Fenomeni migratori, le nuove frontiere dello storytelling

Applicazioni, siti, piattaforme per raccogliere materiali “dal basso”, mappe interattive: il fenomeno della migrazione continua ad essere raccontato in maniera efficace e sempre aggiornata grazie agli strumenti digitali, che contribuiscono ad allargare i confini di una ricerca dinamica e dettagliata sul fenomeno migratorio. Il quale riguarda rotte che interessano a vario titolo nazioni e continenti che è possibile “monitorare” giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno. Il data journalism arricchisce il racconto giornalistico.

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L’Europa al centro della Storia, così si alimenta l’ignoranza

Ci si è mai chiesti se il modo e il metodo con cui studiamo la Storia non abbia portato, più o meno in maniera diretta, alla crescita di xenofobia e pregiudizi nei confronti di migranti e rifugiati? Talmente abituati a considerare l’Europa come orizzonte geografico e morale della propria identità, diventa complesso anche semplicemente raccogliere le informazioni e le conoscenze che abbiamo sul “resto del mondo”. Il ruolo dei “Corridoi educativi” contro i pregiudizi attraverso il progetto U4Refugees, esperimento avviato nelle università per ricreare uno spazio comune libero e aperto a favore dei richiedenti asilo e rifugiati.

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L’Africa e il dramma dell’immigrazione. Che non finirà.

Un flusso di migranti storico quello verso l’Europa ma anche verso l’interno. Le politiche sbagliate dell’UE e il silenzio dell’UA. “È a partire dal 1970 che i flussi migratori verso l’Europa hanno iniziato a intensificarsi. Nel prosperare della loro economia, i Paesi europei avevano bisogno di lavoratori da impiegare in lavori non qualificati. Ed è in questo modo che ha iniziato a farsi strada l’immagine dei lavoratori immigrati nelle catene di montaggio automobilistiche o dei netturbini neri nelle strade di Parigi. Fino alla metà degli anni ’80, un cittadino delle ex colonie francesi non aveva alcun bisogno di avere un visto per entrare in Francia.”

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La speranza dei migranti si è fermata a Lesbo

È trascorso un mese da quel 20 marzo.Una domenica come altre per molti, ma per le migliaia di richiedenti asilo, rifugiati e migranti che dalla Turchia erano in viaggio verso l’Europa quella data rappresenta il momento in cui le cose sono cambiate, dal giorno alla notte, creando nuove incertezze, dubbi e violazioni dei diritti umani. Un’analisi delle incongruenze e paradossi dell’accordo UE-Turchia che, di fatto, ha chiuso i confini europei e la rotta balcanica per tutte le persone in transito. Le opinioni raccolte all’United Conference di Torino.

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Emmanuel, vittima dello smuggling, in cerca della salvezza

Mentre l’Europa si riunisce per risolvere la crisi migratoria, centinaia di migranti muoiono nel Mediterraneo e nel deserto. “Ci hanno trattenuto per un mese in un’abitazione a Misurata prima di farci imbarcare nel gommone. Non ci facevano quasi mangiare, e due volte al giorno per 30 giorni venivano a picchiarci. 20 ragazzi sono morti lì dentro, ad alcuni di loro hanno sparato, gli altri uccisi da fame e torture“. Così racconta a Voci Globali un giovane nigeriano scampato alla morte, sbarcato a Palermo insieme ad altre 711 persone a bordo della nave militare norvegese SIEM PILOT.

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“Africa tra stereotipi e pregiudizi”, sabato 7 maggio a Padova

Voci Globali vi invita al dibattito pubblico e serata conviviale dal titolo “L’Africa dei luoghi comuni. Alla ricerca di una visione più realistica” in collaborazione con l’associazione Arising Africans. Sabato 7 maggio 2016 dalle ore 18, Padova – Ca’ Sana.

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Città rifugio, per un decentramento del sistema accoglienza

Il diritto di asilo e la protezione delle persone perseguitate hanno una tradizione antica. Nel corso della storia i templi e le città hanno rappresentato luoghi di protezione. Tale tradizione è iniziata con l’elenco delle sei “città rifugio” del codice sacerdotale e del libro del Deuteronomio del Vecchio Testamento, nonché attraverso i rituali di supplica vigenti nell’Antica Grecia. Si fa quindi appello a sindaci e consiglieri locali delle città europee di partecipare alle iniziative per accogliere i nuovi supplici, e di contribuire a creare una rete di “Città di Asilo internazionali”.

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L’emigrazione che cambia il volto delle città. Nonostante tutto

Dopo l’accordo stretto il 18 marzo a Bruxelles dai leader dei 28 Stati dell’Ue e dal primo ministro turco Ahmet Davutoğlu – e fortemente caldeggiato dalla Germania – per molti migranti “illegali” è iniziato l’incubo. In questo scenario di fondo  un’approfondita riflessione viene suggerita dall’ultimo report a cura dell’International Organization for Migration che ha per tema “Migranti e città: nuove partnership per gestire la mobilità” e disegna lo scenario del futuro a fronte di una mobilità, soprattutto urbana, in forte crescita. In che modo migrazioni e migranti stanno trasformando le città?  Come incide la vita dei migranti su organizzazioni e regole di un nucleo urbano?

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Udine, la punta estrema dell’Italia che non sa accogliere

Non sarà certo la consueta pioggia friulana a fermare il gruppo di migranti, tutti ragazzi con meno di 30 anni, che aspettano i volontari per mangiare qualche biscotto, bere un tè caldo, raccogliere le coperte per dormire nel sottopassaggio della stazione ferroviaria di Udine. Un copione che si ripete: arrivano i volontari dell’associazione locale Ospiti in Arrivo con le loro pettorine catarifrangenti e, tra le luci al neon che arrivano dall’interno e l’andirivieni dei fari delle automobili, un disordinato gruppo silenzioso di migranti si prepara a dormire in quello che, negli ultimi mesi, è diventato quasi un dormitorio di fortuna.

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Choucha, al confine con la Libia il campo degli uomini fantasma

Secondo le forze dell’ordine tunisine, diversi gruppi jihadisti nel corso dell’ultimo anno sono entrati in Tunisia dalla Libia, contribuendo fortemente alla disseminazione di ideologie estremiste. Per prevenire l’ingresso di ulteriori cellule, e limitare la comunicazione diretta tra militanti, il governo è impegnato nella costruzione di un muro lungo il confine con la Libia. Quello che i media non hanno portato alla luce di questi ultimi scontri è che, tra il confine libico e la città di Ben Gardane, una cinquantina di immigrati provenienti da vari Paesi africani vive sospesa all’interno di un campo profughi ormai abbandonato dalle organizzazioni umanitarie.

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