Sodoma e Gomorra, il dramma del ciclo sfrenato dei consumi

Migliaia di tonnellate di rifiuti e-tech arrivano ogni anno ad Agbogbloshie, sobborgo di Accra, la più grande discarica di questo genere in Africa. Qui, computer, cellulari, stampanti e altro, vengono smontati a mani nude per ricavarne tutte le parti che – per pochi spiccioli – è possibile rivendere ad acquirenti locali. Questo reportage racconta la storia di alcuni dei “dannati” che vivono e “lavorano” in questo luogo in un ciclo senza sosta di povertà di cui sono colpevoli governi, aziende e singoli, ma anche la società del consumo sfrenato e senza limiti. Società in cui anche il concetto – e l’applicazione – dell’obsolescenza programmata ha la sua parte di responsabilità. Ma ci sono anche storie di riscatto e amore per il prossimo.

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Cambiamenti climatici, uniti per evitare la catastrofe

Le reazioni a caldo all’elezione di Trump di alcuni militanti e attivisti che si battono a favore del clima, riuniti per i colloqui annuali COP22 delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, a Marrakech. “La decisione di eleggere un nemico del clima pesa come una condanna a morte” è la critica più forte. E si dice no al negazionismo del nuovo presidente USA che vuole lo status quo a favore dell’industria petrolifera americana. Agli Stati Uniti si chiede di mantenere gli impegni climatici per evitare di scivolare inevitabilmente verso una grande crisi.

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Sodoma e Gomorra, la discarica nera dell’Occidente

Luoghi maledetti al mondo: il primo è ad Accra, in Ghana. La grande discarica di Agbogbloshie si è ingrandita al ritmo del progresso dell’elettronica e dell’hi-tech, la proporzione è semplice: più cellulari, frigoriferi, computer di nuova generazione si acquistano nei Paesi occidentali più ne arrivano quaggiù di quelli dismessi. Il “materiale” arriva – spesso illegalmente – come prodotto di seconda mano o persino come donazione e ne vengono estratte, a mani nude, tutte le parti rivendibili.

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Cina: industria avvelena la rete idrica all’insaputa dei cittadini

Per cinque giorni la popolazione della città di Handan ha continuato a utilizzare acqua avvelenata: il fiume Zhanghe, principale fonte della città, è stato contaminato il 31 dicembre da sostanze chimiche provenienti da alcune industrie della zona. L’occultamento dei fatti da parte delle autorità e la grave violazione ambientale hanno scatenato un’ondata di condanne online.

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