Hacking Team e le rivelazioni sull’Etiopia

La scorsa settimana è stata pubblicata una vasta raccolta di email che dimostra come l’azienda di sorveglianza italiana Hacking Team abbia venduto le proprie tecnologie a governi di tutto il mondo. Tra i vari governi coinvolti c’è anche quello dell’Etiopia: le informazioni trapelate hanno mostrato che l’obbiettivo erano i giornalisti etiopi residenti negli Stati Uniti. Il governo etiope ha un record deplorevole riguardo alla libertà di stampa, e la diaspora dei giornalisti etiopi è di vitale importanza per presentare la situazione reale all’interno del Paese. Perché un Paese così dipendente dagli aiuti esteri spende milioni di dollari per spiare i propri giornalisti in esilio?

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Parlare di diritti in Africa, Obama e il ruolo del leader

La visita del presidente Usa apre una discussione: i diritti umani sono universali o un affare domestico? In Africa Obama ha parlato di diritti dei gay e democrazia, ma Capi di Stato, intellettuali africani, gente comune lo hanno invitato a “farsi gli affari propri” e a guardare le situazioni critiche negli Stati Uniti prima di strigliare i Paesi africani. Ma un leader – ovunque nel mondo – non dovrebbe forse dimenticare confini geografici quando si tratta di alzarsi e parlare di diritti? E perché i leader africani sono meno propensi a commentare quanto accade ai propri cittadini – gli immigrati per esempio – in altre parti del mondo?

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Unione Africana, dopo 52 anni vive ancora la colonizzazione

Continua, con il consenso delle forze occidentali, la brutale occupazione del Sahara Occidentale da parte del Marocco. Territorio conosciuto ufficialmente come Repubblica del Saharawi e Stato membro a tutti gli effetti dell’ex OAU dal 1982 e uno degli Stati fondatori dell’Unione Africana. L’Organismo ha da poco celebrato la sua nascita con il rammarico di dover constatare che il continente è ancora lontano dal realizzare quel concetto di panafricanismo teorizzato dai suoi fondatori. Si assiste invece ad una forma di neo-colonialismo di uno Stato africano su un altro.

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Nigeria, l’influenza crescente dei social media sulla politica

Le recenti elezioni presidenziali, esempio di democrazia per l’intero continente, hanno visto un largo uso delle piattaforme online. In realtà l’ecosistema dei social media in Nigeria sta vivendo un’incredibile trasformazione da alcuni anni. Che si evolva in una piattaforma che spinge o, al contrario, ostacola il cambiamento, è una storia ancora da verificare, tuttavia oggi nessun politico nigeriano può permettersi di correre per le elezioni nazionali senza perfezionare la sua presenza e/o il suo impegno sui social media.

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In vendita le testimonianze della storia africana

Opere d’arte storiche in vendita sui mercati europei, spesso illegalmente: ma in Africa il tema non suscita sufficienti reazioni. Il Consiglio Internazionale dei Musei, ha inserito alcuni manufatti africani in una Lista Rossa. Vi si afferma che questi manufatti sono così importanti per comprendere la civiltà e la storia africana che in nessuna circostanza dovrebbero essere esportati al di fuori del loro Paese di origine o essere messi in vendita. Sulla Lista Rossa ci sono terracotte provenienti dal Burkina Faso, dalla Costa D’Avorio e dal Ghana, dal Mali, dal Niger e dalla Nigeria.

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Olio di palma, lo sfruttamento nascosto dietro la certificazione

I piccoli produttori pagano le scelte degli Stati e l’avidità delle multinazionali che in 15 anni hanno acquisito 4 mln di ettari nell’Africa occidentale e centrale. In questo gran parlare dell’olio di palma c’è qualcosa su cui bisogna andare più a fondo. La deforestazione, per esempio e l’espropriazione delle terre alle comunità locali. E non è difficile pensare che l’etichettatura obbligatoria vorrà dire chiedere anche la certificazione del prodotto e quindi aumentare i costi e avere bisogno di più spazio di produzione.

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Sud Africa, violenza cieca per le strade contro gli stranieri neri

Si tratta di afrofobia, dicono alcuni intellettuali. Mbembe parla di “catene di complicità” che coinvolgono le scelte dei Governi, l’alto tasso di disoccupazione, le “ideologie” inculcate nei ghetti, l’isolamento del Sud Africa fino al 1994. La furia si sarebbe scatenata alle parole del re Zulu, Zwelithini, che in un recente discorso aveva “esortato gli stranieri” a lasciare il Paese. E le parole di condanna di Zuma non fermano gli attacchi.

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L’Africa sui media occidentali, luoghi comuni e approssimazioni

Stereotipi, criminalità, corruzione, povertà, malattie, guerre. È possibile che oltre un miliardo di persone in 54 Paesi, che parlano più di 2 mila lingue vivano costantemente nel caos? Nuovi progetti mostrano segni di cambiamento, per mostrare invece dell’Africa la ricchezza di idee, contributi all’innovazione, eventi e realtà multiformi. Voci Globali ne parlerà al Festival Internazionale del Giornalismo il 15 aprile.

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Oppressione in Africa, un groviglio difficile da districare

Con il proliferare delle ONG nel periodo post-indipendenza non si riesce più a distinguere la natura dei sistemi di oppressione e di come questi continuino a operare insieme per indurre dominazione, discriminazione ed emarginazione. Gli approcci ‘di sviluppo’ hanno rafforzato le gerarchie burocratiche, tolto il potere alla popolazione, consolidato scelte elitarie e propagato altre forme di soggezione superiori a quelle che cercano di sradicare.

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Sud Africa: razzismo, classismo, elitarismo sono vivi e vegeti

Nonostante il regime dell’Apartheid sia stato abolito ufficialmente nel 1994, permangono squilibri di potere e di trattamento. Questo articolo affronta il tema delle politiche di finanziamento dell’educazione universitaria in Sudafrica, nel tentativo di mostrare come problemi di accesso ed equità, di per sé molto complicati, siano diventati ancora più contorti per l’intervento di agenzie governative e non, spesso molto elitarie.

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