Africa, la cera pongo per costruire immaginari e titoli di stampa

L’informazione sull’Africa e sugli africani, le storie che da lì provengono, sono molto spesso viziate da un pregiudizio di fondo. Quello che – coscientemente o meno – ci porta a giudicare tutto con una lente distorta. La lente del vecchio concetto – prima schiavista, poi missionario, poi coloniale dell’Africa come dark continent. E così i nostri media continuano a pubblicare solo le questioni più “succulente”, a evidenziare il ruolo degli occidentali nella sua rinascita o salvezza o – al contrario – a pubblicare articoli sottolineando con enfasi il cambiamento epocale che il continente sta vivendo nel secolo in corso.

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Cambiamento climatico: prevenzione, la chiave per affrontarlo

Per superare le sempre più frequenti emergenze alimentari dovute a eventi estremi legati ai disastri ambientali, i Paesi africani stanno investendo in innovativi sistemi di allerta preventiva. Ma non basta: occorre sostenere soprattutto la ricerca applicata all’agricoltura cosiddetta intelligente, in grado di offrire colture resistenti a siccità e inondazioni. La speranza è che i Governi e le popolazioni africane siano resilienti, senza piombare in ulteriore insicurezza alimentare che oggi come oggi è comunque già un’emergenza.

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Media e diversità, in Italia redazioni prive di giornalisti stranieri

Interculturalità, mobilità e plurilinguismo sono tratti caratterizzanti delle società odierne, eppure troppo spesso i media non riflettono questa eterogeneità. È necessario introdurre la diversità nella programmazione, nella copertura delle notizie e nelle politiche di assunzione. La nozione di diversità come risorsa fa ancora fatica a entrare nelle redazioni italiane ed europee, tanto che gli aspiranti giornalisti di origine straniera in Italia incontrano notevoli difficoltà a esercitare la professione e spesso si muovono sulla soglia tra giornalismo e attivismo.

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Iraq, carcere e torture a bimbi di 9 anni. L’accusa è terrorismo

Migliaia di bambini presunti collaboratori dell’ISIS vengono arrestati e detenuti in condizioni inumane nelle carceri irachene. Succede soprattutto nella parte settentrionale del Paese e nelle zone intorno a Mosul, citta dalla quale nel 2014 è stata annunciata la nascita dello Stato Islamico. I minori vengono sottoposti a maltrattamenti, abusi e tortura per estorcere loro false confessioni di partecipazione ad attività terroristiche. Questo approccio radicale è stato criticato da più parti. L’ONU ha invitato il Governo di Baghdad a cercare soluzioni alternative alla detenzione in quei casi in cui sussista soltanto il sospetto di affiliazione all’ISIS.

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Europa, migranti: Stati screditano e rallentano lavoro delle ONG

Si è così espresso il Consiglio di Esperti del CoE sul diritto delle ONG in uno studio tematico pubblicato lo scorso 8 gennaio. Intanto, il presidente senegalese ha promulgato la legge in materia di “stupro e pedofilia”, che costituisce un ulteriore passo in avanti nella lotta globale contro la violenza di genere. Mentre la Colombia vede minacciato il proprio processo di pace ad opera di gruppi armati irregolari che hanno ripreso le armi, la disoccupazione cresce in modo allarmante in ogni parte del mondo mettendo a rischio la coesione sociale. E la non profit CDP Global rende nota la sua “A List” 2019 sulle imprese più eco-friendly del pianeta.

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Come la destra populista in Europa strumentalizza le donne

Diritti umani, libertà delle donne, difesa dell’emancipazione femminile: questi sono i temi centrali della retorica populista e anti-migratoria puttosto diffusa tra i partiti politici di destra europei. L’intento è di presentare l’islamofobia come tutela delle libertà. Il risultato, invece, è la cultura di marginalizzazione dei cittadini musulmani, ormai fortificata attraverso l’uso strumentale della differenza tra “noi” e “loro” soprattutto in termini di diritti al femminile. Ne è un esempio la destra in Francia e Germania, i due Paesi europei presi in questione nell’analisi che pubblichiamo.

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Riso e petrolio, il fiorente contrabbando tra Nigeria e Benin

I due Paesi, nonostante la firma – lo scorso luglio – di un accordo per la libera circolazione di beni e servizi nel continente (AfCFTA – African Continental Free Trade Agreement), continuano ad essere protagonisti di un fruttuoso commercio illegale. Dalla Nigeria parte la benzina, raffinata clandestinamente nelle cosiddette “firewood distilleries“, venduta per le strade del Benin in bottiglie di plastica. In cambio, i porti beninesi, grazie a costi di importazione inferiori, servono ai nigeriani da punto di approdo per il riso del sud-est asiatico destinato al mercato nero. Il governo nigeriano tenta di reagire attraverso un blocco al confine tra i due Paesi.

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Schiavitù, trauma transgenerazionale e diritto alla riparazione

Il Castello di Elmina in Ghana ricorda gli oltre 400 anni di ingiustizie subìte dai popoli africani e indigeni fatti schiavi. Sebbene le violenze e le atrocità avvenute tra le mura di questa Fortezza appartengano a un passato lontano, alcuni studi ci dimostrano la loro continuità con il presente. Infatti, esse hanno ancora oggi un impatto sulla salute delle popolazioni africane e indigene. Per questo, l’articolo passa in rassegna i motivi per i quali la richiesta e l’attuazione di riparazioni per una “giustizia sanitaria” sarebbero fondamentali per risarcire tali atrocità.

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Nel Nagorno Karabakh si cerca ancora la pace dal lontano 1991

Nel Caucaso, un piccolo territorio ancora in cerca delle propria identità potrebbe iniziare un nuovo capitolo della sua travagliata storia. Il Nagorno Karabakh, indipendente ma non riconosciuto, è chiamato alle urne e il risultato delle elezioni potrebbe favorire il rafforzamento della rivendicata autonomia. In questo territorio, infatti, sono ancora tangibili le fratture etniche e di confine risalenti ai tempi dell’URSS. Dopo guerre e persecuzioni a danno di armeni e azeri, la regione del Caucaso vuole liberarsi dalle rivendicazioni di potere di Yerevan e Baku.

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La nuova India, femminilità e conflitto identitario e religioso

Il nazionalismo indù – attraverso l’ideologia Hindutva – sta plasmando un Paese sempre più orientato alla rigorosa classificazione religiosa e di genere della società indiana. In questa visione radicale dello Stato, tutto, dalla politica alla vita quotidiana, prende spunto da una concezione fortemente maschilista, dove la donna è relegata alla sottomissione o alla militanza in nome della difesa del puro nazionalismo. Le conseguenze pericolose sono la marginalizzazione delle minoranze, come i musulmani, e la cancellazione delle libertà, soprattutto per le donne.

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