Se tirassimo via i lenzuoli bianchi. E con essi il velo di Maya

Siamo fatti di stelle ma ci rotoliamo pietosamente nel fango. Non che il fango non sia anch’esso espressione delle stelle. Il fatto è che noi pensiamo sia lurido e nient’altro. È da tempo che gli scienziati ci dicono che la nostra natura è perfetta, vive dentro l’universo e non separata da esso, è fatta delle stesse sostanze delle galassie. È da tempo che la scienza “conferma” le illuminazioni dei buddha, dei filosofi, dei pensatori liberi. La fisica quantistica ha dato voce a un fenomeno – noto dall’infinito passato – quello dell’entanglement. Vuol dire intreccio. Vuol dire connessione, relazione. Se capissimo che siamo uno e non separati dagli altri allora saremmo più empatici. E più felici.

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Internet, chi vince e chi perde nella corsa a ostacoli dei megabit

Quanto è lungo il tempo per connettersi alla Rete? E ci sono metodi per testare in maniera scientifica la capacità della nostra connessione? In un mondo che corre, le risposte arrivano da ogni parte, ma con ritmi ben diversi da Paese a Paese. Ecco la fotografia del digital divide secondo alcuni rapporti che analizzano la Rete secondo questo aspetto, con particolare attenzione al caso italiano ma anche a quanto avviene più in generale in Europa o in realtà emergenti com’è nel caso dell’Africa.

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Kiswahili, una lingua sotto costante assedio

La Tanzania è l’unico Paese nell’Africa subsahariana a possedere come lingua nazionale una lingua di origine locale parlata da quasi tutti gli abitanti e in grado di unire tutte le sue popolazioni. Il kiswahili è in realtà parlato da cento milioni di persone nel continente ed è presente a livello ufficiale. Tuttavia è minacciata dall’emergere di linguaggi che la mescolano con l’inglese e con altri idiomi locali; in questo giocano un ruolo anche i media e i sistemi scolastici. Cosa succederà se gli abitanti della Tanzania perderanno il loro rapporto con il kiswahili, e quindi con la propria cultura?

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Turchia, difendere il giornalismo in un clima di terrore

Negli ultimi anni il numero di giornalisti arrestati con false accuse è cresciuto notevolmente nel Paese e molti media ritenuti critici dalle autorità sono stati chiusi. Per superare questa situazione, il giornalismo turco ha bisogno della solidarietà dei media di tutto il mondo per ribadire che il giornalismo non è un crimine. Questa solidarietà si sta manifestando attraverso la campagna #FreeTurkeyMedia lanciata da alcune delle più importanti organizzazioni per la libertà di espressione. Intanto, dal 2016, 120 giornalisti sono stati imprigionati e 180 organi di stampa sono stati chiusi.

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Migrantour, il mondo intero in una città interculturale

Viaggio alla scoperta di mondi paralleli e nascosti con un progetto che prevede passeggiate interculturali guidate da cittadini stranieri. In una società apparentemente sempre più aperta, pur non conoscendo molto delle culture migranti le viviamo quotidianamente e non ci rendiamo conto che le nostre città sono diventate negli ultimi anni un mix di differenze e tradizioni. Oltre che un’esperienza di formazione, l’attività di questa cooperativa – nata come costola di Viaggi Solidali – consente anche uno sbocco lavorativo per gli accompagnatori.

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Donne nere in Tunisia, una vita di esclusione e pregiudizi

Quattro donne, quattro vite diverse, un’unica convinzione: quella di uscire allo scoperto raccontandosi. Secondo le testimonianze di Houda, Sabrine, Rania e Maha, in Tunisia le donne nere spesso vivono l’esclusione sociale o sono vittima di stereotipi e false credenze. Nella rabbia delle loro parole c’è però anche tanta voglia di rivalsa. Partendo da quelle che soltanto in apparenza sono piccole conquiste, come accettare la bellezza naturale dei capelli afro, queste ragazze fanno sentire la propria voce al mondo intero.

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Il pregiudizio di conferma e la gabbia Facebook

Ammettiamolo, siamo tutti un po’ esibizionisti. E il social serve a garantire l’appartenenza a una tribù. Luogo e relazioni incentrate sul pregiudizio di conferma. Atteggiamento profondo e marcato, che ci spinge a riunirci in gruppi che alimentano le nostre vedute, che ci deprime se non immagazziniamo “mi piace” e “sei grande!”, che condiziona la ricerca e l’approfondimento di notizie, che ci limita anziché aprirci la mente. Una gabbia, in cui entriamo volontariamente. Una gabbia, in cui entriamo per rinforzare la nostra visione del mondo, che ci fa da cassa di risonanza. Una comfort zone per sentirci appagati e sicuri.

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Mila, un cartoon per spiegare la guerra ai bambini

Un linguaggio come quello dei filmati d’animazione ha una ricchezza enorme, ancora in gran parte inesplorata. Al di là dello sviluppo del mercato, crescente negli ultimi trent’anni, sono i film indipendenti, creati dal basso, a farsi portavoce di storie fuori dall’ordinario, parlando ai bambini anche di temi forti ma in maniera dolce. Ne è un esempio il cortometraggio sulla seconda guerra mondiale ambientato a Trento nel 1943, firmato da Cinzia Angelini, a capo di un team nutrito di 350 artisti provenienti da ogni parte del mondo.

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AfroWomenPoetry, l’esordio del progetto a Padova

Poesia, aneddoti, storie di donne, storie dall’Africa. Questi gli ingredienti della conferenza tenutasi a Padova, che ha visto protagonista AfroWomenPoetry. L’intervista all’ideatrice del progetto, Antonella Sinopoli, e le performance di attrici teatrali che hanno interpretato le opere delle poetesse, hanno accompagnato il pubblico nella conoscenza di realtà spesso sconosciute, o distorte, del mondo femminile del continente africano. I primi due Paesi del progetto sono il Ghana e il Togo.

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Libia, ora si sa perché l’imperialismo voleva rovesciare il Paese

L’interrogatorio dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy sui prestiti di Gheddafi ci suggerisce un altro motivo perché la Francia voleva che il leader libico venisse ucciso. E la questione francese, con i suoi risvolti di corruzione, si inserisce nel quadro più ampio dell’imperialismo occidentale e degli interessi verso i pozzi di petrolio e le ampie riserve in valuta detenute nel Paese, al di là dei pretesti utilizzati dal blocco occidentale per giustificare la guerra condotta nel 2011 per il rovesciamento del regime.

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