Lalibela, nel sito UNESCO chiuso ai turisti si immagina il domani

La pandemia da Covid-19 sta impattando in modo assai negativo il turismo a livello globale. Per l’Africa – la cui economia in certi luoghi si basa fortemente su questo settore – il problema comincia ad assumere proporzioni preoccupanti. A Lalibela, città monastica e sito culturale UNESCO, rinomata per le 11 chiese monolitiche scavate nella roccia, le comunità locali stanno vivendo profonde difficoltà anche per la mancanza di aiuti statali. Voci Globali ha incontrato Alex Abibil, nativo della zona e guida turistica specializzata, che ci racconta la complessa situazione degli ultimi mesi dal punto di vista professionale e personale.

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America Centrale, UNHCR: si aggrava crisi degli sfollati interni

In Honduras, El Salvador e Guatemala i gruppi criminali stanno approfittando del lockdown per rafforzare il loro controllo sulle comunità degli sfollati interni. La Danimarca punta sull’“eolico offshore” per ridurre le emissioni inquinanti del 70% entro il 2030. La Francia intanto abolisce, dopo 75 anni, il franco CFA in 8 Paesi dell’Africa Occidentale. Il presidente della Federcalcio haitiana, Yves Jean-Bart – noto come “Dadou” – è accusato di violenza sessuale ai danni di alcune giovani atlete. Cresce la tensione diplomatica USA-Russia in ragione del processo per spionaggio a carico dell’ex marine statunitense Paul Whelan.

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Sanzioni economiche e pandemia, come peggiorare la crisi

Cosa c’entrano le misure sanzionatorie con la pandemia? Il legame, purtroppo, esiste e riguarda i diritti fondamentali delle popolazioni. Stati in endemica difficoltà economica e fragilità politico-sociale, quali Iran, Venezuela, Cuba o lo Zimbabwe, potrebbero subire il colpo mortale dal connubio epidemia-sanzioni. Questo a causa soprattutto dell’intransigente politica di pressione USA, che continua a bersagliare i Paesi nemici con misure restrittive economiche e finanziarie. Impedendo, così, l’arrivo di beni di prima necessità, tra cui farmaci e dispositivi per la cura del Covid-19, e inasprendo la spirale di povertà delle nazioni sottoposte a embargo.

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L’IS può colpire ancora, la minaccia pesa su un mondo distratto

Minacce silenziose ma potenti crescono nascoste dall’emergenza pandemia. Lo Stato Islamico, per esempio, non sarebbe affatto indebolito, con un alto rischio di una sua violenta ricomparsa. Governi distratti dalla lotta al Covid-19 e con scarsa disponibilità a rimettere in moto risorse contro i jihadisti potrebbero avere come risultato il rafforzamento dei gruppi terroristici islamici. L’articolo offre una rassegna di parallelismi tra oggi e la situazione del 2013-14: lo scopo è spingere il mondo ad agire, prima che il terrore torni a colpire come questa analisi ritiene possibile.

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Yemen, la lotta per la vita di un popolo fiaccato dalla guerra

Nel Paese mediorientale si sta consumando la più grave crisi umanitaria dalla Seconda guerra mondiale. La popolazione yemenita si trova in una situazione di massima fragilità sotto diversi punti di vista. In un contesto così articolato, i migranti africani vivono una situazione di ancor più grave discriminazione rispetto al passato. La morte per Covid-19 del “paziente zero” – un rifugiato somalo – ha scatenato infatti episodi di razzismo e violazioni dei diritti fondamentali. Gli sforzi dell’OIM sul territorio, da sempre finalizzati a garantire assistenza umanitaria, incontrano adesso maggiori ostacoli anche in ragione del lockdown.

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Mascherine e niqab, dibattito su una similitudine superficiale

Coprirsi bocca e naso e mantenere le distanze sociali: questi sono i nuovi imperativi in vigore nel mondo ai tempi della pandemia. Una situazione anomala, che ha suscitato anche il seguente interrogativo: una mascherina anti-virus è così diversa da un niqab? La risposta è affermativa e apre un dibattito sull’argomento. Lo scopo di questa breve analisi è riuscire a far comprendere il vero significato del velo indossato dalle donne musulmane e aprire il mondo all’alterità culturale e religiosa. Abbandonando, soprattutto, le motivazioni superficiali e ipocrite che spingono l’Occidente ad assimilare mascherina e velo.

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Hate speech, tra vuoto giuridico e impegno della società civile

Sebbene la comunità internazionale sia consapevole – alla luce di esperienze passate – che il passo dai discorsi ai crimini d’odio può essere assai breve, non esiste ad oggi una definizione giuridica univoca della fattispecie. Il vuoto normativo determina una serie di conseguenze pratiche, soprattutto nell’elaborazione di valide risposte di contrasto in ambito digitale. In detto contesto, la società civile ha assunto un ruolo fondamentale. Amnesty International Italia ha istituito un’apposita Task Force, che opera online. Voci Globali ha intervistato la dottoressa Maria Rosa Sora, membro del coordinamento della TF.

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L’isolamento dei disabili, 4 mln di invisibili, con o senza Covid

Il distanziamento sociale che noi tutti stiamo sperimentando in ragione della pandemia da coronavirus, non rappresenta nulla di nuovo per le tante persone con disabilità. L’esclusione sociale tocca gli adulti così come bambini e ragazzi in età scolare. Riguardo questi ultimi, nonostante l’Italia sia stata tra i primi Paesi europei ad abolire le classi differenziali, la didattica già in circostanze normali presenta grosse lacune. Quella a distanza si sta dimostrando oltremodo inadeguata. Il maggior timore di genitori e associazioni a tutela dei diritti è che la questione “disabilità” continui a rimanere ai margini dell’agenda politica.

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Siria condanna politica annessionista di Israele nella West Bank

Damasco chiede un’azione internazionale per fermare l’inglobamento israeliano di parte della Cisgiordania, il cui inizio è previsto per il 1°luglio. L’ONU sollecita i Governi nazionali a garantire parità di diritti ai disabili durante la pandemia da Covid-19. Uno studio accademico rivela la correlazione tra inquinamento da cobalto e difetti congeniti dei neonati in RDC. Gli attivisti thailandesi invocano giustizia per il massacro delle “camicie rosse”, avvenuto 10 anni fa. E la FAO esprime preoccupazione per la potenziale crisi alimentare dovuta all’invasione di locuste in Africa orientale.

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Nere, donne, brasiliane, in azione contro la violenza di genere

Anche per il negazionismo del suo presidente Bolsonaro, il Brasile è oggi l’epicentro del Covid-19 in Sud America. Tuttavia, mentre nessuno era preparato alla pandemia, le attiviste impegnate da anni nelle favelas del Paese sono entrate in azione. Non soltanto per informare sulle misure igieniche e l’accesso agli aiuti finanziari, ma anche per contrastare le violenze domestiche, cresciute in maniera allarmante soprattutto sulle donne povere e di colore, mentre lo Stato latita e le disuguaglianze preesistenti si allargano.

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