald

Le manovre controverse dell’ultim’ora includono l’affrettato ritiro della prima versione della Trumpcare e l’avanzamanto dell’iter legislativo per restrizioni alla privacy online. Questioni su cui è facile prevedere ulteriore burrasca a breve. Intanto vanno ampliandosi le ricadute delle indagini dell’Fbi sulle possibili collusioni del giro Trump con ambienti russi nel corso delle elezioni 2016, indagini confermate ufficialmente dal direttore James Comey. Ma la Casa Bianca non se ne preoccupa e minimizza, insistendo al contempo sulle intercettazioni volute da Obama – senza prove e con smentite dello stesso Comey. Mentre girano petizioni online per far luce immediata su questi eventi, un sondaggio tra i giovani adulti (18-30 anni) rivela che il 57% considera illegittima la sua presidenza. Decine di genitori, nonne e bambini protestano a Washington contro i previsti tagli alla TV pubblica e l’ACLU lancia una mozione legale per imporre il mandato di perquisizione agli agenti di frontiera su perquisizioni e sequestri arbitrari dei device personali.

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USA: fisco e sanità, gli incubi del nuovo Governo

La ‘Trumpcare’ appare difficile da vendere perfino alla base conservatrice, nonostante la discesa in campo del capogruppo GOP alla Camera, Paul Ryan. E si prevede che 14 milioni di americani perderanno i benefici sanitari nel 2018 e fino a 24 milioni nel prossimo decennio. Intanto la prossima manifestazione nazionale a Washington DC (in aggiunta a molti eventi locali e internazionali) è prevista per sabato 15 aprile (Tax March), ultimo giorno per la presentazione della dichiarazione dei redditi. Obiettivo è spingere Trump a rispettare le promesse in tal senso, visto che non ha ancora reso pubbliche tasse e guadagni. E dal ‘leak’ di due pagine della dichiarazione dei redditi di Trump risalente al 2005, emerge almeno il 20% di sconto sui pagamenti dovuti. Ennesima verità parziale o ulteriore distrazione per media e pubblico?

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La Casa Bianca alimenta divisioni, l’attivismo non demorde

Altra settimana caotica per il nuovo corso presidenziale. Dagli sviluppi sempre più intricati del ‘Russiagate’, con le rivelazioni di Assange sul cyber-arsenale segreto della Cia e il suo incontro con Farage, alla richiesta al Congresso di indagare sulla denuncia di Trump, secondo cui il predecessore Obama lo avrebbe fatto spiare (ma a cui non crede proprio nessuno). Intanto il movimento delle donne ha dimostrato una forte presenza di piazza per l’8 marzo e lo stesso si apprestano a fare i Nativi Americani con quattro giorni di proteste e dimostrazioni culturali nella capitale Washington. Cresce anche l’attivismo online a sostegno della privacy, anche per chi arriva alla frontiera Usa.

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Trump & co. tra rating al ribasso e scandali alle porte

Meno undici: questo l’indice di approvazione politico di Trump nel suo primo mese da presidente, il più basso da quando la Gallup ha iniziato a registrarli, nel 1953. E nei rating TV il primo intervento al Congresso ha registrato il meno 17% rispetto a quello di Obama nel 2009. Emergono altri dettagli sul “Russiagate” che pare estendersi a macchia d’olio. Crescono gli appelli alle dimissioni per il fresco Attorney General, John Sessions, mentre si preparano altre mega-manifestazioni per l’8 marzo (“A Day Without A Woman”).

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Tanto fumo, poco arrosto: i primi trenta giorni di Trump

Il primo mese del nuovo corso alla Casa Bianca si chiude con un fardello di “fake news” e contraddizioni, lasciando scontenti un po’ tutti. Le contestazioni arrivano anche dalla base repubblicana, nelle bollenti “town hall” dei parlamentari GOP, rispetto all’Obamacare, alle restrizioni anti-immigrazione e al potenziale “Russiagate”. Sgomberati definitivamente i dimostranti contro la Dakota Pipeline Access, il nuovo corso lascia prevedere ulteriori conflitti tra il Presidente in carica e una cittadinanza che, una volta tanto, va diventando sempre più attenta e informata.

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Lavoratori e immigrati in piazza, contro le bugie di Trump

Cresce la mobilitazione sul campo, da scioperi localizzati alla “Giornata senza immigrati” nella capitale, Washington DC. La vasta comunità latino-americana e le strutture occupazionali danno man forte alle proteste a livello nazionale. Pur se certe analisi segnalano la crescente somiglianza tra l’America Latina e gli Stati Uniti odierni, dove il populismo è il prodotto dell’ineguaglianza sociale, non mancano venti di ottimismo. E anche le testate mainstream iniziano a chiamare tali le bugie di Trump, ribadendo che “la verità è importante”.

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Colpi di scena e nuovi conflitti per la Casa Bianca

Arrivano le prime sconfitte giuridiche e possibili violazioni etiche per l’Amministrazione Trump, con effetti-boomerang e strascico di polemiche. L’uscita di un documentario su James Baldwin ne rilancia la previsione fatta negli anni ’60 sull’ “inevitabile arrivo di un instabile demagogo alla Casa Bianca”. Riparte la mobilitazione contro la Dakota Access Pipeline e ci si prepara per tornare a difendere la Net Neutrality. Un messaggio di resistenza diffusa che deve abbracciare anche le sponde europee, sostiene Der Spiegel.

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Caos, editti e retromarce. Donald già nei guai

Bugie, distrazione e confusione. Questa la ricetta su cui si basa il “Circo Trump”, come appare evidente dai suoi primi giorni di insediamento. Si preannuncia così una Presidenza a metà strada tra quella di Nixon (1969-74) e di Reagan (1981-89) entrambe a dir poco assai controverse per la storia moderna americana. Non a caso va già montando la raccolta di firme per richiedere fin da subito l’impeachment di Trump e lo stesso prevedono molti cittadini.

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Si rafforza il movimento anti-Trump, ma il presidente lo ignora

Sarà possibile canalizzare l’energia dei milioni di persone scese in piazza lo scorso fine settimana in un movimento unitario d’opposizione? Ne discutono attivisti, media, esperti e tanti cittadini. E se è ancora presto per dare risposte (positive o meno), proseguono a tamburo battente le iniziative locali e i rilanci online onde fronteggiare i primi, controversi ‘ordini esecutivi’ firmati dal neo Presidente. Insieme a crescenti timori per possibili restrizioni in arrivo nel mondo dell’informazione e del digitale.

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Usa, proteste mai viste prima per un Presidente già impopolare

Il giorno dell’insediamento Trump è stato accolto da quelli che appaiono sempre più come i “Divided States of America”. Sarà dura riunificarli. Intanto l’altrAmerica si prepara a un’opposizione variegata e spontanea nei confronti di un Presidente inatteso e controverso, che ha già toccato l’indice di gradimento più basso della storia (40-44%). Decine le proteste e i boicottaggi (con oltre 60 deputati democrat) organizzati in tutto il Paese e all’estero. Quali gli effetti complessivi? Intanto, aumentano dubbi e preoccupazioni.

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