Io, giovane ragazza africana, amo questo continente

Pubblichiamo la testimonianza – scritta per Voci Globali – della ventitreenne sierraleonese Ngozi Monica Cole che, nel suo Paese, ha vissuto l’esperienza della guerra civile (1991 – 2002), poi ha studiato e si è laureata negli USA ed è quindi tornata in Africa. Attualmente lavora come stagista della facoltà nel dipartimento di Arti e Scienze presso l’Università di Ashesi, ad Accra (oltre che blogger attraverso la sua pagina www.sepiadahlia.com). Un esempio che va oltre gli stereotipi ma che che dimostra quanti se ne incontrano lungo il cammino.

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Democrazia vs Sviluppo, l’Africa che si interroga

Con quale criterio possiamo meglio analizzare e capire il continente africano? Grazie ai suoi sviluppi nell’ambito della democrazia, del rispetto dei diritti umani, dell’applicazione di quelli civili e sociali? O nell’ambito dello sviluppo economico? Dibattito pubblico ad Accra sull'”africanizzazione della democrazia”. Tra gli ospiti Mo Ibrahim e il ministro degli esteri etiope. Dati elaborati da GeoPoll evidenziano una certa sproporzione, in molti Paesi, tra i “successi” a livello economico e lo sviluppo di servizi e infrastrutture negli ultimi anni e il livello di democrazia.

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Angola, al via processo ad attivisti per i diritti umani

Lunedì 16 novembre si è aperto il processo a diciassette attivisti angolani, incluso il noto rapper Luaty Beirão: sono accusati di sovversione contro lo Stato e di aver progettato un golpe. Gli attivisti si erano in realtà dedicati all’organizzazione di manifestazioni di protesta e alla discussione pubblica di alcuni libri tra cui un noto manuale di Gene Sharp sulle tecniche di contrasto ai regimi dittatoriali. Ampio il rilievo internazionale alla vicenda, con il coinvolgimento di molte ONG. La questione ha avviato un forte dibattito in Portogallo.

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E l’ISIS comincia a reclutare anche in Ghana

La comunità musulmana ghanese è in queste ore in fibrillazione. Dopo il rincorrersi di notizie nei mesi scorsi riguardanti la “sparizione” di alcuni ragazzi collegata all’affiliazione all’ISIS, il messaggio postato da un giovane su Facebook riporta in superficie il timore che questo Paese dell’Africa occidentale, spesso lodato come esempio di stabilità e democrazia, possa invece covare in seno una serpe pericolosa. Il post è stato confermato dalle autorità ghanesi. E pare che non sia l’unico caso.

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Malaria, la roulette russa dei medicinali contraffatti

700mila persone all’anno perdono la vita a causa di false medicine. In Africa rischio altissimo persino negli ospedali. Un terzo dei medicinali venduti per curare la malaria sono falsi e i prodotti falsificati arrivano dalla Cina e dall’India. Ammalarsi di malaria non vuol dire “solo” rischiare la vita, vuol dire perdere giorni di scuola, di lavoro, lasciare i figli senza cibo e senza cure. Si calcola che a causa della malaria una perdita di 12 miliardi annui incida sulla produttività del continente. Un disagio sociale troppo trascurato dai commentatori di un’Africa al palo, sottosviluppata e sempre indietro.

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Etiopia, liberi gli attivisti del blog collettivo Zone9

È notizia di pochi giorni fa l’assoluzione di quattro membri del blog collettivo in lingua amarica Zone9, nonché collaboratori del network Global Voices, rimasti in carcere per 18 mesi sotto l’accusa – infondata – di terrorismo. Il blog copre le questioni sociali e politiche in Etiopia e promuove i diritti umani e la responsabilità di governo. Nonostante questa buona notizia, la situazione del Paese in termini di libertà di stampa e di parola, sia online che offline, resta particolarmente critica. È noto, e confermato dalle classifiche di Freedom House 2015, che l’Etiopia è uno dei Paesi meno liberi al mondo in questo senso.

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Egitto, la faccia pubblica e quella privata di al-Sisi

La dissonanza cognitiva è uno stato di contraddizione e incoerenza tra le proprie convinzioni e le azioni. Ultimamente, questo termine ha descritto perfettamente l’atteggiamento dei funzionari egiziani – se si presume che essi stessi credano in ciò che dicono – e la recente visita del presidente al-Sisi in America ne è la dimostrazione più evidente. Il regime egiziano mostra al mondo un’immagine di rispetto di libertà e diritti che, in realtà, vengono costantemente violati. Col passare del tempo, i giovani sono stati enormemente emarginati, perseguiti e molti stanno patendo in carcere. Chi aveva un po’ di fede, ora l’ha persa.

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Crowdfunding, l’Africa che investe su se stessa

Secondo i dati del Crowdfunding Industry Report il Nord America fa la parte del leone, seguito da Europa e Asia, ma le sorprese maggiori arrivano dall’Africa. Oltre 6 miliardi di dollari nel 2013, 16.2 miliardi nel 2014 e una stima di circa 35 miliardi per il 2015. Un aumento vertiginoso di denaro raccolto attraverso le piattaforme online e il tam tam tra amici e conoscenti, destinato al finanziamento di progetti locali. Sempre maggiore dunque il ruolo della diaspora o direttamente delle risorse interne. E, dal punto di vista tecnologico, Orange e HelloAsso lanciano la prima esclusiva per smartphone.

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Ghana: medici in sciopero, 500 morti in 3 settimane

Un dramma in una situazione già difficile. E il Governo chiama personale medico cubano in soccorso. Lo sciopero non ha fatto fa che peggiorare una situazione sanitaria già difficile. Il Ghana è agli ultimi posti (168 su 193) per numero di medici, 0.09 ogni 1.000 abitanti. Intanto lo sciopero è rientrato ma non ha sortito – finora – alcun effetto, vista la fase di stallo del momento. L’unico risultato sono stati i decessi di centinaia di persone abbandonate senza cure e assistenza. Qui non esiste la precettazione e si comincia solo ora a discutere sulla necessità di emanare una legge che fissi il termine massimo di uno sciopero a 72 ore, ma per il momento l’idea sembra congelata.

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Hacking Team e le rivelazioni sull’Etiopia

La scorsa settimana è stata pubblicata una vasta raccolta di email che dimostra come l’azienda di sorveglianza italiana Hacking Team abbia venduto le proprie tecnologie a governi di tutto il mondo. Tra i vari governi coinvolti c’è anche quello dell’Etiopia: le informazioni trapelate hanno mostrato che l’obbiettivo erano i giornalisti etiopi residenti negli Stati Uniti. Il governo etiope ha un record deplorevole riguardo alla libertà di stampa, e la diaspora dei giornalisti etiopi è di vitale importanza per presentare la situazione reale all’interno del Paese. Perché un Paese così dipendente dagli aiuti esteri spende milioni di dollari per spiare i propri giornalisti in esilio?

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