Congo Week, per ricordare massacri e sfruttamento

Violente lotte per il controllo delle risorse nel sottosuolo, massacri nei villaggi, tensioni per il continuo rinvio delle elezioni politiche. L’evento che, in otto anni, ha toccato oltre 65 Paesi e 400 campus universitari ha l’obiettivo di far conoscere le inumane condizioni di vita dei congolesi. Gli abitanti di questo Paese, soprattutto nel Nord del Kivu, si trovano tra due fuochi. Da un lato, il rischio costante di subire attacchi e massacri da parte dell’una o dell’altra milizia senza alcuna sicurezza da parte del Governo. Dall’altro, per vivere sono costretti a diventare schiavi dei “minerali digitali” e a lavorare nelle miniere illegali in condizioni di vita al di sotto di ogni standard umano. E anche i caschi blu dell’ONU si sono macchiati di azioni vergognose.

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Ouidah, dove i discendenti degli schiavi ti raccontano la Storia

Parlare della tratta degli schiavi può sembrare anacronistico. Non lo è affatto. Non lo è soprattutto in quei luoghi che ne portano prove, segni, simboli e racconti. Non lo è per quelle persone, popoli che ne conservano il ricordo e ne preservano la memoria. Bisogna entrarci dentro in questi luoghi, bisogna parlarci con queste persone. Un viaggio in Benin vuol dire anche questo, ripercorrere i luoghi della memoria. Perché qui non si è affatto dimenticato. La maggior parte di coloro che furono portati via in catene non sarebbero più tornati, non avrebbero riattraversato la “Door of no return”. Ma molti dei loro discendenti sì, e gli eventi vengono tenuti vivi proprio da quelli che hanno deciso di tornare.

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Torna alla luce la storia sommersa della tratta degli schiavi

La storia della tratta, quella sommersa sul fondo dell’Oceano Atlantico, ha ancora molto da raccontare. Da qualche tempo è esploso l’interesse al ritrovamento e al recupero delle navi negriere affondate al largo delle coste africane con il loro carico di merci – comprese quelle umane – mentre erano dirette nelle Americhe. Tre secoli è durato quello che può essere definito un genocidio sistematico. La prima di una serie di scoperte che possono riaprire lo studio e la riflessione sulla schiavitù è stata la São José-Paquete de Africa, e un altro grande progetto è partito in Senegal grazie ad un archeologo del posto.

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Sudafrica, l’eredità dell’Apartheid sulla nazione arcobaleno

La fine del regime di Apartheid nel 1994 ha alimentato le speranze di molti, specialmente tra chi aveva sofferto la sottomissione e lo sfruttamento razziale per secoli. La tanto celebrata ‘nazione arcobaleno’ e il racconto di una società non razziale hanno infuso la speranza di un nuovo inizio. Ciò ha tuttavia anche comportato un’aspettativa ottimistica, piuttosto prematura, di migliori rapporti tra bianchi e neri. I recenti episodi di razzismo richiedono una nuova riflessione sulla riconciliazione nell’era post-apartheid e sull’agenda del Paese.

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Nigeria, protezione costituzionale per gli sfollati interni

In Nigeria, il problema degli sfollati interni ha assunto proporzioni notevoli: oltre due milioni di persone sono dovute fuggire dalle loro case a causa della violenza di Boko Haram nel Nordest del Paese, mentre milioni di altre ancora sono scappate per cause diverse, compresi i disastri naturali o per far posto a progetti per lo sviluppo. La gravità della questione ha portato a richieste di soluzioni legislative concrete per proteggere e promuovere i diritti degli sfollati interni: questo è il motivo per cui l’assenza di un quadro legislativo nazionale per gestire la crisi sta ricevendo molta attenzione.

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Kenya, uno Stato in dissoluzione sulla strada del genocidio?

Il Paese sembra precipitare verso un altro ciclo di violenza istigata dalla politica, in vista delle elezioni generali del 2017. Si intensifica l’incitamento all’odio e ci sono anche segnalazioni di gruppi che starebbero armandosi. La polarizzazione è particolarmente profonda tra la comunità Luo, nel ruolo di vittima, da un lato e l’alleanza etnica Kikuyu-Kalenjin che governa il Kenya. Stante la situazione, alla luce di quanto già avvenuto con le violenze del 2007-2008, ci si chiede quanto sia avanti il Kenya sulla strada per il genocidio, e quali siano le possibili misure preventive, a livello locale e internazionale.

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Le Kayayo, schiave antiche in un’Africa in trasformazione

Reportage fotografico dal Ghana. La storia di donne che passano tutto il giorno trasportano pesi per pochi soldi. Sono ragazze e donne giovanissime che vivono ai margini delle grandi città: ad Accra, la capitale del Paese, Kumasi, capitale della Regione Ashanti e altri grandi centri. Vivono trasportando pesi sulle loro teste, da un mercato all’altro; da una stazione dei bus all’altra; e verso le costose auto e abitazioni di gente benestante. Bianchi o africani. A fine della giornata mettono in tasca 30 cedi (circa 7 euro). Molte di loro migrano dalle zone più povere del Nord del Ghana. Si stima che ce ne siano 160.000 nella sola capitale, e che ogni anno ne arrivino 15.000.

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Gran Bretagna fuori dall’UE, le conseguenze per l’Africa

Le conseguenze negative scaturite dal referendum del Regno Unito, che si è concluso con la vittoria di coloro che volevano l’uscita del Paese dall’Unione Europea, si stanno ancora ripercuotendo in tutto il mondo. Ma cosa significa questo per l’Africa? La decisione colpirà fondamentalmente il rapporto del continente con la Gran Bretagna attraverso un impatto sul commercio, gli aiuti e la diplomazia. Inoltre, l’influenza moderatrice dell’UE verrà persa. La divisione sarà enormemente dannosa per tutte le parti.

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Gli anziani d’Africa, energia e impegno sociale da tutelare

Il 30 gennaio di quest’anno i Governi africani hanno adottato un Protocollo per i diritti degli anziani: ciò è avvenuto dopo otto anni di stesure e modifiche, lobbismo, trattative e pressioni per il loro riconoscimento. Ciò rappresenta il livello più alto di impegno politico da parte dei leader africani per la promozione e la protezione dei diritti degli anziani. Intanto anche il lavoro di un esperto indipendente dell’ONU dà impulso all’adozione di strumenti legali. Ora è importante che gli Stati dell’UA accelerino i processi di ratifica del Protocollo e sostengano la richiesta di un’apposita Convenzione da parte delle Nazioni Unite.

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L’Africa dell’avanguardia scientifica che il mondo non conosce

Da molto tempo il resto del mondo è convinto che l’Africa non possa creare proprie invenzioni scientifiche e questa sorta di mito può essere ricondotto all’epoca della schiavitù e del colonialismo – sistemi che hanno portato gli africani stessi a credere che nulla di buono può venir fuori da questo continente. Ma la realtà è che un’osservazione attenta rivela grandi sorprese: bisognerebbe dedicare maggiore spazio a quegli innovatori africani che non hanno ancora avuto un riconoscimento per i loro contributi alla scienza, alla medicina, alla tecnologia e alla sicurezza alimentare.

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