Benin, il villaggio sotterraneo che rimette in moto la Storia

L’archeologia in Africa ha privilegiato il periodo preistorico, anzi si è concentrata a lungo solo su quegli aspetti che riguardano l’evoluzione degli esseri umani. Questo ha reso difficile doversi ricredere su quel pregiudizio che vuole che il continente non abbia sviluppato opere, manufatti e culture senza bisogno di attendere gli arabi o gli europei. Ora qualcosa si muove. E a Bohicon è venuto alla luce una città sotterranea e materiale ferroso che rimettono in gioco le attuali conoscenze archeologiche e storiche.

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Ouidah, dove i discendenti degli schiavi ti raccontano la Storia

Parlare della tratta degli schiavi può sembrare anacronistico. Non lo è affatto. Non lo è soprattutto in quei luoghi che ne portano prove, segni, simboli e racconti. Non lo è per quelle persone, popoli che ne conservano il ricordo e ne preservano la memoria. Bisogna entrarci dentro in questi luoghi, bisogna parlarci con queste persone. Un viaggio in Benin vuol dire anche questo, ripercorrere i luoghi della memoria. Perché qui non si è affatto dimenticato. La maggior parte di coloro che furono portati via in catene non sarebbero più tornati, non avrebbero riattraversato la “Door of no return”. Ma molti dei loro discendenti sì, e gli eventi vengono tenuti vivi proprio da quelli che hanno deciso di tornare.

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Una speranza chiamata permacultura

In Africa un sistema di coltivazione basato sulla cosiddetta “permacultura” può aiutare le popolazioni locali a superare la fase della semplice economia di sussistenza. Nello stesso tempo, può favorire il rispetto e la conoscenza del proprio territorio difendendolo – se possibile – dalle logiche perverse dello sfruttamento delle multinazionali. Moira Fusco, al ritorno del suo viaggio in Benin ci racconta come funziona.

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