Estremismo in Africa, decide la povertà più che la religione

Lo dice un Rapporto delle Nazioni Unite basato su interviste a circa 500 ex affiliati – giovani tra i 17 e i 26 anni – all’ISIS, Boko Haram, Al-Shabaab, Al-Qaeda. Secondo il documento i fattori principali che favoriscono il reclutamento sono la povertà, scarsa scolarizzazione, l’impossibilità di trovare un lavoro e i comportamenti dei Governi. Il 57% ha ammesso di “comprendere poco o nulla dell’interpretazione dei testi religiosi”. “Dove c’è ingiustizia, deprivazione e disperazione le violente ideologie estremiste si presentano come una scappatoia e una sfida allo status quo” si legge nel Report. Secondo i ricercatori ONU il rischio di azioni violente da parte di gruppi estremisti in Africa è alto e va crescendo ulteriormente e i motivi sono dunque evidenti e stanno meno nell’appartenenza religiosa che nei fattori socio-economici.

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Malaria, c’è un vaccino. Già testato su oltre 400 bambini africani

Da alcuni anni va avanti una sperimentazione cominciata in Kenya e Tanzania. Dal 2018 si comincerà con la quarta fase, tre i Paesi selezionati: Kenya, Ghana e Malawi. Già deciso anche il nome del farmaco, una volta in commercio, Mosquirix. L’Africa Sub-Sahariana rimane l’area geografica al mondo più colpita con il 92% dei casi registrati e il 90% delle morti. Gli effetti del vaccino, unico ad essere riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono stati studiati su un “campione” di oltre 400 bimbi in un’età compresa tra i 5 e i 15 mesi. Anche se i risultati sono stati inferiori alle aspettative e non si conoscono gli effetti collaterali, per ora questa rimane l’unica speranza per combattere la malattia.

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I gorilla del Virunga, protetti dalla guerra a costo della vita

Patrimonio dell’UNESCO dal 1973, il parco nazionale del Virunga situato nell’area orientale della Repubblica Democratica del Congo è uno degli ultimi luoghi al mondo dove sopravvivono i gorilla di montagna. La sopravvivenza di questa specie e di molte altre è, tuttavia, messa a repentaglio dai continui attacchi delle violente milizie locali e dai tentativi delle compagnie petrolifere di infiltrarsi nella zona per sfruttarne il sottosuolo. Ultimo baluardo contro queste minacce sono i rangers, congolesi impegnati nella difesa del parco e nel turismo con l’auspicio di preservare questo angolo di natura preziosissimo per il Congo e per il mondo intero.

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Dal Corno d’Africa all’Europa, il caso degli Eritrei senza diritti

L’Eritrea appare sempre di più un Paese senza speranza. Violazioni gravi e persistenti dei diritti umani, poche prospettive di crescita economica, conflitti non risolti con le nazioni confinanti caratterizzano quello che è ormai considerato uno Stato-caserma. Tanti sono gli Eritrei che ogni mese, circa 5000, lasciano la loro terra in cerca di una vita dignitosa finora negata. Dal Corno d’Africa all’Europa il viaggio è estenuante e a volte mortale. Gli accordi europei e la stessa politica italiana appaiono deboli nel fronteggiare un’emergenza per i diritti fondamentali.

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Kenya, il risultato ingannevole delle presidenziali 2017

Secondo quest’analisi pubblicata su Pambazuka, la conferma di Uhuru Kenyatta alle recenti elezioni nella nazione dell’Africa orientale è il risultato di una combinazione di interessi, con il benestare della comunità internazionale, mirata alla pacificazione di un Paese afflitto dalla violenza interetnica. Si ritiene che questo esito sia forzato, e lasci il Kenya con una ferita aperta, una popolazione che si lamenta sotto il giogo dell’umiliazione e con poche prospettive di una riconciliazione nazionale, fattori che giustificano le ingiustizie del passato e del presente.

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Tuareg, il popolo libero che lotta per la libertà

Le regioni del Maghreb sono teatro di scontri e soprusi di cui raramente si sente parlare nei media mainstream. Il popolo nomade dei tuareg, che da sempre rivendica la vasta regione dell’Azawad, vede pressoché ignorate le richieste di ottenere l’indipendenza dal Mali e dagli altri Stati in cui l’Azawad si estende. Nel mezzo degli scontri tra ribelli, forze del governo e gruppi terroristici legati ad Al Qaeda, si trovano i civili tuareg, abbandonati tra calamità naturali e imposizioni jihadiste. I portavoce in Italia del “Popolo blu” denunciano una situazione che rimane nell’ombra.

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Profughi e rifugiati, è l’Africa che ne accoglie il numero più alto

Più dell’80% dei rifugiati nel mondo vive in Paesi in via di sviluppo. In particolare, molti Paesi africani come Etiopia, Kenya, Uganda, Ciad e Repubblica Democratica del Congo accolgono milioni di persone in enormi campi profughi ormai trasformati in vere e proprie città dove, però, molti diritti non sono garantiti, a partire dall’accesso al cibo. I problemi sono anche ambientali: da un lato, carestie e siccità stimolano nuovi flussi migratori, dall’altro i campi stessi hanno un violento impatto sugli spazi e territori dove vengono collocati rendendo ancora più difficile la vita dei rifugiati.

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Innovation Prize for Africa, soluzioni creative per il continente

Un modo per conoscere lo stato dell’innovazione in Africa? Sicuramente l’Innovation Prize for Africa. Organizzato ormai per il sesto anno consecutivo dall’African Innovation Foundation può aiutare a comprendere quanto dinamico sia il continente nell’ambito della ricerca applicata. Etiopia, Sudafrica, Nigeria, Marocco, Botswana e quest’anno Ghana. I Paesi ospitanti e soprattutto chi vi prende parte accolgono questo evento come una grande ventata di novità per quel che riguarda l’ingegno creativo del continente.

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Mappa della jihad in Africa: chi sono e dove seminano terrore

Secondo un recente Report gli attacchi terroristici nel continente africano nell’ultimo decennio sono aumentati del 1000%. E cresce anche il numero delle vittime tra i civili. Le organizzazioni più violente si confermano Boko Haram e al-Shabaab, ma non sono le uniche. In sostanza è in corso una battaglia per guadagnarsi i cuori e le menti dei fondamentalisti islamici. Una battaglia combattuta tra l’ISIS (attivo soprattutto in Nigeria, Niger, Egitto, Libia e Tunisia) e Al Qaeda (che mantiene salda la sua presenza in Somalia, Kenya, Uganda, Costa d’Avorio, Burkina Faso e Mali).

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Africa, la pesca che distrugge l’ambiente e affama le persone

L’attività della pesca sulle coste dell’Africa impegna almeno 12 milioni di persone come attività quotidiana. A queste vanno sommate le famiglie che da quest’occupazione traggono il loro sostentamento. Parliamo di una pesca esercitata ancora con metodi tradizionali che da qualche anno deve fare i conti con l’industria estera – soprattutto cinese – arrivata con grandi imbarcazioni, mezzi “moderni” e metodi illegali, come la pesca a strascico. Questi alcuni dei crimini generati dalla pesca illegale: riciclaggio di denaro sporco, evasione fiscale, traffico di esseri umani, contrabbando di armi, veleni e specie protette, distruzione dell’ambiente.

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