Messico, elezioni 2018: gli zapatisti propongono un’indigena

Durante il quinto Congresso nazionale indigeno (CNI), le comunità e l’Esercito zapatista di liberazione nazionale (EZLN) hanno dichiarato di voler nominare una donna come candidata indipendente alle elezioni presidenziali nel 2018. L’eventuale nomina di una candidata indigena alla presidenza del Paese da parte dell’EZLN è in contrasto con la realtà che le donne devono affrontare in politica, in particolare quelle che sono state costrette a rinunciare alle loro cariche elettive ottenute legalmente. Com’è stato ad esempio per Rosa Perez, che il popolo di Chenalhó in Chiapas – precisamente lo Stato dove l’EZLN ha una presenza importante – ha costretto a lasciare l’incarico.

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Donne a capo di una nazione, in Africa si può

Regine, imperatrici, guerriere e diplomatiche, le donne africane hanno ricoperto ruoli di comando e di primo piano fin dall’antichità. Hanno guidato i loro popoli e hanno combattuto contro i colonizzatori per la libertà dei propri territori, per difendere la propria cultura e la propria gente. In epoca contemporanea la prima presidente (ad interim) è stata nominata nel 1984 in Guinea, poi ne sono venute altre nove, di cui due elette dal popolo. Altre sono state ministro e vicepresidente. Il Rwanda è al primo posto nella classifica mondiale della presenza femminile nei Parlamenti nazionali, nel 2015 nel Congresso USA su 535 membri solo 104 erano donne.

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