Turchia, tra dittatura, caos e voglia di scappare

Abbiamo lavorato a questa traduzione da openDemocracy prima del tentato colpo di stato del 15 luglio. La nostra attenzione era già puntata sulla Turchia e riteniamo che le riflessioni contenute in questo articolo aiutino a capire la situazione nel Paese. Un tempo ancora di salvezza della democrazia turca, l’influenza dell’UE sta affondando, mentre il Paese è simbolo di disgregazione. Intanto la popolazione è sempre più isolata, alla mercè degli abusi e delle epurazioni del dittatore Erdogan, con l’Europa – appunto – e il resto del mondo che stanno a guardare.

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Rap e hip hop per dire no al terrore jihadista

L’attentato del novembre scorso al Bataclan di Parigi durante il concerto degli Eagles of Death Metal è solo il simbolo di come anche la musica rappresenti, nella visione dello Stato Islamico, una minaccia all’integrità di un certo pensiero integralista e un’attività contraria alla Sharia. Ovunque vi sia la censura, compare però anche il dissenso, un dissenso che parte proprio dalla musica. A volte trasformandosi in una vera e propria forma di strenua resistenza fatta di beat, versi e refrain. I giovani la usano per parlare di pace, dall’Africa all’Iraq.

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Il ruolo dell’Unione europea nel conflitto siriano

Nel documento strategico del 2007 sulla Siria, l’UE considerava il Paese “un fattore chiave per la stabilità della regione che svolge un ruolo fondamentale quale nazione di transito tra l’Ue e il Medio Oriente”. Questo però non ha impedito all’Europa di precipitarsi in misure politiche ed economiche ingiustificate nei primi mesi del conflitto. Ciò l’ha resa incapace di giocare un ruolo significativo nella risoluzione della crisi. Le radici di questo scontro rimangono l’oppressione politica di lunga data e l’ingiustizia che hanno acceso il risentimento nella gente e la maggior parte delle azioni intraprese da potenze esterne non ha aiutato ad alleviare quest’oppressione.

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La “normalità” di Gaza raccontata da Shareef Sarhan

Intervista al fotografo e artista palestinese tra gli autori di “Windows from Gaza”, progetto che documenta la vita nell’assedio. Macerie, spiagge, donne tra le case bombardate, pescatori e poi sorrisi. Volti di bambini che giocano tra la polvere di un edificio crollato e una normalità senza filtri. Sono i principali soggetti degli scatti che hanno fatto il giro del mondo da quando si iniziò a pubblicare le foto sui social. “Ci mostriamo sorridenti, nonostante i bombardamenti a pochi metri. In questo modo, tutti insieme, riduciamo le sensazioni di paura e spavento. Queste foto ci hanno regalato piccoli attimi di spensieratezza e ci siamo sentiti al sicuro, anche se per poco.”

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L’Europa al centro della Storia, così si alimenta l’ignoranza

Ci si è mai chiesti se il modo e il metodo con cui studiamo la Storia non abbia portato, più o meno in maniera diretta, alla crescita di xenofobia e pregiudizi nei confronti di migranti e rifugiati? Talmente abituati a considerare l’Europa come orizzonte geografico e morale della propria identità, diventa complesso anche semplicemente raccogliere le informazioni e le conoscenze che abbiamo sul “resto del mondo”. Il ruolo dei “Corridoi educativi” contro i pregiudizi attraverso il progetto U4Refugees, esperimento avviato nelle università per ricreare uno spazio comune libero e aperto a favore dei richiedenti asilo e rifugiati.

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India, nazionalismo e discriminazione di casta nelle Università

Nel 2016 la politica indiana è stata caratterizzata da un aumento delle proteste studentesche e le principali Università del Paese sono diventate terreno di scontro politico. Il partito nazionalista al potere ha permesso agli attivisti indù di acquisire il controllo dei movimenti politici studenteschi. E l’etichetta ‘anti-nazionale’ è stata usata per frenare gli studenti più preparati politicamente che hanno cercato di confrontarsi pubblicamente sulle questioni sensibili per l’attuale governo di Delhi. Intenso il dibattito ma pochi progressi dopo il suicidio di uno studente dalit che svela complicità tra docenti, polizia e governanti.

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Afghanistan, il mercato fiorente di oppio ed eroina

“Perché ci riguarda ciò che accade così lontano in una terra da decenni martoriata da guerre come quella afgana? Leggi, ascolti, ti indigni, va bene, ma tutto ciò ha una ricaduta concreta su di noi: il ritorno dell’eroina”. Secondo Enrico Piovesana, giornalista e autore del libro ‘Afghanistan 2001-2016: la nuova guerra dell’oppio’ presentato il 16 aprile a Bologna, nonostante quindici anni di presenza militare internazionale il narcotraffico è più forte che mai, le autorità occidentali non hanno agito se non in casi isolati per contrastare queste attività criminose, e il traffico continua a mietere troppe vittime in Europa, soprattutto tra gli adolescenti.

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L’emigrazione che cambia il volto delle città. Nonostante tutto

Dopo l’accordo stretto il 18 marzo a Bruxelles dai leader dei 28 Stati dell’Ue e dal primo ministro turco Ahmet Davutoğlu – e fortemente caldeggiato dalla Germania – per molti migranti “illegali” è iniziato l’incubo. In questo scenario di fondo  un’approfondita riflessione viene suggerita dall’ultimo report a cura dell’International Organization for Migration che ha per tema “Migranti e città: nuove partnership per gestire la mobilità” e disegna lo scenario del futuro a fronte di una mobilità, soprattutto urbana, in forte crescita. In che modo migrazioni e migranti stanno trasformando le città?  Come incide la vita dei migranti su organizzazioni e regole di un nucleo urbano?

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Donald Trump, definizione vivente dell’autentico populista

Sembra essere sbucato dal nulla; è estremista e irascibile, e fa uso di una retorica piena di rabbia e di un messaggio ambiguo e quasi incomprensibile. Le sue posizioni politiche non si allineano a quelle del partito che afferma di rappresentare, e al momento domina il discorso e processo politico. Stiamo parlando, ovviamente, di Donald Trump. Ma di che tipo di politico si tratta? E perchè la risposta a questa domanda dovrebbe essere importante? Per alcuni, Trump è l’esempio più autentico di una leadership populista ribelle che appartiene totalmente a una lunga tradizione negli States, che sta rinascendo.

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Taxi Cairo, un tour attraverso convivenze difficili

Cristiani, danzatrici del ventre, maiali. Il capoluogo egiziano visto attraverso un insolito giro turistico della città. Dopo la rivoluzione e le proteste della Primavera araba nel 2011 sono cambiati molti scenari. In questo breve reportage si racconta il Paese attraverso occhi diversi e storie che non vengono raccontate dai mainstream, ma che danno la misura dei difficili rapporti interni. Passando da squallidi locali o quartieri e ascoltando chi oggi preferisce parlare sottovoce. Nota dell’autore: nomi e riferimenti che potessero ricondurre agli intervistati sono stati cambiati. Per lo stesso motivo sono state omesse precisazioni dettagliate sui luoghi descritti

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