Lavoro e migranti, “sfruttamento di Stato” vs integrazione

Il Piano immigrazione promosso dal ministro dell’Interno Minniti prevede “lavori socialmente utili” e senza paga per i richiedenti asilo in attesa del riconoscimento dello status di protezione internazionale. Secondo alcuni, il provvedimento favorisce lo sfruttamento di persone private dei diritti fondamentali e non mira all’effettiva integrazione dei migranti. Intanto, già esistono alcune best practice di tipo privato come “Calcioxenia” che promuove l’integrazione attraverso il calcio e “Radio Alta Frequenza” che permette ai richiedenti asilo di esprimersi ai microfoni. Abbiamo incontrato alcuni dei partecipanti e chiesto loro cosa significa il lavoro e quanto sia importante.

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CIE e accordi con la Libia, il déjà-vu della politica migratoria

Il piano immigrazione promosso dal ministro Minniti e avallato dal governo Gentiloni si focalizza sul controllo frontaliero e su una stretta riguardo ai rimpatri. Di fatto, nei provvedimenti echeggiano politiche passate che hanno già dimostrato di essere fallimentari e lesive dei diritti umani. Il Memorandum firmato con il governo libico demanda la tutela del diritto d’asilo ad un Paese minato da una profonda crisi interna che, per altro, non riconosce la Convenzione di Ginevra. L’avvocato Guido Savio dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione commenta per Voci Globali le nuove politiche.

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Sul barcone con il sogno di diventare campioni

“Lo sport può portare speranza dove una volta c’era solo disperazione”, diceva Nelson Mandela. Ecco alcune storie di immigrati che hanno rischiato la vita per inseguire il loro sogno di diventare campioni sportivi. Le loro vicende commuovono e appassionano, tanto da aver fornito spunti per libri e film. “Storie di sofferenza e di riscatto”, come sono state definite. Ma quanto razzismo e burocrazia impediscono ancora oggi allo sport di farsi strumento di integrazione reale e non fittizia?

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Sei più istruito? Non per questo sei più tollerante

È opinione comune che il grado di tolleranza di un individuo auomenti con il suo livello d’istruzione. I recenti avvenimenti politici suggeriscono tuttavia che questa linea di ragionamento è troppo semplicistica. I sentimenti contrari agli immigrati – sia nel voto per la Brexit che nell’elezione di Trump – sono risultati evidenti nonostante i crescenti livelli d’istruzione dei cittadini britannici e americani. Nostra traduzione di un’analisi sociologica da The Conversation, che indaga sugli effetti dell’aumentata competitività nel mercato del lavoro e sull’insicurezza economica.

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Frontiere: aperte per cittadini privilegiati, chiuse per gli altri

L’idea di di costruire muri per riprendere il controllo e rispondere alle “preoccupazioni legittime” sulla questione dell’immigrazione presume e dà per scontato che gli Stati abbiano il diritto di escludere chi vogliono. Eppure, nel campo della filosofia morale e politica non vi è consenso sulla legittimità dei controlli alle frontiere e argomenti importanti sono stati portati a favore del diritto umano di migrare. Nell’attuale contesto di massiccia disuguaglianza il regime delle frontiere è ancora più ingiustificato, simile al carattere arbitrario di un sistema globale formato da caste.

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18 anni e poi? Cosa succede agli (ex) minori non accompagnati

Il 2016 è un anno record per l’arrivo in Europa di minori stranieri stranieri non accompagnati. La maggior parte di essi procede con la richiesta di asilo, ma la disomogeneità delle leggi tra i Paesi membri e l’aumento del flusso migratorio ha evidenziato le difficoltà. Come spesso accade sono le realtà locali e la società civile a rispondere per prime a queste difficoltà: a Bologna, per esempio, il progetto Vesta prevede l’accoglienza in famiglia dei neo-maggiorenni oppure il dormitorio di Accoglienza Degna fa sì che essi non si ritrovino per strada. Mentre l’UE spinge per l’armonizzazione e l’ Italia attende l’approvazione di una legge che accresca la tutela.

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Quegli sporchi finanziamenti europei per fermare le migrazioni

I recenti accordi bilaterali promossi dall’Unione Europea con Turchia, Afghanistan e alcuni Paesi del Corno d’Africa vanno a configurare un approccio alla cooperazione e ai fenomeni migratori fondato sulla sicurezza. La priorità dei Governi europei sembra essere l’esternalizzazione delle frontiere, demandando a regimi autocratici, Paesi instabili e polizie altrui la gestione dei confini. In particolare, attraverso il “Processo di Khartoum”, regimi in aperta violazione dei diritti umani si trasformano in interlocutori credibili e alleati per tenere richiedenti asilo e profughi lontani dai confini dell’Europa. Gli fa eco il “Migration Compact” italiano.

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Emigrazione e omosessualità, accoglienza e asilo per i LGBT

In più di 70 Paesi del mondo l’omosessualità è ritenuta un reato e penalizzata. In particolare preoccupa la diffusione di leggi fortemente omofobe in Gambia, Nigeria, Kenya, Uganda. Per la persona gay, lesbica, bisessuale, transgender o transessuale rimangono solo due possibilità: una vita di occultamento del proprio orientamento sessuale o identità di genere, oppure la fuga. Una volta in Europa, esistono norme e sentenze che dovrebbe garantirgli asilo politico o una forma di protezione internazionale. L’UNHCR è, da anni, in prima linea affinché queste richieste, definite SOGI claims, vengano trattate in maniera corretta. Nello stesso senso, spingono alcune associazioni come MigraBO LGBT di Bologna.

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Relocation, i numeri del fallimento europeo

Da settembre 2015 a luglio 2016, l’Italia è stata coinvolta in 843 ricollocamenti, delle quali 203 solo nello scorso mese di marzo. I posti messi a disposizione, nel complesso, sono 2.428, circa il 7% del totale necessario. Le destinazioni principali sono state Francia, Finlandia, Portogallo e Paesi Bassi. Una briciola o quasi dell’effettivo flusso di arrivi, richieste e necessità cui l’Italia fa fronte quotidianamente. Secondo quanto pubblicato dal Consiglio Italiano Rifugiati nel primo semestre del 2016 sono state esaminate 53.873 domande (nell’intero 2015 erano state 71.117), il 65% delle quali respinte.

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“Pocket Stories”, chi viaggia è a suo modo un migrante

Migranti e viaggiatori, sono davvero così lontani gli uni dagli altra? Dopo gli uccelli, gli uomini sono gli esseri che più di tutti migrano: è un’esigenza naturale che prende diverse forme. Chi si muove per cercare lavoro, chi per studio, chi per tutta la vita, chi per qualche settimana di scoperta. Per poter godere di tutte le sfumature del muoversi umano è però necessario un rovesciamento del proprio punto di vista. Ed è proprio questa l’intuizione di Ingi Mehus, fondatrice del web project Pocket Stories, che vive sulla sua pelle molte delle contraddizioni e pregiudizi sullo straniero.

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