Africa: la sabbia, oro del deserto

[Nota: L’articolo originale di Marco Praturlon è pubblicato su Equilibri.net e coperto da copyright. Ripreso dietro autorizzazione].

La sabbia industriale

La sabbia è una materia prima che presenta molte possibili composizioni chimiche. Ogni composizione dipende dal tipo di terreno, dalla pressione atmosferica e dalle condizioni meteorologiche del periodo di formazione. La varietà di sabbia industriale è caratterizzata dalla presenza di silicio e ossigeno (biossido di silicio,) ed è estratta solo da giacimenti con una produzione composta al 95% da biossido di silicio.
Le caratteristiche principali della rena industriale sono la sua elevata resistenza, la sua limitata reattività con altre sostanze e il ragguardevole punto di fusione (vicino ai 1760°C).

La sabbia industriale è oggi impiegata nella produzione di vetro (per lampade fluorescenti e schermi di televisioni e computer), nella costruzione di stampi per fusione e nella creazione di acciaio. Questa varietà di sabbia è largamente utilizzata anche nella produzione di materiali edili (stucchi, cementi speciali, asfalti, prodotti per pavimentazione) e di vernici, nonché di ceramiche e prodotti refrattari al calore. La rena industriale è impiegata per la formazione di molti prodotti alla base di numerosi oggetti di uso comune (dai prodotti per la pulizia domestica e industriale alle fibre ottiche). La sabbia industriale è usata anche nei processi di depurazione delle acque e nell’allargamento dei bacini petroliferi.

Questa particolare sabbia è utilizzata anche nella coltivazione di alcune specie vegetali e nella costruzione di impianti sportivi (bunker nei campi da golf, materiali sintetici dei campi da tennis e basket). La rena industriale è impiegata anche nel sandblasting. Questo processo è generalmente adottato per levigare e incidere ampie superfici industriali o per conferire l’effetto “vintage” ai capi di abbigliamento.

La produzione mondiale di sabbia industriale

La sabbia industriale è principalmente estratta in Australia, negli Stati Uniti (regione del Lago Michigan), in Europa (Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Norvegia, Polonia, Regno Unito), in Canada, in America Latina (Cile, Messico), in India, in Iran, in Turchia, in Cina, in Giappone e in Corea del Sud. Nel gruppo dei principali produttori, l’Africa detiene una posizione marginale tramite le attività estrattive di Egitto, Gambia e Sudafrica.

Nel continente africano, la produzione complessiva di sabbia industriale comprende anche le attività estrattive di Cameroon e Tunisia. In Egitto la sabbia è estratta principalmente dalla Tiba Land Mining e dalla S.M E/I del Cairo. In Sudafrica l’estrazione della rena industriale è realizzata dalla Argeccy International (Brackenfell, West Cape) e dalla Bronx Mining and Investments (Farm Vlakfontein, Cape Province). La produzione di sabbia industriale in Cameroon impiega la SOCAM (Moyuca), la Metropilita Sand Miners Cameroon (Kollo), la Metalland (Fomban), la Celestine Enterprise (Ekiliwindi), la Camscrap (Douala). L’offerta di rena industriale in Tunisia è fornita dall’attività estrattiva di Zad Sud Sable (Nahli Ariana), di Progressagro (Kebili), di Sotutrass (Tunisi) e di Tunisia Quarry Products (Tunisi).

I “terribili deserti africani” (Sebastian Münster, Cosmographia Universalis, 1544)

I deserti del Sahara (Africa settentrionale) e del Kalahari (Africa Meridionale) hanno esercitato storicamente una forte influenza sulle popolazioni limitrofe. Queste influenze sono state ulteriormente acuite dalla desertificazione: errate abitudini produttive e di allevamento hanno alterato le naturali condizioni del terreno e hanno causato la crescente espansione di queste superfici aride a danno delle zone fertili, costituendo una seria minaccia per le colture e la sicurezza alimentare.

Deserto del Kalahari - Africa meridionale, 520.000 km²

L’Università di Tokio, l’Agenzia Giapponese per la Cooperazione Internazionale, l’Istituto per la Tecnologia di Tokio, l’Università Hirosaki, l’Istituto Nazionale per la Scienza dei Materiali e il Ministero dell’Educazione Secondaria e della Ricerca Scientifica dell’Algeria hanno definito un progetto per ricavare siliconi dalle sabbie del Sahara. I siliconi così ricavati saranno impiegati per la fabbricazione e la manutenzione degli impianti fotovoltaici. Il progetto è attualmente nella prima fase di ricerca tecnica e i risultati sono attesi per il 2015. Finora la sola Agenzia Giapponese per la Cooperazione Internazionale ha investito 300 milioni di yen nel progetto.

Quest’iniziativa si basa sull’elevata presenza di biossido di silicio e sulle minime impurità della sabbia sahariana. Queste caratteristiche la rendono particolarmente adatta agli usi industriali.

Considerando i molteplici usi della sabbia industriale, la possibilità di estrarre ed esportare o utilizzare localmente la sabbia sahariana implicherebbe elevate potenzialità di profitto. I giacimenti sahariani sono a cielo aperto e l’estrazione del materiale può avvenire legittimamente, anche tramite processi meccanizzati di aspirazione: dunque i costi di estrazione sarebbero relativamente contenuti.

L’elevata purezza della sabbia sahariana permette di eliminare le eventuali impurità tramite lavaggio. Addizionata ad acqua, la sabbia viene immessa in una turbina per separare il biossido di silicio dalle “fanghiglie” (materiali di dimensioni inferiori ai 100 micron). L’azione delle turbine rimuove in media l’80-90% delle impurità e successivi lavaggi tendono a ridurre ulteriormente la presenza di materiali indesiderati. Il lavaggio è attualmente il processo di purificazione più economico.

L’estrazione di sabbia industriale risulta ad oggi solo minimamente diffusa in Africa. Solo Algeria, Marocco, Egitto, Tunisia, Gambia e Sudafrica presentano delle aziende dedite all’estrazione e all’esportazione di questa materia prima. E gli Stati africani con accesso a zone desertiche sono molti. Le uniche eccezioni si trovano nella regione centro-occidentale del continente.

Il motivo principale alla base della scarsa diffusione di questa attività è il ridotto margine di profitto che si può ricavare. Questo margine è contenuto a causa dei consistenti costi di trasporto e del prezzo relativamente ridotto della sabbia sul mercato.

Considerando che la sabbia industriale rientra nelle materie prime non-alimentari e che tali beni hanno tendenzialmente prezzi di mercato contenuti, il margine di profitto può essere aumentato solo riducendo i costi di trasporto. La sabbia viene attualmente inviata tramite autotrasporto su gomma, su ferrovia o su navi-cargo.

Questi stessi mezzi furono utlizzati in passato anche per trasportare altre materie prime, tra cui il petrolio. Secondo Robert E. Jent (chief executive officer della Western Pipeline Corporation, Delaware), negli anni ’40 il petrolio era trasportato principalmente tramite appositi autocarri, treni e navi. I crescenti costi e rischi legati a questi mezzi di trasporto hanno favorito la ricerca di vie alternative: così si giunse ai primi oleodotti statunitensi (1905).

Il trasporto tramite tubature è compatibile con beni liquidi e solidi e presenta costi relativamente contenuti. Date le sue caratteristiche, questo mezzo di trasporto si rivela adeguato anche al movimento di sabbia industriale e permetterebbe di aumentare i margini di profitto.

Il mercato della sabbia indiano suscita particolare attenzione. L’industria locale ha tradizionalmente impiegato grandi quantità di sabbia di fiume e questo materiale si sta progressivamente esaurendo. Considerando i costi delle importazioni, l’acquisto di tale sabbia all’estero risulta oneroso e per questo l’attenzione delle imprese si sta dirigendo verso il biossido di silicio.

Conclusioni

L’introduzione dell’estrazione di sabbia industriale permetterebbe di creare nuovi posti di lavoro – riducendo così la disoccupazione – negli Stati vicini al Sahara e al Kalahari, accrescendone il PIL. L’aumento del PIL permetterebbe inoltre una crescita positiva dei tassi d’investimento nazionali in infrastrutture e in iniziative per lo sviluppo economico. Parte di queste iniziative possono contrastare la desertificazione e sostenere la sicurezza alimentare locale.
Considerando le ampie possibilità di impiego della sabbia industriale, i Paesi desertici si potrebbero introdurre in un mercato mondiale ampio e tendenzialmente stabile da cui ricavare profitto.

[Nota: L’articolo originale di Marco Praturlon è pubblicato su Equilibri.net e coperto da copyright. Ripreso dietro autorizzazione].

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