Integrazione digitale, iniziative per migranti e rifugiati

App, progetti multimediali, programmi di alfabetizzazione online. Sono molte oggi in Italia le esperienze e le innovazioni che – attraverso le nuove tecnologie – aiutano gli stranieri residenti in Italia ad affrontare la vita nel Paese e l’integrazione. Dai problemi riguardanti la burocrazia all’uso della lingua, dalla produzione di documenti legali all’inserimento nel mondo del lavoro. In questo articolo le esperienze di Fondazione Mondo Digitale e dell’applicazione InfoStranieri, che introducono strumenti di effettiva inclusione partecipativa.

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Sudafrica, l’eredità dell’Apartheid sulla nazione arcobaleno

La fine del regime di Apartheid nel 1994 ha alimentato le speranze di molti, specialmente tra chi aveva sofferto la sottomissione e lo sfruttamento razziale per secoli. La tanto celebrata ‘nazione arcobaleno’ e il racconto di una società non razziale hanno infuso la speranza di un nuovo inizio. Ciò ha tuttavia anche comportato un’aspettativa ottimistica, piuttosto prematura, di migliori rapporti tra bianchi e neri. I recenti episodi di razzismo richiedono una nuova riflessione sulla riconciliazione nell’era post-apartheid e sull’agenda del Paese.

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Media nel mirino, la lotta quotidiana dei giornalisti afghani

La libertà di stampa e di informazione faticosamente conquistata, soprattutto dalle donne è messa sempre più a repentaglio dagli attacchi dei Taliban. Quello afgano è un contesto nel quale competenza, indipendenza e una relativa libertà di stampa si sono affermate dopo la cacciata dei Taliban nel 2001, e la conclusione di lunghi anni di repressione ha risvegliato la fame di informazione della popolazione. Proprio la crescente influenza degli attori mediatici mette in pericolo i giornalisti, e spesso gli obiettivi sono i reporter indipendenti.

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Società civile sotto costante attacco in America Latina

Civicus, organizzazione non profit impegnata nel rafforzamento dell’azione dei cittadini e della società civile in tutto il mondo, ha pubblicato recentemente il suo Rapporto Annuale, “Civil Society Watch Report 2015”, che documenta gravi violazioni delle libertà di associazione, d’espressione e di riunione pacifica in 109 Paesi, 14 di questi in America Latina. I risultati del rapporto si allineano con le crescenti preoccupazioni sulla violenza strutturale che continua a opprimere gran parte della regione, nonostante gli appelli per invertire la chiusura diffusa degli spazi della società.

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Nigeria, protezione costituzionale per gli sfollati interni

In Nigeria, il problema degli sfollati interni ha assunto proporzioni notevoli: oltre due milioni di persone sono dovute fuggire dalle loro case a causa della violenza di Boko Haram nel Nordest del Paese, mentre milioni di altre ancora sono scappate per cause diverse, compresi i disastri naturali o per far posto a progetti per lo sviluppo. La gravità della questione ha portato a richieste di soluzioni legislative concrete per proteggere e promuovere i diritti degli sfollati interni: questo è il motivo per cui l’assenza di un quadro legislativo nazionale per gestire la crisi sta ricevendo molta attenzione.

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Kenya, uno Stato in dissoluzione sulla strada del genocidio?

Il Paese sembra precipitare verso un altro ciclo di violenza istigata dalla politica, in vista delle elezioni generali del 2017. Si intensifica l’incitamento all’odio e ci sono anche segnalazioni di gruppi che starebbero armandosi. La polarizzazione è particolarmente profonda tra la comunità Luo, nel ruolo di vittima, da un lato e l’alleanza etnica Kikuyu-Kalenjin che governa il Kenya. Stante la situazione, alla luce di quanto già avvenuto con le violenze del 2007-2008, ci si chiede quanto sia avanti il Kenya sulla strada per il genocidio, e quali siano le possibili misure preventive, a livello locale e internazionale.

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L’arte che abbatte i muri, la Balkan Route dell’accoglienza

Integrazione, accoglienza, dialogo, sono questi i pilastri dell’azione di decine di migliaia di persone che dedicano, ogni giorno, parte del proprio tempo e delle proprie energie per fare in modo che quella percepita come crisi dei migranti si risolva in un’opportunità di crescita e sviluppo e non nella tomba di essere umani e dignità. Dal Nord Est dell’Italia sono partiti, in questi mesi, alcuni progetti che vedono proprio nell’arte il veicolo più adatto a compiere un viaggio non solo metaforico insieme a migranti e richiedenti asilo.

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Turchia, tra dittatura, caos e voglia di scappare

Abbiamo lavorato a questa traduzione da openDemocracy prima del tentato colpo di stato del 15 luglio. La nostra attenzione era già puntata sulla Turchia e riteniamo che le riflessioni contenute in questo articolo aiutino a capire la situazione nel Paese. Un tempo ancora di salvezza della democrazia turca, l’influenza dell’UE sta affondando, mentre il Paese è simbolo di disgregazione. Intanto la popolazione è sempre più isolata, alla mercè degli abusi e delle epurazioni del dittatore Erdogan, con l’Europa – appunto – e il resto del mondo che stanno a guardare.

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Le Kayayo, schiave antiche in un’Africa in trasformazione

Reportage fotografico dal Ghana. La storia di donne che passano tutto il giorno trasportano pesi per pochi soldi. Sono ragazze e donne giovanissime che vivono ai margini delle grandi città: ad Accra, la capitale del Paese, Kumasi, capitale della Regione Ashanti e altri grandi centri. Vivono trasportando pesi sulle loro teste, da un mercato all’altro; da una stazione dei bus all’altra; e verso le costose auto e abitazioni di gente benestante. Bianchi o africani. A fine della giornata mettono in tasca 30 cedi (circa 7 euro). Molte di loro migrano dalle zone più povere del Nord del Ghana. Si stima che ce ne siano 160.000 nella sola capitale, e che ogni anno ne arrivino 15.000.

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Il dopo Snowden e l’invadenza della sorveglianza globale

Intervista a Carly Nyst, attivista e avvocato. Controllo politico attraverso Internet, terrorismo e pensiero radicale. “In Occidente abbiamo lo stesso livello di sorveglianza di Paesi come Tunisia, Libia, Egitto. Penso che questa scoperta abbia rappresentato un momento fondamentale […] Nei Sud del mondo c’è una corsa all’utilizzo della tecnologia mobile e di altri tool che non è accompagnata da sufficienti norme; un divario tra il mondo in via di sviluppo e i Nord del mondo esiste, ma non si può continuare a dire che le cose sono molto meglio qui anziché là, perché non è più così”.

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