Hate speech, le responsabilità di cittadini, Stati e social media

Il Consiglio d’Europa e la UE chiedono con sempre maggior vigore agli Stati europei di agire contro l’hate speech. Contemporaneamente rinviano la gestione del problema alle grandi aziende della Rete come Facebook, Google o Twitter, demandando di fatto il compito di censurare e cancellare i contenuti ritenuti illegali. Tuttavia la mancanza di definizioni giuridiche chiare e la conseguente soggettività dell’azione di censura fa temere che così si vada a ledere la libertà di espressione dei cittadini. Il problema, anche in Italia, rimane la carenza di attenzione e fondi devoluti a un’azione preventiva, svolta nelle scuole e orientata alla promozione del rispetto reciproco e dei diritti umani.

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Hate speech, tecniche educative e di controllo del fenomeno

Cresce il volume e l’intensità dei commenti di odio pubblicati in Rete. Si tratta di un fenomeno definito dal Consiglio d’Europa come “hate speech” e che, come tale, va contrastato. Il compito è affidato a giornalisti, social media manager, scuole e cittadini. Cosa possiamo fare, dunque, quando ci imbattiamo in un commento che istiga all’odio e alla discriminazione? Dialogo, rispetto e informazione sono gli strumenti che abbiamo a disposizione. Nell’articolo sono elencati alcuni strumenti utili per combattere un'”abitudine” che sembra diffondersi a macchia d’olio.

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I comics africani e la sfida di un linguaggio cosmopolita

L’arte dello storytelling africano che riesce a unire tematiche autoctone con stili di narrazione tipicamente americani ed europei può ritagliarsi un suo mercato, e non solo entro i confini del Continente Nero. Il recente successo di Comic Republic, sturtup con base a Lagos, non è che un recente esempio. La generazione dei ventenni e dei trentenni cresciuta con Internet e la tv satellitare ha molto da poter raccontare attraverso un medium, il fumetto, che può ambire ad essere cosmopolita pur trattando temi locali. Quale sarà il prossimo futuro del fumetto africano?

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Pedofili on line, come parlano ai bambini

Internet ha cambiato radicalmente le nostre vite. Al luglio scorso risultava connessa alla Rete circa il 40% della popolazione mondiale, quasi 3,5 miliardi di utenti. Oggi Internet viene tuttavia utilizzato anche per commettere crimini terribili come lo sfruttamento sessuale dei bambini. Questo tipo di violenza può assumere diverse forme, proprio come nel mondo reale. Tra queste, la pedopornografia e l’adescamento di minori. Una ricerca sul’uso delle parole per irretire i bambini.

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Democrazia aperta, nuove forme politiche nell’era di Internet

“L’intero sistema della democrazia moderna è orientato ad assicurarsi che le masse non partecipino. Quindi, le masse non sono preparate. Abbiamo poi un gruppo di soggetti che si dedicano completamente ad essa, mentre il resto della popolazione si dedica alla propria attività economica privata. Il risultato è il tipo di cittadini che abbiamo: cittadini che non hanno mai partecipato.” Un’intervista all’attivista argentina Pía Mancini sul ruolo che possono assumere le tecnologie nello sviluppo dei sistemi democratici, attraverso la partecipazione attiva e critica delle singole persone.

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Cyberbullismo, un disegno di legge al limite della censura

“L’Italia sull’orlo della legge-censura più stupida della storia d’Europa”: così è titolato l’intervento-riflessione critica di Cory Doctorow: il noto attivista punta il dito contro un disegno di legge della Camera dei Deputati italiana, presentato a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo.

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“Pocket Stories”, chi viaggia è a suo modo un migrante

Migranti e viaggiatori, sono davvero così lontani gli uni dagli altra? Dopo gli uccelli, gli uomini sono gli esseri che più di tutti migrano: è un’esigenza naturale che prende diverse forme. Chi si muove per cercare lavoro, chi per studio, chi per tutta la vita, chi per qualche settimana di scoperta. Per poter godere di tutte le sfumature del muoversi umano è però necessario un rovesciamento del proprio punto di vista. Ed è proprio questa l’intuizione di Ingi Mehus, fondatrice del web project Pocket Stories, che vive sulla sua pelle molte delle contraddizioni e pregiudizi sullo straniero.

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Libia, passa dai blogger la voglia di capire e di cambiare

La blogsfera libica non smette di dire la sua su un Paese da tempo sotto l’occhio dei media internazionali. Sono soprattutto i giovani le voci più presenti navigando in Rete. Una selezione di blog da un Paese inquieto ma ricco di vitalità: il caso di libyablog, All Lybian Blogs, Wake Up Benghazi e Project Silphium sulla parità di genere. E il ricordo di Mohamed Hammuda, che nel 2011 fu fra i fondatori di H20, Organizzazione nata per promuovere campagne indirizzate ad accrescere il livello di consapevolezza e partecipazione nel periodo di transizione politica e democratica.

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Migrare al tempo di Internet, l’accoglienza delle app e siti web

Abituati a considerare lo smartphone come un vezzo, per rifugiati e richiedenti asilo la prospettiva è capovolta: applicazioni, siti web, piattaforme online svolgono un ruolo fondamentale di informazione e integrazione: fornire informazioni mediche e legali, trovare lavoro, mettere in contatto con i familiari. L’importanza della tecnologia non è tale soltanto in una prospettiva eurocentrica, anzi, è lontano dall’Europa che la connettività assume un valore sociale rilevante. Nel nostro articolo una panoramica sulle applicazioni e piattaforme solidali.

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Ciak, il film è online. La tv on demand appassiona gli africani

Cinema che passione! Ancor meglio se si possono scegliere i film preferiti, quando si vuole vederli e, soprattutto, vederli dovunque: a casa propria come in viaggio, grazie agli smartphone con sistema operativo Android. Anche in Africa, movies e serial sono l’intrattenimento preferito. Alle molte piattaforme dedicate già sul mercato si aggiunge ora il colosso americano Netflix. E decolla la banda larga, in sintonia con la diffusione dell’accesso ad Internet e la crescita della classe medio borghese urbana, calcolata in 300 milioni di persone.

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