Usa: agenda della resistenza e libertà di stampa a rischio

La settimana pre-natalizia è stata caratterizzata, a livello mainstream, dalle nuove nomine del Trump Team e dal voto degli Electoral College, che ne ha convalidato la vittoria nonostante diffusi richiami al “voto di coscienza“. Passata la paura con riferimento ai collegi, prende dunque forma l’Amministrazione “più ricca della storia Usa”. Sul fronte dell’attivismo, emerge intanto una dettagliata agenda per la “resistenza dei primi 100 giorni”.

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Democrazia aperta, nuove forme politiche nell’era di Internet

“L’intero sistema della democrazia moderna è orientato ad assicurarsi che le masse non partecipino. Quindi, le masse non sono preparate. Abbiamo poi un gruppo di soggetti che si dedicano completamente ad essa, mentre il resto della popolazione si dedica alla propria attività economica privata. Il risultato è il tipo di cittadini che abbiamo: cittadini che non hanno mai partecipato.” Un’intervista all’attivista argentina Pía Mancini sul ruolo che possono assumere le tecnologie nello sviluppo dei sistemi democratici, attraverso la partecipazione attiva e critica delle singole persone.

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Europa Centrale, politiche anti-immigrati e degrado dei diritti

Un recente Rapporto di Freedom House esplora l’evoluzione del sentimento xenofobico tra i Paesi appartenenti al gruppo di Visegrad, ovvero Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria.

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India, nazionalismo e discriminazione di casta nelle Università

Nel 2016 la politica indiana è stata caratterizzata da un aumento delle proteste studentesche e le principali Università del Paese sono diventate terreno di scontro politico. Il partito nazionalista al potere ha permesso agli attivisti indù di acquisire il controllo dei movimenti politici studenteschi. E l’etichetta ‘anti-nazionale’ è stata usata per frenare gli studenti più preparati politicamente che hanno cercato di confrontarsi pubblicamente sulle questioni sensibili per l’attuale governo di Delhi. Intenso il dibattito ma pochi progressi dopo il suicidio di uno studente dalit che svela complicità tra docenti, polizia e governanti.

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Angola, al via processo ad attivisti per i diritti umani

Lunedì 16 novembre si è aperto il processo a diciassette attivisti angolani, incluso il noto rapper Luaty Beirão: sono accusati di sovversione contro lo Stato e di aver progettato un golpe. Gli attivisti si erano in realtà dedicati all’organizzazione di manifestazioni di protesta e alla discussione pubblica di alcuni libri tra cui un noto manuale di Gene Sharp sulle tecniche di contrasto ai regimi dittatoriali. Ampio il rilievo internazionale alla vicenda, con il coinvolgimento di molte ONG. La questione ha avviato un forte dibattito in Portogallo.

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L’Africa, i gay e l’anacronistica omofobia di Mugabe

Il presidente dello Zimbabwe non perde occasione per condannare la comunità LGBT distraendo così dai problemi del Paese. Un paio di mesi fa, durante il suo discorso davanti all’Assemblea dei Capi di Stato delle Nazioni Unite a New York, Mugabe, ha annunciato ‘allegramente’ che “noi (gli africani) non siamo gay” e quindi, il resto del mondo non deve immischiarsi quando i diritti delle minoranze sessuali vengono calpestati. Mugabe non ha pronunciato le sue parole come una persona distante dai fatti, le ha espresse volutamente a nome di un continente di miliardi di persone.

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Kobane, una stella rossa a difesa della libertà

La battaglia combattuta dai Curdi a Kobane, condotta quasi da soli e sin qui vittoriosa nei confronti dei jihadisti dell’ISIS, nonostante l’ostilità della Turchia e l’incerto appoggio americano, ha acceso la partecipazione dei militanti progressisti di tutto il mondo.

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Schiavitù minorile, una generazione di bambini a rischio

Il fenomeno della schiavitù dei bambini non è mai stato così diffuso come oggi. Ogni giorno, bambini di appena cinque anni sono venduti al mercato nero a un prezzo inferiore a quello del bestiame. E quando si trovano nelle mani del nuovo padrone, sono costretti a lavorare per 20 ore al giorno. Le bambine subiscono una situazione particolarmente a rischio, perché più vulnerabili rispetto allo sfruttamento sessuale. Per sradicare il fenomeno serve un approccio globale a ciò che è un problema globale. L’istruzione è il punto di partenza.

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Burundi, braccio di ferro tra governo e società civile

In vista delle elezioni fissate nel 2015, è incerto l’esito del confronto sempre più aspro tra il blocco al potere e i cittadini e il periodo di pace relativa che il Burundi ha vissuto dalla fine della guerra civile subisce oggi nuove minacce. Ma senza garanzie per i diritti umani, le libertà civili e la libertà di espressione, le consultazioni elettorali appariranno meno credibili, ma la tenacia della società civile e dei media continua a dare speranza rispetto allo sviluppo di un processo democratico. Un’approfondita analisi dela situazione su Think Africa Press.

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