Nigeria, tra conflitti, povertà e il più alto numero di migranti

Nel più popoloso Paese africano conflitti e contraddizioni sono ancora moltissime. Boko Haram, nella parte nord-orientale del Paese, continua a diffondere terrore con attacchi e soprusi. Il numero di sfollati è di quasi 2 milioni, aggravando le stime di povertà e malnutrizione. La lotta tra pastori semi-nomadi Fulani e agricoltori alla ricerca di terre per le loro attività si sta sempre più impossessando del Middle Belt. Intanto, gli immigrati da questo Paese raggiungono il più alto numero in Europa. E il presidente Buhari si prepara per un nuovo mandato nelle elezioni del 2019.

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Camerun, l’ostilità tra anglofoni e francofoni e il silenzio di Biya

Negli ultimi anni il Paese sta vivendo un conflitto senza precedenti tra la regione anglofona e il Governo. Tuttavia il presidente, al potere da oltre quarant’anni, non è stato finore in grado di affrontare le difficoltà, rivelandosi una figura quasi totalmente assente in un momento così decisivo. Arresti, torture e altre forme di repressione da parte delle autorità non hanno fatto altro che incentivare la spinta secessionista. Chi ne va di mezzo, però, sono le persone comuni, soprattutto nelle regioni a rischio, intrappolate in una morsa letale tra ribelli e Governo e totalmente disilluse riguardo il futuro.

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Africa occidentale, l’impegno degli Stati per eliminare l’apolidia

Secondo le stime dell’UNHCR, in Africa occidentale vivono 1 milione di apolidi e 40 milioni di bambini non registrati alla nascita, quindi a rischio di apolidia. Un apolide è un individuo invisibile agli occhi dei Governi e come tale privo dei diritti più elementari. Negli ultimi anni, grazie soprattutto al lavoro dell’UNHCR, i Paesi membri dell’ECOWAS hanno preso coscienza della gravità del fenomeno e si sono concretamente attivati per contrastarlo. La dichiarazione di Abidjan del 2015 e il Banjul Plan del 2017, hanno reso questa Regione del continente leader mondiale nella lotta contro l’apolidia.

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Sud Sudan, un capo tribù donna contro la violenza sessuale

Di recente è stata eletta a capo dell’etnia Nuer una donna, Rebecca Nyandier Chatim. Potrà realmente contribuire a cambiare la situazione di disuguaglianza di genere e violenza all’interno dello Stato africano? In realtà non si può pretendere che le donne leader cambino da sole un sistema patriarcale violento ben radicato nella società. Tuttavia, con l’aiuto di chi le sostiene possono senz’altro assumere un ruolo guida e contribuire a trasformare questa situazione. In questo articolo alcune ricerche e analisi sul campo.

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Femminismo africano, in Rete storie, battaglie e testimonianze

Se in Europa sembra superato e demodé, il movimento in Africa è più che mai vivo e dinamico. Le donne africane in questa lotta sembrano correre in avanti e mostrare che non c’è da stare sedute su presunte conquiste – sempre in bilico, in realtà. E corrono con lo strumento che consente oggi una condivisione aggregante e veloce, il web. Negli ultimi anni sono nati blog, collettivi, siti di informazione e accademici che svelano l’universo femminile – e femminista – africano. Navigare attraverso questi siti permette una comprensione più ampia dei fenomeni sociali del continente.

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Kiswahili, una lingua sotto costante assedio

La Tanzania è l’unico Paese nell’Africa subsahariana a possedere come lingua nazionale una lingua di origine locale parlata da quasi tutti gli abitanti e in grado di unire tutte le sue popolazioni. Il kiswahili è in realtà parlato da cento milioni di persone nel continente ed è presente a livello ufficiale. Tuttavia è minacciata dall’emergere di linguaggi che la mescolano con l’inglese e con altri idiomi locali; in questo giocano un ruolo anche i media e i sistemi scolastici. Cosa succederà se gli abitanti della Tanzania perderanno il loro rapporto con il kiswahili, e quindi con la propria cultura?

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Donne nere in Tunisia, una vita di esclusione e pregiudizi

Quattro donne, quattro vite diverse, un’unica convinzione: quella di uscire allo scoperto raccontandosi. Secondo le testimonianze di Houda, Sabrine, Rania e Maha, in Tunisia le donne nere spesso vivono l’esclusione sociale o sono vittima di stereotipi e false credenze. Nella rabbia delle loro parole c’è però anche tanta voglia di rivalsa. Partendo da quelle che soltanto in apparenza sono piccole conquiste, come accettare la bellezza naturale dei capelli afro, queste ragazze fanno sentire la propria voce al mondo intero.

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AfroWomenPoetry, l’esordio del progetto a Padova

Poesia, aneddoti, storie di donne, storie dall’Africa. Questi gli ingredienti della conferenza tenutasi a Padova, che ha visto protagonista AfroWomenPoetry. L’intervista all’ideatrice del progetto, Antonella Sinopoli, e le performance di attrici teatrali che hanno interpretato le opere delle poetesse, hanno accompagnato il pubblico nella conoscenza di realtà spesso sconosciute, o distorte, del mondo femminile del continente africano. I primi due Paesi del progetto sono il Ghana e il Togo.

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Libia, ora si sa perché l’imperialismo voleva rovesciare il Paese

L’interrogatorio dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy sui prestiti di Gheddafi ci suggerisce un altro motivo perché la Francia voleva che il leader libico venisse ucciso. E la questione francese, con i suoi risvolti di corruzione, si inserisce nel quadro più ampio dell’imperialismo occidentale e degli interessi verso i pozzi di petrolio e le ampie riserve in valuta detenute nel Paese, al di là dei pretesti utilizzati dal blocco occidentale per giustificare la guerra condotta nel 2011 per il rovesciamento del regime.

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L’eredità più costosa, il franco africano che limita la libertà

Da oltre 70 anni i Paesi francofoni africani usano il franco CFA, moneta imposta a suo tempo dagli ex colonizzatori. Sulla base di alcune regole applicate al cambio e alle operazioni finanziarie tale moneta avvantaggia l’economia francese – commerci e multinazionali – più che quelle africane. Una delle regole è che il 50% delle riserve di cambio dei Paesi della zona franco devono essere depositate su un conto della Banca di Francia, a Parigi, conto che si stima ammontare a 10 miliardi di euro. A nulla finora sono valse proteste e critiche. L’attivismo anti-CFA è soprattutto quello di economisti e intellettuali africani, mentre la maggior parte dei capi di Stato rimane in bilico su posizioni di comodo.

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