Land grabbing in Africa, le responsabilità della Banca Mondiale

Secondo un rapporto di alcune organizzazioni, alcuni dei progetti finanziati in tutto il mondo dalla Banca Mondiale, come ad esempio le concessioni per l’industria alimentare, hanno conseguenze devastanti per i Paesi in Via di Sviluppo, primi fra tutti l’Africa, creando povertà e aumento del numero degli sfollati. Tali progetti incrementano l’accaparramento della terra e violano i diritti fondiari delle comunità. Nel rapporto vengono indicati anche alcuni impegni che la Società finanziaria internazionale, il braccio privato della BM, dovrebbe seguire per i propri finanziamenti ad alto rischio.

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Land grabbing, crimine contro l’umanità sotto giurisdizione CPI

Recentemente la Corte Penale Internazionale ha annunciato una modifica ai criteri per la selezione dei casi e alla politica stessa per la definizione delle priorità della Corte. Saranno perseguiti anche i reati commessi, o che comportano “la distruzione dell’ambiente, lo sfruttamento illegale delle risorse naturali, oppure l’espropriazione illegittima dei terreni”. Tutto è nato dalla mobilitazione dovuta alle violenze, uccisioni, stupri ed espropri in Cambogia legati alla deforestazione e all’acquisizione forzata della terra. Ora tali azioni saranno considerate al pari dei reati più gravi passibili di processi penali internazionali..

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Olio di palma, lo sfruttamento nascosto dietro la certificazione

I piccoli produttori pagano le scelte degli Stati e l’avidità delle multinazionali che in 15 anni hanno acquisito 4 mln di ettari nell’Africa occidentale e centrale. In questo gran parlare dell’olio di palma c’è qualcosa su cui bisogna andare più a fondo. La deforestazione, per esempio e l’espropriazione delle terre alle comunità locali. E non è difficile pensare che l’etichettatura obbligatoria vorrà dire chiedere anche la certificazione del prodotto e quindi aumentare i costi e avere bisogno di più spazio di produzione.

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Land grabbing, l’accaparramento della terra altrui

Una devastante politica alimentare condotta alle multinazionali nei Paesi africani. Un neocolonialismo che danneggia il territorio e le popolazioni che vi abitano per il profitto di pochi. La racconta Alfredo Bini, fotogiornalista, in una mostra ospitata a Milano, nei giorni dell’Expo che vuole “nutrire il pianeta”.

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La povertà non è un destino. E ci riguarda

La lunga lista di chi deve fare i conti con la sopravvivenza aumenta e ha cause precise, come l’avidità sfrenata. La povertà è una malattia che si sta diffondendo e per la quale va trovata una cura efficace. Il tema della Giornata mondiale per lo sradicamento della povertà è stato: lavorare insieme verso un mondo senza discriminazione, costruire sull’esperienza e la conoscenza delle persone che vivono in stato di povertà estrema. Ecco, basterebbe fare questo: ascoltare le persone e accantonare le avide esigenze di imprese, grandi aziende e multinazionali.

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Investimenti indiani in Africa, è “land grabbing”?

Mentre gli investimenti esteri per l’acquisto o l’affitto di terre in Africa continuano, cresce il dibattito su questa pratica: è davvero utile in termini di sviluppo economico, o si tratta di “land grabbing”, accaparramento di terre, che costringe le comunità locali ad abbandonare i propri villaggi e pone una minaccia alla sicurezza alimentare?

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Terra africana, fra speculazione e sviluppo

Continua la corsa all’investimento nei Paesi africani per accaparrarsi la terra. Da un recente rapporto del think tank indipendente Oakland Institute emerge che fra gli investitori privati (oltre agli Stati sovrani che investono per motivi strategici legati al fabbisogno alimentare) cresce il numero delle società finanziarie che gestiscono fondi speculativi.

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