Dal Corno d’Africa all’Europa, il caso degli Eritrei senza diritti

L’Eritrea appare sempre di più un Paese senza speranza. Violazioni gravi e persistenti dei diritti umani, poche prospettive di crescita economica, conflitti non risolti con le nazioni confinanti caratterizzano quello che è ormai considerato uno Stato-caserma. Tanti sono gli Eritrei che ogni mese, circa 5000, lasciano la loro terra in cerca di una vita dignitosa finora negata. Dal Corno d’Africa all’Europa il viaggio è estenuante e a volte mortale. Gli accordi europei e la stessa politica italiana appaiono deboli nel fronteggiare un’emergenza per i diritti fondamentali.

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Kenya, il risultato ingannevole delle presidenziali 2017

Secondo quest’analisi pubblicata su Pambazuka, la conferma di Uhuru Kenyatta alle recenti elezioni nella nazione dell’Africa orientale è il risultato di una combinazione di interessi, con il benestare della comunità internazionale, mirata alla pacificazione di un Paese afflitto dalla violenza interetnica. Si ritiene che questo esito sia forzato, e lasci il Kenya con una ferita aperta, una popolazione che si lamenta sotto il giogo dell’umiliazione e con poche prospettive di una riconciliazione nazionale, fattori che giustificano le ingiustizie del passato e del presente.

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Tuareg, il popolo libero che lotta per la libertà

Le regioni del Maghreb sono teatro di scontri e soprusi di cui raramente si sente parlare nei media mainstream. Il popolo nomade dei tuareg, che da sempre rivendica la vasta regione dell’Azawad, vede pressoché ignorate le richieste di ottenere l’indipendenza dal Mali e dagli altri Stati in cui l’Azawad si estende. Nel mezzo degli scontri tra ribelli, forze del governo e gruppi terroristici legati ad Al Qaeda, si trovano i civili tuareg, abbandonati tra calamità naturali e imposizioni jihadiste. I portavoce in Italia del “Popolo blu” denunciano una situazione che rimane nell’ombra.

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Profughi e rifugiati, è l’Africa che ne accoglie il numero più alto

Più dell’80% dei rifugiati nel mondo vive in Paesi in via di sviluppo. In particolare, molti Paesi africani come Etiopia, Kenya, Uganda, Ciad e Repubblica Democratica del Congo accolgono milioni di persone in enormi campi profughi ormai trasformati in vere e proprie città dove, però, molti diritti non sono garantiti, a partire dall’accesso al cibo. I problemi sono anche ambientali: da un lato, carestie e siccità stimolano nuovi flussi migratori, dall’altro i campi stessi hanno un violento impatto sugli spazi e territori dove vengono collocati rendendo ancora più difficile la vita dei rifugiati.

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Innovation Prize for Africa, soluzioni creative per il continente

Un modo per conoscere lo stato dell’innovazione in Africa? Sicuramente l’Innovation Prize for Africa. Organizzato ormai per il sesto anno consecutivo dall’African Innovation Foundation può aiutare a comprendere quanto dinamico sia il continente nell’ambito della ricerca applicata. Etiopia, Sudafrica, Nigeria, Marocco, Botswana e quest’anno Ghana. I Paesi ospitanti e soprattutto chi vi prende parte accolgono questo evento come una grande ventata di novità per quel che riguarda l’ingegno creativo del continente.

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Mappa della jihad in Africa: chi sono e dove seminano terrore

Secondo un recente Report gli attacchi terroristici nel continente africano nell’ultimo decennio sono aumentati del 1000%. E cresce anche il numero delle vittime tra i civili. Le organizzazioni più violente si confermano Boko Haram e al-Shabaab, ma non sono le uniche. In sostanza è in corso una battaglia per guadagnarsi i cuori e le menti dei fondamentalisti islamici. Una battaglia combattuta tra l’ISIS (attivo soprattutto in Nigeria, Niger, Egitto, Libia e Tunisia) e Al Qaeda (che mantiene salda la sua presenza in Somalia, Kenya, Uganda, Costa d’Avorio, Burkina Faso e Mali).

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Onu, tagli alle missioni e umanitarismo ipocrita dei media USA

I tagli al budget delle Nazioni Unite minacciati dall’amministrazione Trump comporterebbero gravi conseguenze per le missioni di pace, come MONUSCO nella Repubblica Democratica del Congo, mettendo a rischio milioni di vite. Tuttavia le Nazioni Unite sembrano aver fallito nella gestione del proprio mandato di peacekeeping in questo Paese, permettendo agli alleati americani nella regione di commettere atrocità, mentre la maggioranza della popolazione vorrebbe che le truppe di pace lasciassero il loro territorio.

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Africa e Università, un progetto per decolonizzare gli studi

Non accade spesso di dover costruire una nuova Università partendo da zero: il luogo, lo staff e i curriculum di studio. Ma è proprio quello che si sta facendo nelle Mauritius, in uno dei più recenti Istituti per l’istruzione superiore, l’African Leadership University. Al centro del lavoro c’è il concetto di decolonizzazione. Attraverso sette impegni ci si augura di raggiungere l’obiettivo di un’istruzione più equa e rappresentativa dell’Africa e degli africani. Il racconto del docente universitario che ha elaborato il progetto anche insieme agli studenti.

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Fondi pensioni e investimenti, la sfida dell’Africa Sub Sahariana

Per combattere povertà e gap sociali in Africa si potrebbe partire dalle pensioni. Fino a solo un decennio fa si calcolava che appena il 10% della popolazione anziana dell’Africa Sub Sahariana avesse accesso a una pensione contributiva. Oggi, la situazione è migliorata ma non di molto, considerato che nella maggior parte dei Paesi, la sola sicurezza di ricevere un trattamento pensionistico è lavorare per il settore pubblico, per grandi aziende oppure essere parte delle classi agiate che possono permettersi uno schema privato. Riforme e nuovi meccanismi di protezione sociale si rendono necessari, intanto ci sono Paesi che stanno dando l’esempio.

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Burundi: Iwacu, gli eroi dell’informazione che sfidano il potere

Questa è la testimonianza di un giornalista burundese in esilio, Antoine Kaburahe, fondatore e direttore del settimanale Iwacu, l’unico media indipendente di informazioni di carattere generale che non sia stato distrutto nel tentato golpe del maggio 2015. Il giornale ha continuato le pubblicazioni in condizioni estremamente difficili. Al momento Antoine è in esilio in Belgio, dopo essere stato più volte convocato dalla giustizia del Burundi. Dirige a distanza la testata e incoraggia i suoi colleghi a lavorare nonostante il contesto molto pericoloso. Moltissimi altri giornalisti burundesi sono stati costretti all’esilio, e dal luglio 2016 uno di loro risulta scomparso.

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