Il femminismo nero che racconta la storia dell’Africa

“Dovremmo essere tutti femministi”, è il titolo dell’ultimo libro della scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie. “Tutti”, non tutte”, perché un/una femminista è qualcuno che dice: sì c’è un problema di genere oggi e noi dobbiamo risolverlo, noi tutti dobbiamo far meglio. Ma i movimenti delle donne hanno sfumature e colori. Quelli africani, e le loro protagoniste, trascendono i canoni occidentali: esiste infatti un femminismo africano – per quanto a molti possa sembra strano o suonare come una novità. Perché il femminismo non è neutro, non è assoluto, e sarebbe un peccato non conoscerla questa storia nera del femminismo.

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Idomeni, la migrazione delle “anime nere”

Sembrano immagini che vengono dal passato. Immagini di sofferenze superate, sanate. Ma è la realtà con cui dobbiamo fare i conti. La gente preme ai posti di blocco, sui fili spinati, contro i muri e le barricate, costretti a subire le angherie di poliziotti che eseguono ordini e di governanti che quegli ordini li danno. Costretti alla “ritirata” dai gas lacrimogeni. Come si fa con i delinquenti. Ma sono famiglie. Sono bambini. E si dimentica che le migliaia di persone che premono alle frontiere non sono immigrati economici – magari una minima parte – ma scappano dalle guerre e le destabilizzazioni provocate anche dagli interventi e dalle politiche europee.

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Chiudere Guantanamo per sempre, per Obama è la volta buona

Di 783 prigionieri ne rimangono 91. Il presidente USA si dice convinto che si va verso la chiusura. Molte però le voci critiche secondo le quali il periodo pre-elettorale non agevolerà la chiusura della struttura che – si obietta – non ha oggi maggiori chance di essere chiusa di quante ne avesse prima. Va ricordato che nel corso della presidenza Obama molti detenuti sono stati rilasciati e “trasferiti” da uomini liberi in altre nazioni, compresi Paesi africani, provocando non poche polemiche e preoccupazioni da parte delle popolazioni locali e delle Organizzazioni per la difesa dei diritti umani.

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Robot-giornalisti, l’ultima frontiera dell’informazione

Vantaggi e svantaggi del giornalismo automatico che sta producendo risultati ‘convincenti’ con l’ausilio di particolari software. I vantaggi del cosiddetto “giornalismo automatico” riguardano la velocità di scrittura, la possibilità di cercare e gestire una mole significativa di dati in poco tempo, minori costi nella produzione delle notizie. Secondo Noam Lemelshtrich-Later tutto questo non può che portare a nuove sfide per il vecchio giornalismo, costretto ad alzare il livello di approfondimento per non restare appiattito su una produzione facilmente sostituibile dagli algoritmi. Sarà così?

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“Mangime per le macchine”, in Cina la fabbrica dei suicidi

Tradotte e pubblicate le poesie del giovane operaio suicida Xu Lizhi. Anche lui lavorava per la Foxconn. Numerosi i casi di operai che si sono tolti la vita a partire dal 2010 per le condizioni di lavoro disumane e alienanti a cui erano sottoposti, con turni di lavoro di 12 ore spesi in attività del tutto spersonalizzanti. Ma la Foxconn non è un caso isolato: vari casi di suicidio sono stati denunciati in altre aziende. Paradigmatico è il sistema di lavoro di Eupa, che costringe 17.000 operai provenienti da ogni parte della Cina a organizzare la propria vita in modo che sia iperproduttiva per il sistema.

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Fred Kuwornu, così racconto le diversità e le storie dimenticate

Pluralità, diversità, multiculturalità. Tutti concetti spesso alieni ai grandi media, a cominciare dal cinema, che sembra egli stesso vivere in un mondo alieno, scollegato dalla realtà. Nota è la campagna di attori, produttori, fan, all’indomani delle nomination per gli Oscar, che non hanno visto né neri, né latino-americani comparire nell’elenco. Tra l’Italia, l’Africa e gli USA si muove invece Fred Kudjo Kuwornu, artista/attivista indipendente nato e cresciuto in Italia, di origine ghanese, che ci racconta il suo impegno per un cinema multiculturale e i suoi progetti futuri come “Blaxploitalian”.

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Capire l’ISIS svelando i meccanismi della propaganda

Dalla ricerca di AGC Communication il documentario “ISIS: morte di uno stato mai nato?”, nuova luce sui video di Daesh. Sono proprio i video a fare la differenza: realizzati con tecniche (e un centinaio di tecnici) hollywoodiane, si diffondono in Rete raggiungendo simpatizzanti e possibili reclute in tutto il mondo. Spesso vengono oscurati in breve tempo, tuttavia è proprio studiando questi video che si può comprendere più a fondo ciò che accade dentro lo Stato Islamico.

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L’Africa di Renzi, da problema a opportunità

L’ultima visita del premier nel continente, sponsorizzando le imprese italiane, parlando di “visione del futuro” e criticando l’atteggiamento dell’Europa sul problema immigrazione. Nel corso delle sue visite il premier non ha però incontrato la comunità italiana. Cittadini italiani che hanno visto in questo continente un’opportunità molto prima che Renzi ci pensasse. Che hanno investito i loro soldi – non quelli delle grandi imprese – per creare aziende, società, dar vita a progetti impegnando e assumendo personale locale. A queste persone avrebbe fatto piacere un saluto dello Stato italiano. Perché alla fin fine loro nell’Africa ci hanno creduto davvero.

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Congo, schiavi dei minerali digitali: la loro storia in un “corto”

La Fondazione Buon Pastore ha recentemente prodotto il documentario “Maisha: A New Life Outside The Mines”, che indaga sugli schiavi dei “minerali digitali” impegnati in condizioni disumane nelle miniere del Katanga, in Congo. I materiali come coltan, rame, cobalto che finiscono nei nostri smartphone e nei nostri computer vengono da queste zone della terra infernali, dove si vive in condizioni di vita iper precarie e estremamente rischiose. Videointervista di Voci Globali al produttore esecutivo Cristina Duranti.

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