Terrorismo e Medioriente, la violenza non è la risposta

Gli attacchi terroristici di Parigi, ultimi dopo una serie di attacchi in Tunisia, Turchia, Iraq, Libano e Russia hanno trasferito in Europa quelle stragi e carneficine che in Siria e altrove sono all’ordine del giorno. Mentre tutto il mondo piange insieme ai cittadini di Parigi che hanno perso i loro cari, i politici si affrettano a impegnarsi in una reazione impulsiva proclamando il mantra “si deve fare qualcosa”. Ma mai come dopo questi attentati l’azione militare appare non più sufficiente: occorre riflettere e adottare una diversa visione.

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Tecnologia, strumento di emancipazione per le donne afghane

Nonostante la resistenza della tradizione, sono sempre più ampi gli spazi conquistati su Internet e cellulari. Le donne dell’Afghanistan, così come nel resto dell’Asia meridionale, stanno rapidamente emergendo dalle restrizioni che gli vengono imposte dall’estremismo religioso e da altri fattori socio-economici negativi. Nel quadro di questo processo graduale di acquisizione di maggiore autonomia, le Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC), ovvero la telefonia mobile e Internet, stanno giocando un ruolo fondamentale.

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Radici e dinamiche del conflitto tra governo turco e curdi

Una ricerca rivela che i conflitti politici tra il movimento curdo e lo Stato turco non possono essere limitati e contenuti all’interno dei confini della Turchia dal momento che questo conflitto etnico-politico ha una dimensione fortemente transnazionale e coinvolge i Paesi europei che ospitano le grandi diaspore curde e turche. La violenza durerà fintanto che l’identità politica curda verrà vista come una minaccia e non come quadro di riferimento entro cui i curdi possano rivendicare il diritto di esistere e di avere una presenza normativa politica e reale in Medio Oriente.

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L’ombra della morte, scritti di una blogger dall’inferno siriano

“Avrei dovuto piangere.” È l’unica cosa che insisto a ripetermi in continuazione quando penso a quella bambina che è stata fatta a pezzi. Non so niente di lei, e dai suoi resti non riuscivo a darle un’età, ma ricordo bene come me ne stavo lì a guardare, sconvolta. Non ho gridato mentre raccoglievano le parti del suo corpo. Non ho tentato di aiutare, non ho fatto niente, non ho agito in nessun modo. Il mio “stupido” corpo insisteva a mantenere il controllo, ad agire in modo “razionale”. Marcell Shehwaro e il dolore di un Paese in guerra. Per i suoi “Dispacci dalla Siria” pubblicati su Global Voices ha ricevuto un Premio per il Giornalismo Online.

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Eurozona e media, la crisi spiegata da prospettive locali

La crisi dell’Eurozona, una questione molto complessa che ha ripercussioni economiche, politiche e sociali per tutte le nazioni coinvolte, rappresenta la sfida più grande che l’UE si sia trovata ad affrontare. I media europei se ne sono occupati ampiamente, ma resta da vedere se sia stata data un’adeguata esposizione di tutti gli aspetti complessi della crisi, sia sulla stampa che in televisione, e se i media dei diversi Paesi si siano concentrati in modo sufficiente su tutti questi diversi aspetti superando prospettive localistiche. Uno studio rivela le modalità di copertura della stampa e l’approccio dell’informazione alla questione.

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Un giro del mondo ‘alternativo’ per svelare lotte e diritti negati

Pubblichiamo l’esperienza di Daniela Biocca e Stefano Battain. Daniela e Stefano sono i protagonisti di un viaggio in oltre 20 paesi nei 5 continenti. Un giro del mondo in 266 giorni, per dare forma al progetto ALTERRATIVE, fusione delle parole “Terra” e “Alternative”. Lo scopo è incontrare associazioni, piccole organizzazioni e cooperative impegnate a promuovere la sovranità alimentare e i diritti delle donne, ma anche e soprattutto vedere con i propri occhi, comprendere meglio e documentare la realtà di chi lotta per un mondo alternativo e diverso dal basso.

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Tortura e processi in diretta nella Libia neo-colonizzata

I negoziati sono ancora al palo mentre il Paese è in piena crisi economica. La situazione è aggravata dalla mancanza di un sistema legale, giudiziario e politico. Le diverse milizie, armate e create dagli Stati Uniti e dalla NATO, continuano a pattugliare le città, i paesi e i villaggi della nazione, molestando, rubando, assalendo e uccidendo i civili. E a causa dell’impatto sociale ed economico della guerra, la nazione è anche incapace di affrontare la crisi dell’emigrazione in espansione nel Nord Africa. I trafficanti di esseri umani adescano e caricano su imbarcazioni instabili i migranti, alla ricerca di asilo politico in Europa.

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La Grecia in vendita, sul mercato i beni pubblici del Paese

In atto la svendita del Paese: porti, aeroporti, società di telecomunicazioni, autostrade, poste e molto altro. È evidente che le privatizzazioni non sono state progettate per aiutare la Grecia. I beneficiari sono le società di tutto il mondo, in particolare europee – dagli operatori aeroportuali e società di telefonia tedeschi alle ferrovie francesi – che stanno mettendo le mani sull’economia della Grecia. Per non parlare delle banche di investimento e degli studi legali che in questo percorso stanno facendo soldi facili. L’interesse personale dei Governi europei nell’imporre queste politiche alla Grecia lascia un sapore particolarmente sgradevole.

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Femminismo imperialista, Islam e interventi armati

“Il femminismo coloniale/imperialista ha assunto forme vecchie e nuove negli USA. Uno dei contesti della rinascita del femminismo imperialista negli Stati Uniti è ad esempio l’invasione dell’Afghanistan nel 2001”. Ma l’Afghanistan è stato solo l’inizio e una parte dell’imposizione di cliché femminili. E oltre alle guerre giocano un importante ruolo gli show televisivi, libri e pubblicità. Il cosiddetto “femminismo coloniale”, nato nel XIX secolo nel contesto del colonialismo europeo, insiste sulla nozione che il “mondo musulmano” barbaro e misogino, debba essere civilizzato dall’Occidente liberale e “illuminato”; una retorica conosciuta anche come Orientalismo di genere.

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La Turchia colpisce l’ISIS ma il vero obiettivo restano i curdi

“La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi”, affermava Clausewitz. In nessun altro luogo questa massima è altrettanto evidente che in Turchia nell’attuale fase di duplice offensiva contro l’ISIS da un lato e il Partito Curdo dei Lavoratori (PKK) dall’altro. Piuttosto che un’inversione a U politica, com’è stata in generale descritta sui giornali, quest’offensiva rappresenta una nuova fase tattica del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) per districarsi, nella sua strategia di radicamento nazionale ed egemonia regionale, da un impasse strutturale che vede al suo centro i progressi della rivoluzione curda in Turchia e Siria.

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