Yemen, dove la fame sta uccidendo una generazione

Forse non tutti ce ne siamo accorti, forse ci è sfuggito dalla mente, forse rifuggiamo il pensiero perché è più semplice concentrarsi sulle cose vicine. Tuttavia da circa due anni è in corso una terribile guerra civile in Yemen. Una guerra civile che vede contrapposte le forze dei ribelli Houti e quelle del (ex) governo centrale, sostenute da due alleati particolarmente ingombranti: i primi dall’Iran, i secondi dall’Arabia Saudita.

Era il marzo 2015 quando la situazione è precipitata: nel giro di pochi giorni, i ribelli della minoranza sciita zaydita, gli Houti, che già controllavano da alcuni mesi la capitale Sana’a hanno annunciato una mobilitazione contro il presidente Abed Rabbo Mansour Hadi e hanno conquistato Taiz, la terza città più grande del Paese. La crescente instabilità aveva portato alcuni contingenti stranieri, Stati Uniti in testa, a lasciare il Paese, ma ha contemporaneamente spinto il vicino Saudita ad intervenire direttamente per contrastare gli Houti, sostenuti dall’Iran. Il rischio, per Riyadh, è che un successo degli sciiti yemeniti rafforzerebbe alcuni gruppi sciiti attivi in alcune aree orientali del Paese, tradizionalmente ostili agli Al Saud. Il risultato è stata un’escalation di violenza che non pare cessare e oltre 6.000 vite spezzate.

Houdieda, Yemen. Credits: Reuters/Abduljabbar Zeydad

Lo Yemen è un piccolo Paese della penisola arabica, schiacciato dall’Arabia Saudita e affacciato sul continente africano. Un Paese che già prima della guerra era molto povero, ma che il susseguirsi di scontri, attentati e bombardamenti ha gettato sul lastrico. Il Paese, inoltre, detiene un terribile primato: è infatti lo Stato dove ci sono stati più attacchi contro i civili, una media di 140 al giorno tra gennaio e giugno 2015. Nessun luogo di aggregazione è stato risparmiato dai bombardamenti. Gli ospedali di Medici Senza Frontiere sono stati più volte danneggiati e colpiti da ordigni sauditi; sono state colpite le ambasciate straniere, le scuole e persino i matrimoni.

Dopo due anni di conflitto, la produzione agricola è ridotta all’osso, le scorte alimentari sono quasi esaurite e permangono le difficoltà per far arrivare i rifornimenti necessari. Il risultato è che 2,2 milioni di bambini soffrono di malnutrizione, 462.000 dei quali in maniera acuta. La denuncia è dell’UNICEF, il cui rappresentante in Yemen, Meritxell Relano, ha dichiarato: “Lo stato di salute dei bambini nel Paese più povero del Medio Oriente non è mai stato così catastrofico prima d’ora. Oggi in Yemen almeno un bambino muore ogni dieci minuti a causa della malnutrizione e di malattie facilmente prevedibili o curabili, come la dissenteria o le infezioni respiratorie. Il colera e il morbillo si sono diffusi e con poche strutture sanitarie in funzione questi focolai di epidemia stanno già mietendo moltissime vittime tra i bambini.”

Un bambino durante una visita per il controllo del suo stato di malnutrizione. Credits: Hugh Macleod / IRIN / Distribuita su Licenza CC su Flickr

L’emergenza è diffusa su praticamente tutto il territorio del piccolo Stato: secondo le stime delle Nazioni Unite, 19 governatorati su 22 versano in una condizione di insicurezza alimentare; la metà della popolazione non ha a disposizione mezzi sufficienti per nutrirsi e curarsi a sufficienza; il 70% degli yemeniti è sulla soglia della sopravvivenza; l’82 per cento ha bisogno di assistenza umanitaria per poter sopravvivere. 14,4 milioni di persone soffrono la fame in un Paese che, prima dello scoppio della guerra civile, contava 22 milioni di abitanti.

La malnutrizione sta provocando un sostanzioso aumento delle vittime del conflitto. Save the Children ha denunciato che diarrea, malnutrizione e difficoltà respiratorie uccidono, ogni settimana, circa 1.000 bambini. Una vera e propria strage silenziosa, un morbo che dilaga tra le bombe e che poche organizzazioni stanno provando a fronteggiare. Sebbene a detta di molti quanto sta accadendo in Yemen sia più grave di altre crisi come quella siriana, l’attenzione della comunità internazionale è costantemente rivolta altrove. Sembra mancare la volontà di salvare un’intera generazione che la fame sta spazzando via.

In uno stato di profonda povertà, senza alcuna sicurezza, privati dell’accesso all’istruzione, quei pochi bambini che avranno modo di raggiungere la maturità potrebbero entrare facilmente nell’orbita dei vari gruppi violenti che assumono sempre più potere sul territorio. A quel punto, allora, che resterà del futuro dello Yemen?

Angela Caporale

Giornalista freelance. Credere nei diritti umani, per me, significa dare voce a chi, per mille motivi, è silente. Sogno di scoprire e fotografare ogni angolo del Medio Oriente. Nel frattempo, scrivo per diverse testate, sono nata su The Bottom Up.

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