Usa: diritti digitali e ambiente nel mirino legislativo

Fra le ultime controversie della nuova Amministrazione, liquidata una misura pro-privacy assai apprezzata dai cyber-utenti e in analogo pericolo perfino la Neutralità della Rete. Eff, FreePress e altri gruppi capeggiano l’opposizione, mentre alle strette sono anche le misure già attivate da Obama contro il cambiamento climatico. Continua intanto a ribollire il “Russiagate” e sono in caduta libera i rating d’approvazione di Trump: 35 per cento, conferma la Gallup. E l’Huffington Post lancia #StandForRights2017 via Facebook Live, serata di beneficenza per l’Aclu con la partecipazione di volti noti dello spettacolo. La resistenza continua.

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Migranti climatici, urge una protezione giuridica internazionale

A causa del cambiamento climatico, o per disastri ambientali quali uragani e tempeste, o l’innalzamento del livello dei mari e la desertificazione, le migrazioni causate da calamità naturali sono un fenomeno destinato a diventare sempre più importante. Per affrontare questo tipo di emergenze serve l’adozione di nuove normative sovranazionali a tutela dei rifugiati ambientali, attualmente del tutto carenti. Gli Stati, soprattutto quelli più vulnerabili, dovranno inoltre anticipare risposte, sia in ottica preventiva di riduzione dei rischi che in chiave di adattamento.

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Nigeria del Nord, il volto femminile del desiderio di pace

I dati pubblicati nel giugno 2016 dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni parlano di 2 milioni di nigeriani costretti ad abbandonare le proprie case. La violenza continua e i disastrosi danni ambientali hanno avuto serie ripercussioni soprattutto sulla popolazione femminile. Nel nord del Paese più della metà degli sfollati – per la precisione il 53% – sono donne. Vi sono poi le sopravvissute alle violenze di Boko Haram, che tornano a casa ma che vengono poi emarginate, assieme ai figli avuti dai ribelli. A tutto ciò si aggiungono gli enormi problemi emotivi per i maltrattamenti, gli abusi fisici e psicologici subiti.

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Cambiamenti climatici, uniti per evitare la catastrofe

Le reazioni a caldo all’elezione di Trump di alcuni militanti e attivisti che si battono a favore del clima, riuniti per i colloqui annuali COP22 delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, a Marrakech. “La decisione di eleggere un nemico del clima pesa come una condanna a morte” è la critica più forte. E si dice no al negazionismo del nuovo presidente USA che vuole lo status quo a favore dell’industria petrolifera americana. Agli Stati Uniti si chiede di mantenere gli impegni climatici per evitare di scivolare inevitabilmente verso una grande crisi.

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Cambiamento climatico, una minaccia per i diritti umani

Studi e ricerche rivelano la crisi in atto. Una crisi di cui i più vulnerabili – che non l’hanno prodotta – pagano le conseguenze. Tali rapporti descrivono in dettaglio i rischi per il diritto al cibo, per la salute, l’acqua, il lavoro, l’abitazione e per la stessa vita umana. Le persone povere sono le più interessate a questi eventi e il loro numero è destinato a crescere. Come si legge in uno dei report: “gli impatti e le sollecitazioni legate al cambiamento climatico possono compromettere la riduzione della povertà e spingere in miseria nuovi gruppi di persone.”

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Perché la lotta al consumismo non salverà il pianeta

Un’analisi sul conflitto tra le esigenze di protezione ambientale e l’impegno contro la povertà. Scrive l’autore: La popolazione globale aumenta, mentre l’efficienza dei macchinari è sempre migliore. L’aumento della produttività implica anche la necessità che la popolazione acquisti merci per mantenere l’occupazione ai livelli attuali. Più ampia sarà la popolazione, più aumenterà la necessità di posti di lavoro […], e più ci sarà bisogno di consumo”.

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Bolivia: la nuova autostrada, controversia tra potenze mondiali

Proteste in Bolivia per la costruzione di un’arteria stradale nel mezzo di un parco nazionale e di terre indigene. Non una mera questione di politica nazionale. La controversia si sviluppa in un quadro che vede il Brasile più aggressivo nelle relazioni latinoamericane e internazionali, la Cina più pressante e gli Stati Uniti in fase di declino.

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COP17: accordo debole ma cresce l’attivismo

Bilancio a caldo del summit di Durban, dopo scontri, mediazioni e ritardi tra i vari delegati di 200 Paesi. L’accordo finale però soddisfa ben pochi, tra le critiche degli ambientalisti e le azioni di molti attivisti in loco e online. L’importante è tenere viva la conversazione e coinvolgere al meglio i cittadini del mondo — anche grazie agli strumenti di Internet.

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