Gradazioni di nero, alle radici dell’afrofobia in Sudafrica

La xenofobia è l’avversione verso chi proviene dall’estero. Ma gli africani non possono considerarsi tra loro estranei o “stranieri”. Ciò che accade nel Paese che veniva chiamato “rainbow nation” è la forma estrema di un elemento che possiamo rintracciare nelle società nere in tutto il mondo: variazioni dell’odio verso sé stessi espresso come rabbia neri-contro-neri. Secondo quest’analisi, tradotta da Pambazuka, nel corso della Storia la supremazia bianca ha privato gli africani del proprio potere a tal punto che l’unica reazione è diventata la violenza irrazionale.

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Sei più istruito? Non per questo sei più tollerante

È opinione comune che il grado di tolleranza di un individuo auomenti con il suo livello d’istruzione. I recenti avvenimenti politici suggeriscono tuttavia che questa linea di ragionamento è troppo semplicistica. I sentimenti contrari agli immigrati – sia nel voto per la Brexit che nell’elezione di Trump – sono risultati evidenti nonostante i crescenti livelli d’istruzione dei cittadini britannici e americani. Nostra traduzione di un’analisi sociologica da The Conversation, che indaga sugli effetti dell’aumentata competitività nel mercato del lavoro e sull’insicurezza economica.

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Letteratura della schiavitù: due romanzi e tanto disincanto

“Tra me e il mondo” e “Lo Schiavista” sono due libri di denuncia sul razzismo negli USA. Due punti di vista differenti e due linguaggi opposti per parlare della medesima piaga sociale che ancora avvelena un Paese confuso e rabbioso. Si sa che l’America non è affatto entrata nella fase post-racial e che la pesante eredità della schiavitù allunga ancora la sua ombra ingombrante nel rapporto fra bianchi e afroamericani. Ma quanto può la letteratura incidere in profondità in un malessere tanto radicato?

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Benin, il villaggio sotterraneo che rimette in moto la Storia

L’archeologia in Africa ha privilegiato il periodo preistorico, anzi si è concentrata a lungo solo su quegli aspetti che riguardano l’evoluzione degli esseri umani. Questo ha reso difficile doversi ricredere su quel pregiudizio che vuole che il continente non abbia sviluppato opere, manufatti e culture senza bisogno di attendere gli arabi o gli europei. Ora qualcosa si muove. E a Bohicon è venuto alla luce una città sotterranea e materiale ferroso che rimettono in gioco le attuali conoscenze archeologiche e storiche.

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L’hijab, cinque verità che stravolgono i luoghi comuni

La questione del velo non si può liquidare con degli slogan o con superficialità: le donne musulmane indossano l’hijab per svariate ragioni, ognuna delle quali può cambiare nel tempo. Questo vale se la donna che lo indossa è un’attivista della comunità, un’atleta olimpica come Elghobashy, una dottoranda, una madre di bambini piccoli, oppure alcuni di questi motivi o tutti. Studi, ricerche e un diverso approccio all’argomento svelano realtà e motivazioni che spazzano via i pregiudizi e le prese di posizione dell’Occidente nei confronti di un oggetto che il più delle volte non ha niente a che fare con il fanatismo religioso.

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Sudafrica, l’eredità dell’Apartheid sulla nazione arcobaleno

La fine del regime di Apartheid nel 1994 ha alimentato le speranze di molti, specialmente tra chi aveva sofferto la sottomissione e lo sfruttamento razziale per secoli. La tanto celebrata ‘nazione arcobaleno’ e il racconto di una società non razziale hanno infuso la speranza di un nuovo inizio. Ciò ha tuttavia anche comportato un’aspettativa ottimistica, piuttosto prematura, di migliori rapporti tra bianchi e neri. I recenti episodi di razzismo richiedono una nuova riflessione sulla riconciliazione nell’era post-apartheid e sull’agenda del Paese.

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La morte di Emmanuel (non) vista dal Continente nero

Da questa parte del mondo si continua a partire. O a sperare di riuscirci, un giorno… Da questa parte del mondo l’Europa rimane quel richiamo che non smette di affascinare. Il sogno americano da lungo tempo è stato sostituito dal sogno europeo. L’Europa delle opportunità, l’Europa dove tutto funziona – soprattutto il welfare – l’Europa dei diritti, insomma. Si pensa così da questa parte del mondo. Si sogna così. Uccidere non servirà a fermare la Storia. Non servirà a fermare i flussi migratori. Dopotutto, l’uomo ha sempre viaggiato, ha sempre esplorato e sempre continuerà a farlo.

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Io, giovane ragazza africana, amo questo continente

Pubblichiamo la testimonianza – scritta per Voci Globali – della ventitreenne sierraleonese Ngozi Monica Cole che, nel suo Paese, ha vissuto l’esperienza della guerra civile (1991 – 2002), poi ha studiato e si è laureata negli USA ed è quindi tornata in Africa. Attualmente lavora come stagista della facoltà nel dipartimento di Arti e Scienze presso l’Università di Ashesi, ad Accra (oltre che blogger attraverso la sua pagina www.sepiadahlia.com). Un esempio che va oltre gli stereotipi ma che che dimostra quanti se ne incontrano lungo il cammino.

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Nona, la nudità nera per testimoniare la schiavitù

Nona Faustine è una donna. Una donna grassa e nera, newyorkese e nera. Nona Faustine, artista e fotografa afro-americana, ha fatto del suo corpo “potente” un medium per trasmettere un messaggio altrettanto potente: la denuncia del razzismo strutturale della società americana e il ricordo della schiavitù. Nelle sue performance live – che diventano poi mostre fotografiche – si presenta nuda solitamente in luoghi simbolo dello schiavismo. “White shoes” è una delle sue “esibizioni” più note: ne pubblichiamo alcune immagini su concessione dell’artista.

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USA e razzismo, afro-americano il 60% dei detenuti

Gli Stati Uniti, dove vive il 5% della popolazione mondiale, detengono il primato del 25% di persone in carcere, in pratica ci sono più detenuti negli Stati Uniti che la somma di quelli dei 35 Paesi dell’Unione Europea. E dal 1980 la percentuale di persone in carcere è quadruplicata. Oggi nelle carceri statunitensi ci sono 2.2 milioni di persone, la maggior parte delle quali afro-americane. Afro-americani e latini costituiscono il 30% della popolazione, ma rappresentano il 60% della popolazione carceraria. Cifre che ha ricordato lo stesso Obama in un recente discorso.

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