Africa e Università, un progetto per decolonizzare gli studi

Non accade spesso di dover costruire una nuova Università partendo da zero: il luogo, lo staff e i curriculum di studio. Ma è proprio quello che si sta facendo nelle Mauritius, in uno dei più recenti Istituti per l’istruzione superiore, l’African Leadership University. Al centro del lavoro c’è il concetto di decolonizzazione. Attraverso sette impegni ci si augura di raggiungere l’obiettivo di un’istruzione più equa e rappresentativa dell’Africa e degli africani. Il racconto del docente universitario che ha elaborato il progetto anche insieme agli studenti.

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L’impatto della povertà e stati d’ansia sulla salute delle donne

Da un nuovo studio condotto da alcuni ricercatori dell’Università di Cambridge è emerso come le donne che abitano in luoghi poveri e deprivati abbiano il 60% di probabilità in più di soffrire di ansia rispetto agli uomini o a coloro che vivono in zone più ricche. Nervosismo, stress, irritabilità, insonnia ed eccessive e incontrollabili preoccupazioni sono tutti sintomi riconducibili al Disturbo d’Ansia Generalizzato, disturbo che colpisce maggiormente il sesso femminile. Tuttavia, alla luce dei risultati ottenuti i due sessi sembrano manifestare gli effetti dello stress in maniera totalmente opposta. Ma quali sono le reali ragioni alla base di questo problema e come può essere affrontato? Questo articolo cerca di dare qualche risposta.

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Genocidio armeno, il vergognoso negazionismo della Turchia

Il 24 aprile ha segnato l’anniversario del genocidio armeno, durante il quale lo Stato ottomano uccise 1,5 milioni di armeni. Anche se tale tragedia è avvenuta 102 anni fa, in un certo senso non si è mai conclusa poiché l’attuale Stato turco ha intrapreso un progetto di negazione. Ciò continua a sovvertire e a ostacolare sia i ricordi dei sopravvissuti che le rivendicazioni dei loro discendenti. Il negazionismo sta alle fondamenta dello Stato turco e rappresenta il pilastro della sua politica estera. E solo 23 nazioni riconoscono ufficialmente il genocidio di questo popolo.

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Russia e Occidente: ricostruire relazioni e una nuova narrativa

Diplomazia e pubbliche relazioni sono separate da una linea tanto sottile quanto quella che esiste tra comunicare una certa politica e saperla vendere. Mentre si assiste alla discussione sui ruoli di Russia e Occidente nell’ordine mondiale con toni di esasperata polarizzazione, nell’articolo si sottolinea l’importanza del dialogo per la risoluzione dei dissensi e alla ricerca di nuovi terreni su cui far crescere la collaborazione. L’interazione è necessaria al fine di smascherare e demolire le discutibili teorie sullo scontro tra società civili in seno all’ordine mondiale.

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Una Corte internazionale contro il crimine di terrorismo

L’ondata di violenza sta aumentando a un ritmo preoccupante in tutto il mondo. Secondo un rapporto dell’Istituto per l’Economia e la Pace, il prezzo che abbiamo pagato nel 2000 è stato di 3.329 vittime, ma nel 2014 il numero è cresciuto arrivando a 32.685, e anche il costo del terrorismo in termini economici è salito a dismisura, di almeno dieci volte durante lo stesso periodo. Di conseguenza, alcuni Governi hanno avanzato la proposta che le Nazioni Unite costituiscano una nuova Corte di Giustizia con la missione di perseguire i crimini dei terroristi internazionali.

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Cina: espianto illegale di organi, contestate le presunte riforme

Il Governo cinese afferma di aver messo al bando la pratica dell’espianto di organi provenienti da detenuti condannati a morte o prigionieri di coscienza, in primis i seguaci del movimento spirituale di ispirazione buddista Falun Gong, ma recenti rivelazioni da parte di due eminenti ricercatori cinesi mostrano prove del contrario. Le autorità internazionali dovrebbero richiedere un resoconto completo sulla reale provenienza degli organi trapiantati nel Paese nel corso degli ultimi anni prima di credere a qualsiasi altra affermazione su presunte riforme.

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USA e rifugiati: ecco gli obblighi giuridici per l’accettazione

Lo scorso 27 gennaio, il neo presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo con il quale viene impedito temporaneamente l’ingresso negli Stati Uniti alla maggior parte dei rifugiati e sospeso il rilascio dei visti per i cittadini che provengono da sette Paesi a maggioranza musulmana. Traduciamo un’intervista di The Conversation a Liam Thornton, professore associato di Diritto all’University College di Dublino, che esprime il proprio giudizio sulla legittimità di questa scelta in rapporto alle norme del diritto internazionale.

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Sei più istruito? Non per questo sei più tollerante

È opinione comune che il grado di tolleranza di un individuo auomenti con il suo livello d’istruzione. I recenti avvenimenti politici suggeriscono tuttavia che questa linea di ragionamento è troppo semplicistica. I sentimenti contrari agli immigrati – sia nel voto per la Brexit che nell’elezione di Trump – sono risultati evidenti nonostante i crescenti livelli d’istruzione dei cittadini britannici e americani. Nostra traduzione di un’analisi sociologica da The Conversation, che indaga sugli effetti dell’aumentata competitività nel mercato del lavoro e sull’insicurezza economica.

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Frontiere: aperte per cittadini privilegiati, chiuse per gli altri

L’idea di di costruire muri per riprendere il controllo e rispondere alle “preoccupazioni legittime” sulla questione dell’immigrazione presume e dà per scontato che gli Stati abbiano il diritto di escludere chi vogliono. Eppure, nel campo della filosofia morale e politica non vi è consenso sulla legittimità dei controlli alle frontiere e argomenti importanti sono stati portati a favore del diritto umano di migrare. Nell’attuale contesto di massiccia disuguaglianza il regime delle frontiere è ancora più ingiustificato, simile al carattere arbitrario di un sistema globale formato da caste.

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“Fake news”, perché ci si crede e come frenarne la diffusione

Come possiamo distinguere tra fatti, dibattito legittimo e propaganda? Dopo il voto sulla Brexit e la vittoria di Trump i giornalisti hanno versato fiumi d’inchiostro per discutere la diffusione di notizie false nei social media e il loro impatto sul funzionamento della democrazia e sul giornalismo. Ancora non c’è sufficiente ricerca su queste tematiche ma molto si può imparare dagli studi già esistenti sui comportamenti online e offline. E cominciare ad applicare qualche regola per essere meno ingenui o stroncare le falsità.

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