Come il Covid è diventato pretesto per la violazione dei diritti

Cresce la preoccupazione per la tenuta del sistema internazionale di protezione dei diritti umani nel corso della pandemia in atto. In ogni parte del mondo, eventuali abusi potrebbero essere camuffati da misure necessarie al contrasto della diffussione del coronavirus. Le norme internazionali però parlano chiaro. Nessun provvedimento di limitazione delle libertà fondamentali può inficiare il fulcro stesso dei diritti dell’individuo. Anche perché la direzione autoritaria presa da alcuni Paesi potrebbe trasformarsi in totalitarismo.

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Azerbaijan, come silenziare gli attivisti “usando” il Covid-19

L’ex Repubblica sovietica approfitta del Covid per silenziare il dissenso attraverso detenzioni arbitrarie. Lo denuncia HRW. Benin e Costa d’Avorio disconoscono la giurisdizione della Corte Africana DU, che non potrà più pronunciarsi su eventuali violazioni dei diritti umani. Il “Day of Silence”, iniziativa contro il bullismo verso gli studenti LGTBTQ, compie 25 anni. Secondo il report “Finanza Fossile” di Greenpeace e Re:Common, il settore finanziario italiano inquina più delle centrali a carbone. Infine, il Governatore della Banca Centrale libanese smentisce le accuse rispetto al suo ruolo nella grave crisi economica che sta travolgendo il Paese.

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Attenti agli emoji, possono essere elementi di prova in giudizio

Gli emoticon nei messaggi di testo, così diffusi a livello globale, hanno un valore legale? La questione è aperta. Ormai non è insolito, infatti, che le icone grafiche vengano impiegate come prove in giudizio nei Tribunali. Dagli Stati Uniti alla Francia sono già state emesse sentenze nelle quali l’uso improprio di una faccina è stato determinante nell’esito di una causa. Per interpretare gli emoji nelle Corti, però, i giudici hanno bisogno di figure esperte come quelle dei linguisti forensi, in grado di coniugare competenze linguistiche, giuridiche e conoscenze culturali.

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Covid-19, quando l’Internet-shutdown pregiudica i diritti umani

Le raccomandazioni della comunità internazionale agli Stati, affinché garantiscano l’accesso alla Rete ai propri cittadini durante la pandemia da Covid-19, non hanno sortito alcun effetto in India, Myanmar e Bangladesh. I tre Stati asiatici hanno preferito mantenere il blocco di Internet in alcune zone dei loro territori, mettendo così a rischio la salute e la vita dei propri cittadini nonché dei migranti nei campi profughi. L’inaccessibilità alle informazioni online sta rischiando, peraltro, di tradursi in violazioni di diversi diritti umani: dal diritto all’informazione a quello di espressione, alla libertà di associazione.

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Famiglie africane, sessualità, relazioni: mix di leggi e tradizioni

Le strutture familiari in Africa, sotto il profilo giuridico, sono ancora terreno di “scontro” tra tradizione e diritto di importazione europea, con sottese problematiche etiche e morali. Poligamia, dote, matrimonio tradizionale, sono tutte pratiche fortemente radicate nelle popolazioni locali e vengono trattate in maniera diversa nei vari Paesi. Inoltre, la criminalizzazione dei rapporti sessuali adolescenziali è una realtà ancora diffusa negli ordinamenti africani, che continua a sollevare critiche da parte di studiosi sia europei sia africani. Mentre la giurisprudenza del continente nero offre soluzioni e approcci dissimili e contrastanti.

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Covid in Africa, ora è il momento della collaborazione tra Stati

Le ripercussioni economiche della pandemia potrebbero essere disastrose per il continente africano. Ma potrebbero anche aprirsi opportunità, per le singole nazioni, per sostenere scambi commerciali, aiutare piccole e medie imprese, rafforzare filiere regionali. La grave crisi sanitaria e finanziaria annunciata – e in parte già visibile – nel continente dovrebbe dunque essere colta come occasione di crescita. Soprattutto in termini di cooperazione regionale, sostenuta attraverso l’iniziativa Area di Libero Scambio Continentale Africana (AfCFTA). Lo spiega Dorothy Tembo, direttore esecutivo ad interim dell’International Trade Centre (ITC).

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Gli animali devono restare selvaggi, a chiederlo è l’ecosistema

Dalla più piccola pianta al minuscolo insetto, fino alle immense foreste e agli animali (cosiddetti) feroci: ogni anello dell’equilibrio naturale è in pericolo. Ne è responsabile l’uomo, il suo egoismo e il suo atteggiamento “amorevole”. Anche verso gli animali selvaggi, non sempre liberi di vivere secondo la loro biologia. Ce lo spiega la giovane etologa Chiara Grasso, che porta avanti la missione di diffondere le buone pratiche di un turismo eco e responsabile. Denunciando lo sfruttamento degli animali ancora troppo diffuso, con il solo scopo di arricchire il business turistico.

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Covid, USA: Trump cerca consensi e in 22 mln chiedono sussidi

Con oltre 40.000 decessi e 755.000 contagi gli States sono il Paese più colpito in assoluto dalla pandemia pur rimanendo ancora lontani dal picco dei contagi. In risposta al plateale caos ai vertici, tante le iniziative di base per uscirne che cercano di colmare i vuoti delle amministrazioni. Ma la guerra culturale e politica in atto rischia di trascinarsi a lungo. E mentre il presidente fa campagna elettorale e lancia tweet al grido di “Liberate gli Stati”, milioni di cittadini chiedono il sostegno del fondo disoccupazione per andare avanti.

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Guerre e clima, un nuovo studio conferma il pericoloso legame

Un team di ricercatori del PIK, dopo aver esaminato una serie di dati scientifici, ha ribadito la stretta connessione tra catastrofi ambientali e insorgenza di conflitti armati. Cento ONG, intanto, hanno chiesto alle istituzioni europee di vigilare per garantire l’accesso, da parte degli Stati, ai servizi abortivi durante la pandemia da Covid-19. Il Pakistan, invece, pretende l’estradizione del leader dell’ISIS-K, arrestato dalle forze di polizia afghane. Mentre un altro giornalista viene assassinato in Messico, si rinnova la tensione tra Marocco e Sudafrica in relazione alla questione del Sahara Occidentale.

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Vadoinafrica, la forza della community: progettare relazioni

Il continente africano è ricco di idee, imprese, giovani intraprendenti nel business, pronti ad interagire con italiani ed europei. Tutti sullo stesso piano, con la voglia di conoscersi e scambiarsi competenze e informazioni in spirito di reciprocità: in questa cornice si muove la community Vadoinafrica. Martino Ghielmi, suo fondatore, racconta a Voci Globali lo scopo di questa rete allargata che viaggia tra i due continenti, africano ed europeo, a caccia di opportunità. Un luogo virtuale dove nascono concrete imprese di successo. Anche oggi, con il mondo bloccato a causa del coronavirus, grazie al web viaggiano esperienze, incontri, idee dall’Africa all’Italia e viceversa.

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