Quando gli orfanotrofi sono un’industria a danno dei bambini

Molti bambini non avrebbero altri luoghi per vivere e crescere, ma di questi luoghi si fa anche abuso. Ne fanno abuso i Governi locali che delegano a privati, ONG e Charity di supplire a carenze di strutture sociali; ne fanno abuso i genitori che spesso esistono ma non hanno mezzi di sussistenza adeguati a prendersi cura dei propri figli; ne fanno persino abuso i volontari che non sanno – o fingono di non sapere – quanto può essere dannoso spendere un tempo brevissimo con questi bambini e poi tornarsene a casa. Alcuni Paesi stanno cercando di mettere un freno al “traffico di orfani”.

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Africa, la fierezza delle lingue madri. Negate e poi celebrate

Il 21 febbraio si celebra la Giornata Internazionale della Lingua Madre. Ma nel continente africano, dove ci sono il 30% di tutte le lingue del mondo, vige l’emarginazione della propria lingua e una sorta di apartheid linguistica. A scuola si insegna nelle lingue ereditate dai colonizzatori, scrittori e poeti devono utilizzare queste lingue per non essere tagliati fuori dal mercato editoriale e di pubblico, accademici lamentano la prepotenza di linguaggi “imposti” nel passato e che continuano ad essere un segno di potere e supremazia economica e culturale.

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Ciad, un anno di censura, il Governo vieta Internet e dissenso

Dal marzo 2018 è in corso nel Paese una delle più grandi repressioni della libertà di espressione. Blocco di Internet e quindi di Facebook, Whatsapp, Messenger. Anche il sito della BBC è interdetto. Il motivo è ovvio: bloccare il dissenso e le voci non conformi alle decisioni e al volere del Governo. Bloccare voci che vanno verso l’esterno, ma anche quelle che sono critiche nei confronti di ciò che accade nel Paese. Eppure c’è modo di aggirare l’ostacolo utilizzando le VPN, e Internet Senza Frontiere ha avviato una campagna per finanziare i collegamenti.

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“Tutto è politica”. No, “tutto è consenso e tutto si fa per esso”

La mia prof di italiano delle superiori diceva “Tutto è politica”. Quella breve frase sembra quasi un haiku (particolare forma di poesia giapponese). Se non fosse che per essere tale avrebbe bisogno di almeno altre due strofe. Allora magari posso provarci io. “Tutto è politica. Ma la politica è amore. Amore per il prossimo. Amore per il vicino. Amore per il lontano”. Naturalmente è poesia – e anche un po’ improvvisata – e come tale rimane un’emozione personale. Ma partiamo da questo per riflettere su come è ridotta la sacralità della politica oggi in Italia.

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Africa, le aree di crisi che segneranno la stabilità del continente

Se lo Yemen, la Siria, l’Afghanistan sono i Paesi i cui ormai lunghi anni di guerra stanno contribuendo a devastare il sempre precario equilibrio geopolitico in Medio Oriente, è l’Africa che continua ad alimentare il numero di conflitti nel mondo. E il 2019 si annuncia come un periodo alquanto complesso. Sul fronte della sicurezza molti i Paesi in aperto conflitto o che manifestano forte tensioni. Riuscire a ristabilire la pace, che parte soprattutto dallo stato di diritto e dalla giustizia sociale, è la sfida del continente per questo nuovo anno. In questo articolo i Paesi e le situazioni da tenere sotto osservazione.

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Le donne e la filosofia, molte dimenticate tante da riscoprire

Sarà sempre incompleto un elenco delle donne filosofe. Eppure ce ne sono state – e ce ne sono – moltissime. In ogni angolo del pianeta. Spesso attiviste, qualche volta religiose, sempre anche scrittrici o saggiste. Di tanto in tanto iniziative accademiche provano a ridare vigore e risalto alla presenza e al contributo delle donne nell’ambito del pensiero filosofico. Una recente viene dall’Inghilterra. Un lavoro in 21 capitoli, ogni filosofa raccontata da un’altra filosofa o ricercatrice. Un modo per riportare alla luce pensieri e personalità che hanno lasciato il segno.

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L’umanità dilapidata, la speranza sta nei “giusti”

Nel 2018 si sono celebrati i 70 anni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Ma il verbo celebrare non è adeguato. Questa parola dovrebbe esprimere non solo l’ufficialità di un evento ma anche la gioia e partecipazione che dovrebbe accompagnarlo. E, invece, non c’è molto da gioire. L’erosione dei diritti è costante e sempre più rapida. Se c’è una cosa che accomuna molti Stati, Governi, Istituzioni è oggi la degenerazione della giustizia sociale. È proprio di questi tempi che bisogna alzare la testa. Diventare protagonisti di un cambiamento. Lo hanno fatto i premi Nobel per la Pace Denis Mukwege e Nadia Murad, ma anche uno sconosciuto, Omar Abdel Jabar.

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Il naufragio fantasma che anticipò la tragedia dei migranti

Era la notte tra il 25 e il 26 dicembre 1996. Quella notte sarebbero morte annegate 283 persone. Clandestini, secondo una dicitura che rende a priori i migranti dei criminali. Gente che cercava di raggiungere l’Italia, l’Europa. Ognuno disperato a suo modo. Ognuno con la sua storia. Pakistani, indiani, cingalesi. Molti i ragazzi giovanissimi, dei bambini. Fu la più grande tragedia del Mediterraneo e ne avrebbe anticipato altre analoghe e anche più terribili, come quella di Lampedusa. Ma i trafficanti di uomini continuano ad agire e si nutrono di questo: chiusura delle frontiere, povertà, malaccoglienza, marginalità…

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Diritti Umani, 70 anni fa la promessa di giustizia sociale

La Dichiarazione universale dei diritti umani compie settant’anni. Un tempo enorme, soprattutto perché a cavallo di due secoli. Fatto di cambiamenti, nelle società, ma anche nel modo di pensare. Ma i diritti no, non dovrebbero cambiare, sono universali. Sono stati scritti per essere tali. Anzi, come certa filosofia ci spiegherebbe, sono universali perché sono inerenti all’essere umano. A tutti gli esseri umani. Eppure, specialmente in certe aree del mondo, i diritti “universali” continuano ad essere negati e calpestati. E i principali responsabili sono gli stessi Governi che dovrebbero difendere e tutelare i propri cittadini.

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La natura non ha bisogno dell’uomo. L’uomo sì. Ma la distrugge

Siamo esseri finiti, non infiniti – anche se non ci piace soffermarci a pensarlo. Ma ad essere segnata non è solo la fine della singola vita. Ad avere un tempo – a scadenza non programmabile – è l’intera razza umana. La sola razza in grado di autodistruggersi. È così infatti che sta accadendo. Non un Dio implacabile, non una natura folle, non un insieme di circostanze ineluttabili e imprevedibili. No, semplicemente una serie continua di azioni e scelte ottuse e dettate dall’ansia di potere e dall’avidità. È questo che sta cambiando il pianeta su cui si viviamo e che, presto o tardi, non reggerà più il peso di tanta follia.

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