Coppie miste e divorzi, le leggi che separano i figli dai genitori

I matrimoni misti rappresentano un fenomeno diffuso e naturalmente dovuto ad un mondo sempre più globalizzato nonché all’aumento delle migrazioni lavorative che così bene definiscono il nostro periodo storico. La miscela deriva oltre che dalla diversa provenienza anagrafica anche dal diverso background culturale di moglie e marito. La maggior apertura mentale di chi accoglie un nuovo Stato e una nuova cultura d’appartenenza sposandone un esponente non mette però al riparo queste coppie dal fallimento del legame. Quando all’interno del matrimonio siano nati dei bambini la famiglia da affare privato diventa una questione di contrasto tra diverse legislazioni nonché fonte di sofferenza.

Un esempio a noi geograficamente vicino di ingerenza dell’autorità negli affari di famiglia è lo Jugendamt tedesco.

Lo Jugendamt è l’agenzia federale tedesca per l’infanzia preposta a tutela del minore d’età in Germania. Essa interviene in situazioni di pregiudizio accertato o da accertarsi nei confronti di un bambino con attività analoghe a quelle del nostro Servizio Sociale; lo Jugendamt opera tuttavia in completa autonomia e partecipa ad ogni procedimento giudiziario che coinvolga un minore in qualità di parte (definita “terzo genitore”) non consentendo di fatto ai genitori di concordare le modalità dell’affidamento.

Negli ultimi anni tale agenzia si è fatta spazio anche nella cronaca italiana per una prassi spesso applicata dalle Corti tedesche su sue indicazioni, ossia l’affidamento esclusivo del minore al genitore di nazionalità tedesca nei procedimenti di separazione e divorzio di coppie miste, a prescindere da qualsiasi valutazione circa la sua capacità genitoriale. Quanto emerge da questo sistema consolidato è che il bambino venga considerato patrimonio dello Stato a discapito delle sane relazioni familiari con il genitore di diversa nazionalità.

“Mum and son” di Giuseppe Milo, immagine tratta da Flickr, licenza Creative Commons

A chiedere giustizia e i loro bambini sono due mamme italiane.

Marinella Colombo è una donna italiana che ha sposato un uomo tedesco dal quale ha avuto due bambini. Nel 2008 nelle more del processo per la separazione fa rientro in Italia portando con sé i figli e non impedendo od ostacolando in alcun modo il diritto di visita del padre. La Germania però apre un procedimento penale per sottrazione internazionale di minorenni ed emette un mandato d’arresto europeo. I figli vengono prelevati dalle autorità tedesche all’uscita da scuola e ricondotti in Germania. La donna è stata assolta dall’accusa di sequestro di persona e maltrattamenti ma condannata per la sottrazione internazionale di minori.

Altra italiana che sta pagando lo scotto dello strapotere attribuito allo Jugendamt è Maria Pia Tolo. Costantemente picchiata dal compagno tedesco, nel 2016 sarà costretta a recarsi al pronto soccorso nonché a sporgere denuncia per violenza domestica. Maria Pia viene condotta in una casa protetta per donne maltrattate mentre il figlio dei due, inspiegabilmente e su ordine dello Jugendamt, rimane presso il padre. La donna dichiarerà di essere intenzionata a portare il bambino in Italia lontano dal padre violento e ciò le costerà una pronuncia di affidamento esclusivo in capo all’uomo. A Maria Pia viene concesso di vedere il bambino solo poche ore a settimana e le viene fatto divieto di portare il figlio oltre il confine tedesco con il rischio di venire altrimenti processata per sottrazione internazionale di minore.

Pare che la motivazione di tale pratica risieda nella volontà di scongiurare i casi di sottrazione internazionale di minore, che spesso riguardano i bambini figli di coppie di nazionalità differente. Nel 2005 è stato siglato un Regolamento Internazionale Europeo che mira a superare le contrapposizioni giuridiche in materia di affidamento tra coppie miste. Il Regolamento, Bruxelles II bis, valido ovviamente solo per i paesi firmatari, istituisce uno “spazio comune europeo in materia di diritto di famiglia”, riconoscendo la validità delle sentenze di affidamento dei minori in tutti gli Stati dell’Unione. Ciò al fine di uniformare la legislazione ed evitare il più possibile casi di contrasto giurisprudenziale che aumentano la conflittualità genitoriale e minacciano il sereno sviluppo psicologico del bambino.

Rimanendo in ambito europeo anche la normativa sull’affidamento vigente in Danimarca, il Parental Responsability Act, pare fare acqua da tutte le parti soprattutto nei casi di violenza domestica. In questa nazione si tende ad esaltare l’affidamento condiviso anche quando il genitore danese sia abusante o maltrattante. Il libro “The biggest power pig wins” a cura di una psicologa e mediatrice familiare denuncia numerosi casi nei quali madri straniere e i loro bambini non sono stati adeguatamente tutelati dalle autorità, garantiste ad ogni costo nei confronti del padre autoctono seppur violento. L’affidamento condiviso infatti costituisce la soluzione migliore per il bambino in termini di continuità di rapporti affettivi con entrambi i genitori, soltanto quando queste relazioni siano espressioni di vero affetto, non quando provochino dolore al bambino esponendolo a maltrattamenti e a comportamenti diseducativi.

Al di fuori dell’Unione Europea vi sono altre nazioni nelle quali l’affidamento dei figli di coppie miste è materia gestita in controtendenza con le principali direttive internazionali e per il miglior interesse del minore.

In Giappone è pratica comune per il genitore nipponico sottrarre di fatto il bambino al genitore straniero e questa pratica viene spesso attuata nell’indifferenza delle istituzioni pubbliche preposte. Qui infatti, contrariamente al resto del mondo, l’affidamento condiviso non è considerato espressione del miglior interesse per il bambino, bensì si ritiene che soltanto l’affidamento monogenitoriale garantisca stabilità all’infante. Ciò fa sì che molto spesso ci si pronunci in favore del genitore di nazionalità giapponese e si osteggi il diritto di visita dell’altro genitore (che in Giappone non trova riconoscimento). Esempio emblematico e attuale è quello di Gianluca Sarais che non vede il suo bambino italo-giapponese dal 2015.

“Colours of Japan” – immagine tratta da Flickr, licenza Creative Commons

In Tunisia invece non è tanto la differente nazionalità a definire una “coppia mista” quanto piuttosto la diversa religione. Nel caso di scioglimento del matrimonio la custodia è attribuita al genitore che secondo il giudice meglio rappresenta l’interesse del minore, se però la madre appartiene a un diverso credo, la custodia cesserà al raggiungimento del quinto anno d’età del minore o comunque nel caso in cui vi sia fondato motivo di temere un pericolo di allontanamento dalla religione paterna.

Sono solo alcuni esempi che aprono gli occhi su quali ingiustizie possano colpire madri e padri in una coppia mista, sulla discriminazione che ancora subisce lo straniero e il “diverso” e su quanto i diritti dei bambini non vengano messi al primo posto nelle dispute tra adulti, e nemmeno la loro sana crescita affettiva e psicologica.

Anna Zeviani

Anna Zeviani

Laureata in Giurisprudenza, sta seguendo un Master in "Tutela, diritti e protezione dei minori". Il suo contributo all'interno di Voci Globali è volto a diffondere i valori universali della difesa e del rispetto dell'infanzia. Appassionata di cinema e musica, quasi sempre dissacrante e dotata di incompreso sarcasmo.

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