USA: fisco e sanità, gli incubi del nuovo Governo

La ‘Trumpcare’ appare difficile da vendere perfino alla base conservatrice, nonostante la discesa in campo del capogruppo GOP alla Camera, Paul Ryan. E si prevede che 14 milioni di americani perderanno i benefici sanitari nel 2018 e fino a 24 milioni nel prossimo decennio. Intanto la prossima manifestazione nazionale a Washington DC (in aggiunta a molti eventi locali e internazionali) è prevista per sabato 15 aprile (Tax March), ultimo giorno per la presentazione della dichiarazione dei redditi. Obiettivo è spingere Trump a rispettare le promesse in tal senso, visto che non ha ancora reso pubbliche tasse e guadagni. E dal ‘leak’ di due pagine della dichiarazione dei redditi di Trump risalente al 2005, emerge almeno il 20% di sconto sui pagamenti dovuti. Ennesima verità parziale o ulteriore distrazione per media e pubblico?

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Trump e Sanders: transizione confusa vs. ‘rivoluzione gentile’

Nel passaggio verso la presidenza Trump, il clima politico interno resta opaco e confuso, tra possibili interferenze russe e nomine in corso assai controverse (anche tra gli stessi Repubblicani). Monta intanto il progetto di Bernie Sanders, “Our Revolution”, con l’omonimo libro già bestseller, incontri pubblici e altre iniziative. In preparazione proteste di massa per l’insediamento ufficiale di gennaio, a partire dalla Women’s March on Washington.

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L’attivismo ambientale nero che cerca spazi e ascolto

L’attivismo ambientale in Africa – nonostante non riceva molti onori della cronaca – è assai intenso. Nomi noti sono quello di Wangari Maathai, a cui nel 2004 fu assegnato il Premio Nobel per la Pace e quello dell’attivista-poeta Ken Saro-Wiwa, impiccato per aver osato sfidare la multinazionale Shell. Eroi dell’ambiente, li definisce la giuria del Goldman Environmental Prize, che ogni anno premia i difensori dell’ambiente, dei territori, della natura. Dei diritti umani, dunque. Sono 27 gli africani sub-sahariani premiati finora, ma molti altri lavorano nell’ombra e sono molte le associazioni che operano nei vari Paesi.

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Giornalismo come attivismo, due casi dal continente africano

In Africa spesso fare il giornalista non è solo una scelta professionale, è decidere da che parte stare, come e con quale missione. Per alcuni è molto più di un mestiere, insomma. Molto più di una passione. Nell’immenso continente di esempi di donne e uomini che denunciano abusi, storture del sistema, ingiustizie ce ne sono molti. E molti di loro finiscono sotto il giogo della censura, in carcere o, qualche volta, spariscono.
Due soltanto di questi esempi aiutano a capire cos’è il giornalismo come attivismo in Africa. A. Mwenda, ugandese, critica gli aiuti occidentali. Anas, ghanese, smaschera la corruzione. Nostra intervista esclusiva in Italia.

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I Governi all’attacco della società civile e degli attivisti

Le organizzazioni della società civile di tutto il mondo sono sotto pressione. Equipaggiati di telefoni sofisticati e connessi come mai prima d’ora, hanno scoperto nuovi modi per organizzarsi, per reclamare una maggiore responsabilità ai Governi e far sentire la loro voce nei dibattiti politici. Ma mentre le richieste dei cittadini sono diventate più insistenti e più influenti, molti Governi hanno risposto con un giro di vite. CIVICUS, un’alleanza sociale globale, riporta in un documento che nel 2014 ci sono state gravi minacce alle libertà civili in almeno 96 Paesi nel mondo.

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L’ombra della morte, scritti di una blogger dall’inferno siriano

“Avrei dovuto piangere.” È l’unica cosa che insisto a ripetermi in continuazione quando penso a quella bambina che è stata fatta a pezzi. Non so niente di lei, e dai suoi resti non riuscivo a darle un’età, ma ricordo bene come me ne stavo lì a guardare, sconvolta. Non ho gridato mentre raccoglievano le parti del suo corpo. Non ho tentato di aiutare, non ho fatto niente, non ho agito in nessun modo. Il mio “stupido” corpo insisteva a mantenere il controllo, ad agire in modo “razionale”. Marcell Shehwaro e il dolore di un Paese in guerra. Per i suoi “Dispacci dalla Siria” pubblicati su Global Voices ha ricevuto un Premio per il Giornalismo Online.

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Gillmor, giornalisti alzatevi in piedi e siate attivisti

Ci sono argomenti, come la libertà, su cui non si può fare a meno di essere chiari, alzare la voce e diventare attivisti. Il giornalista e scrittore americano Dan Gillmor approfitta del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia per lanciare un appello a chi fa informazione affinché le libertà fondamentali siano rispettate. “Alzatevi, fate sentire la vostra voce, diventate attivisti, altrimenti lascerete spazio a chi vorrà controllare il vostro, il nostro mondo, la nostra vita”.

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Egitto: Alaa Abd El Fattah, la condanna di una generazione

In Egitto, il famoso attivista per la democrazia e blogger Alaa Abd El Fattah è stato condannato a 15 anni di carcere, insieme ad altri ventiquattro attivisti, per aver partecipato a una manifestazione non autorizzata. Nel post, un diario che ricostruisce come si sia svolta effettivamente la vicenda in questo simbolico caso di repressione giudiziaria che riassume il conflitto in corso in Egitto, innescato dalle primavere arabe e che vede contrapposta una generazione di giovani attivisti e il potere dell’establishment egiziano.

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Dall’attivismo su Facebook alla mobilitazione nelle piazze

L’attivismo on line non ha spento la voglia di azioni collettive in spazi pubblici. Al contrario, sembra agire da volano. Da quest’analisi pubblicata su openDemocracy, con cui VG è in collaborazione, risulta che la Rete non ha contribuito a una prevalenza delle azioni virtuali rispetto alle mobilitazioni reali, al contrario è stata uno dei motori di questi movimenti. A cominciare dai movimenti “Occupy”. Ne escono quindi ridimensionate le ragioni della critica al click-activism.

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“No”, la campagna gioiosa che scatenò una rivoluzione

La campagna elettorale brillante e ottimistica grazie a cui fu deposto il leader cileno Pinochet nel 1988 dovrebbe essere di esempio per gli attivisti: può essere cruciale trovare nuovi modi per trasmettere la spinta nella direzione della pace e della libertà, associando il sorriso e la speranza alle proposte di cambiamento di cui il nostro pianeta ha bisogno. Sono in realtà diversi gli esempi di piattaforme online con questo approccio, come “Woman2Drive” o “Syria Untold”.

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