Tecnologia, strumento di emancipazione per le donne afghane

Nonostante la resistenza della tradizione, sono sempre più ampi gli spazi conquistati su Internet e cellulari. Le donne dell’Afghanistan, così come nel resto dell’Asia meridionale, stanno rapidamente emergendo dalle restrizioni che gli vengono imposte dall’estremismo religioso e da altri fattori socio-economici negativi. Nel quadro di questo processo graduale di acquisizione di maggiore autonomia, le Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC), ovvero la telefonia mobile e Internet, stanno giocando un ruolo fondamentale.

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Homeless, non solo slum. I più poveri nelle città ricche

3.5 mln di senza tetto negli USA. E nel 2020 1mld e 400mln vivranno in baracche, 60% in Africa sub-sahariana. L’Art. 25, della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani garantisce il diritto all’abitazione ma si tratta di un diritto negato in ogni parte del globo. Nessun continente è fuori dalle statistiche internazionali che riguardano il problema dei senza tetto. L’ultima raccolta dati dell’ONU risale a dieci anni fa, la stima era allora di 100 mln di homeless in tutto il mondo e un mld alloggiato in case e condizioni non adeguate agli standard minimi.

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L’Africa, i gay e l’anacronistica omofobia di Mugabe

Il presidente dello Zimbabwe non perde occasione per condannare la comunità LGBT distraendo così dai problemi del Paese. Un paio di mesi fa, durante il suo discorso davanti all’Assemblea dei Capi di Stato delle Nazioni Unite a New York, Mugabe, ha annunciato ‘allegramente’ che “noi (gli africani) non siamo gay” e quindi, il resto del mondo non deve immischiarsi quando i diritti delle minoranze sessuali vengono calpestati. Mugabe non ha pronunciato le sue parole come una persona distante dai fatti, le ha espresse volutamente a nome di un continente di miliardi di persone.

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Libertà in Rete, anche la Francia tra i Paesi più restrittivi

Il Rapporto 2015 di Freedom House segna un peggioramento dell’esercizio del diritto di espressione in molte parti del mondo. In cima alla classifica negativa ci sono Russia, Libia, Ucraina e Francia. La diminuzione del livello di libertà è data anche dalla censura messa in atto da altri governi, Cina, Iran e Siria in primis. Inoltre, gli attentati terroristici contro la redazione della rivista Charlie Hebdo a Parigi hanno cambiato molto le condizioni degli utenti della Rete a causa delle strategie anti terrorismo portate avanti dal governo di Hollande.

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Malaria, la roulette russa dei medicinali contraffatti

700mila persone all’anno perdono la vita a causa di false medicine. In Africa rischio altissimo persino negli ospedali. Un terzo dei medicinali venduti per curare la malaria sono falsi e i prodotti falsificati arrivano dalla Cina e dall’India. Ammalarsi di malaria non vuol dire “solo” rischiare la vita, vuol dire perdere giorni di scuola, di lavoro, lasciare i figli senza cibo e senza cure. Si calcola che a causa della malaria una perdita di 12 miliardi annui incida sulla produttività del continente. Un disagio sociale troppo trascurato dai commentatori di un’Africa al palo, sottosviluppata e sempre indietro.

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Meno libertà in tutto il mondo. In Siria la vita peggiore

L’analisi di Freedom House evidenza un inquietante aumento dei Paesi che perdono terreno sul piano dei diritti a causa della sorveglianza di Stato, delle restrizioni sull’uso di Internet e sulla libertà personale.

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Radici e dinamiche del conflitto tra governo turco e curdi

Una ricerca rivela che i conflitti politici tra il movimento curdo e lo Stato turco non possono essere limitati e contenuti all’interno dei confini della Turchia dal momento che questo conflitto etnico-politico ha una dimensione fortemente transnazionale e coinvolge i Paesi europei che ospitano le grandi diaspore curde e turche. La violenza durerà fintanto che l’identità politica curda verrà vista come una minaccia e non come quadro di riferimento entro cui i curdi possano rivendicare il diritto di esistere e di avere una presenza normativa politica e reale in Medio Oriente.

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Etiopia, liberi gli attivisti del blog collettivo Zone9

È notizia di pochi giorni fa l’assoluzione di quattro membri del blog collettivo in lingua amarica Zone9, nonché collaboratori del network Global Voices, rimasti in carcere per 18 mesi sotto l’accusa – infondata – di terrorismo. Il blog copre le questioni sociali e politiche in Etiopia e promuove i diritti umani e la responsabilità di governo. Nonostante questa buona notizia, la situazione del Paese in termini di libertà di stampa e di parola, sia online che offline, resta particolarmente critica. È noto, e confermato dalle classifiche di Freedom House 2015, che l’Etiopia è uno dei Paesi meno liberi al mondo in questo senso.

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