Donne a capo di una nazione, in Africa si può

Regine, imperatrici, guerriere e diplomatiche, le donne africane hanno ricoperto ruoli di comando e di primo piano fin dall’antichità. Hanno guidato i loro popoli e hanno combattuto contro i colonizzatori per la libertà dei propri territori, per difendere la propria cultura e la propria gente. In epoca contemporanea la prima presidente (ad interim) è stata nominata nel 1984 in Guinea, poi ne sono venute altre nove, di cui due elette dal popolo. Altre sono state ministro e vicepresidente. Il Rwanda è al primo posto nella classifica mondiale della presenza femminile nei Parlamenti nazionali, nel 2015 nel Congresso USA su 535 membri solo 104 erano donne.

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Lingue africane, per tenerle vive si imparano online

Meno male che c’è Internet. E quello spazio di diffusione generalista che è YouTube. Che può essere usato per le motivazioni più disparate e riempito di contenuti di ogni tipo. Come anche tutorial e corsi per imparare le lingue africane. E qui scopriamo un mondo di opportunità. Come il canale ideato da una mamma nigeriana che attraverso storie, filastrocche, canzoni, insegna lo yoruba a bambini “espatriati”. In Africa ci sono sono tra 1.250 e 2.100 lingue, alcune sono in via di estinzione, ma la maggior parte sono lingue vivissime, parlate comunemente anche nei mass media con pubblicazioni, quotidiani e programmi radiofonici e televisivi.

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La tratta arabo-islamica e l’odio per gli africani neri

Il termine inglese rende bene, “uncomfortable truth”. E di verità sgradevoli, scomode ce ne sono a bizzeffe. Soprattutto le verità storiche. Una di queste riguarda la schiavitù, la tratta degli schiavi. C’è però una sottile e immensa questione, perché della tratta europea non si fa fatica a parlare mentre molto meno accade per quella perpetrata dal mondo arabo/islamico? Sembra – almeno nella memoria di molti – che addirittura non sia mai esistita. Molti ne ignorano l’entità, le motivazioni, i luoghi. Eppure è durata quattordici secoli – e ne esistono forme attuali – e avrebbe prodotto tra i 20 e i 30 milioni di schiavi.

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Irokotv, il successo della Netflix africana che parla ai giovani

Fondato da Jason Njoku, il primo servizio di streaming africano non teme la concorrenza. Nollywood – come è facile intuire – fonde la Nigeria con l’industria cinematografica hollywoodiana: è lì che dagli anni ’60 ha preso piede una produzione incredibile di film prodotti low-budget. E oggi il mercato di video on demand nel continente viene sempre più trainato dalla diffusione degli smartphone. Non a caso è nei telefonini che avviene la gran parte del consumo dei film di prodotti per Nollywood. E il pubblico è costituito soprattutto da giovani.

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Benin, il villaggio sotterraneo che rimette in moto la Storia

L’archeologia in Africa ha privilegiato il periodo preistorico, anzi si è concentrata a lungo solo su quegli aspetti che riguardano l’evoluzione degli esseri umani. Questo ha reso difficile doversi ricredere su quel pregiudizio che vuole che il continente non abbia sviluppato opere, manufatti e culture senza bisogno di attendere gli arabi o gli europei. Ora qualcosa si muove. E a Bohicon è venuto alla luce una città sotterranea e materiale ferroso che rimettono in gioco le attuali conoscenze archeologiche e storiche.

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Congo Week, per ricordare massacri e sfruttamento

Violente lotte per il controllo delle risorse nel sottosuolo, massacri nei villaggi, tensioni per il continuo rinvio delle elezioni politiche. L’evento che, in otto anni, ha toccato oltre 65 Paesi e 400 campus universitari ha l’obiettivo di far conoscere le inumane condizioni di vita dei congolesi. Gli abitanti di questo Paese, soprattutto nel Nord del Kivu, si trovano tra due fuochi. Da un lato, il rischio costante di subire attacchi e massacri da parte dell’una o dell’altra milizia senza alcuna sicurezza da parte del Governo. Dall’altro, per vivere sono costretti a diventare schiavi dei “minerali digitali” e a lavorare nelle miniere illegali in condizioni di vita al di sotto di ogni standard umano. E anche i caschi blu dell’ONU si sono macchiati di azioni vergognose.

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Codici della memoria, la forza della tradizione orale

Recenti studi hanno appreso come le società aborigene codificassero la loro conoscenza tramite canzoni, danze, storie e luoghi: questo ha portato a formulare una teoria che potrebbe rivoluzionare l’archeologia odierna. Luoghi famosi come Stonehenge, le Linee di Nazca e i Moai dell’Isola di Pasqua potrebbero essere stati spazi per la coltivazione della memoria, in ambiti di cultura orale nei quali la conoscenza è potere. Le loro caratteristiche sarebbero dunque collegate con la memoria culturale delle società basate sulla tradizione orale.

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Ouidah, dove i discendenti degli schiavi ti raccontano la Storia

Parlare della tratta degli schiavi può sembrare anacronistico. Non lo è affatto. Non lo è soprattutto in quei luoghi che ne portano prove, segni, simboli e racconti. Non lo è per quelle persone, popoli che ne conservano il ricordo e ne preservano la memoria. Bisogna entrarci dentro in questi luoghi, bisogna parlarci con queste persone. Un viaggio in Benin vuol dire anche questo, ripercorrere i luoghi della memoria. Perché qui non si è affatto dimenticato. La maggior parte di coloro che furono portati via in catene non sarebbero più tornati, non avrebbero riattraversato la “Door of no return”. Ma molti dei loro discendenti sì, e gli eventi vengono tenuti vivi proprio da quelli che hanno deciso di tornare.

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