Le metropoli africane: costose, affollate, disconnesse

È la fotografia delle città dell’Africa sub-sahariana che emerge dal nuovo rapporto della World Bank. Continua il trend dell’urbanizzazione, 472 milioni di persone vivono oggi nei grandi centri e si calcola che saranno un miliardo entro il 2050. Il mito del grande centro urbano attrae in modo inesorabile, ormai, gli abitanti delle aree rurali. Le ragioni sono diverse, la ricerca di una vita migliore e di un lavoro stabile prima di tutto. Ma da qualche tempo anche le conseguenze dei cambiamenti climatici stanno provocando una fuga dalle aree interne o costiere. E poi ci sono gli investitori stranieri. Ma per rendere vivibili le metropoli africane occorre una maggiore pianificazione.

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CIE e accordi con la Libia, il déjà-vu della politica migratoria

Il piano immigrazione promosso dal ministro Minniti e avallato dal governo Gentiloni si focalizza sul controllo frontaliero e su una stretta riguardo ai rimpatri. Di fatto, nei provvedimenti echeggiano politiche passate che hanno già dimostrato di essere fallimentari e lesive dei diritti umani. Il Memorandum firmato con il governo libico demanda la tutela del diritto d’asilo ad un Paese minato da una profonda crisi interna che, per altro, non riconosce la Convenzione di Ginevra. L’avvocato Guido Savio dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione commenta per Voci Globali le nuove politiche.

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Sul barcone con il sogno di diventare campioni

“Lo sport può portare speranza dove una volta c’era solo disperazione”, diceva Nelson Mandela. Ecco alcune storie di immigrati che hanno rischiato la vita per inseguire il loro sogno di diventare campioni sportivi. Le loro vicende commuovono e appassionano, tanto da aver fornito spunti per libri e film. “Storie di sofferenza e di riscatto”, come sono state definite. Ma quanto razzismo e burocrazia impediscono ancora oggi allo sport di farsi strumento di integrazione reale e non fittizia?

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USA e rifugiati: ecco gli obblighi giuridici per l’accettazione

Lo scorso 27 gennaio, il neo presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo con il quale viene impedito temporaneamente l’ingresso negli Stati Uniti alla maggior parte dei rifugiati e sospeso il rilascio dei visti per i cittadini che provengono da sette Paesi a maggioranza musulmana. Traduciamo un’intervista di The Conversation a Liam Thornton, professore associato di Diritto all’University College di Dublino, che esprime il proprio giudizio sulla legittimità di questa scelta in rapporto alle norme del diritto internazionale.

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Kosovo, enclavi, ponti e treni carichi di tensione

Il lungometraggio “Enclave” del regista serbo Goran Radovanović offre un’immagine verosimile delle tensioni etniche nel Kosovo post-conflitto del 1999. Il film è un punto di partenza per capire le dinamiche attuali dei rapporti tra serbi e albanesi nelle aree contese, come la città kosovara Mitrovica. Tra sovranità nazionali non riconosciute, rivendicazioni territoriali, prove di normalizzazione e convivenza civile all’insegna dell’UE, Serbia e Kosovo non riescono ancora a superare vecchi rancori e nazionalismi mai sopiti.

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Grecia, gelo e incertezza per migliaia di rifugiati senza speranza

L’inverno è arrivato anche in Grecia dove, nonostante la chiusura formale della Balkan Route e lo smantellamento del campo di Idomeni, sono ospitati più di 75.000 richiedenti asilo di varie nazionalità. La situazione è particolarmente delicata poiché le tutele assicurate ai migranti cambiano in base alla loro nazionalità, al momento dell’arrivo nel Paese e al campo dove si trovano. Infatti, l’accordo tra l’Unione Europea e la Turchia dello scorso marzo ha congelato una situazione che si fa di giorno in giorno più insostenibile.

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A bordo della Topaz Responder, dove si salvano vite umane

Reportage dalla nave soccorso che fa capo al MOAS, Migrant Offshore Aid Station, che fornisce assistenza e soccorso alle persone in alto mare o bloccate su imbarcazioni non sicure. In una notte salvate centinaia di vite umane. Il racconto delle operazioni, tra i professionisti impegnati nelle attività di aiuto, i sopravvissuti e coloro che non ce l’hanno fatta. “Assistere a un salvataggio di migranti in mare, in estrema sintesi, significa smettere di preoccuparsi della crisi migratoria in Europa. Di fatto, durante un salvataggio non c’è tempo per pensare. Tutte le tue energie sono impegnate nel cercare di impedire che le persone muoiano, che tu stesso muoia durante le operazioni di salvataggio, e chiaramente anche nel gestire il peso emotivo di tutto questo.”

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Frontiere: aperte per cittadini privilegiati, chiuse per gli altri

L’idea di di costruire muri per riprendere il controllo e rispondere alle “preoccupazioni legittime” sulla questione dell’immigrazione presume e dà per scontato che gli Stati abbiano il diritto di escludere chi vogliono. Eppure, nel campo della filosofia morale e politica non vi è consenso sulla legittimità dei controlli alle frontiere e argomenti importanti sono stati portati a favore del diritto umano di migrare. Nell’attuale contesto di massiccia disuguaglianza il regime delle frontiere è ancora più ingiustificato, simile al carattere arbitrario di un sistema globale formato da caste.

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18 anni e poi? Cosa succede agli (ex) minori non accompagnati

Il 2016 è un anno record per l’arrivo in Europa di minori stranieri stranieri non accompagnati. La maggior parte di essi procede con la richiesta di asilo, ma la disomogeneità delle leggi tra i Paesi membri e l’aumento del flusso migratorio ha evidenziato le difficoltà. Come spesso accade sono le realtà locali e la società civile a rispondere per prime a queste difficoltà: a Bologna, per esempio, il progetto Vesta prevede l’accoglienza in famiglia dei neo-maggiorenni oppure il dormitorio di Accoglienza Degna fa sì che essi non si ritrovino per strada. Mentre l’UE spinge per l’armonizzazione e l’ Italia attende l’approvazione di una legge che accresca la tutela.

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La guerra in Siria fa impennare il numero delle spose bambine

Crescono in maniera preoccupante anche le gravidanze delle giovanissime. Nel mondo sono settecento milioni le spose precoci e il loro numero continua ad aumentare. Secondo Save The Children a questo ritmo nel 2050 avremo 1,2 miliardi di giovanissime sposate.

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