Marijuana, in Africa la sostanza stupefacente dei poveri

UNGASS 2016, meeting di tre giorni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che si terrà nel mese di aprile, è l’evento più atteso nella storia delle Convenzioni internazionali in materia di sistemi di controllo delle sostanze stupefacenti, soprattutto perché ha attirato il forte interesse della società civile. Per la prima volta, sembra che un enorme numero di persone si sia coalizzato per promuovere un cambiamento radicale dell’attuale approccio repressivo alle droghe, cosicché saranno affrontati maggiormente i problemi della salute pubblica rispetto agli aspetti sanzionatori. Un focus sulla situazione in Africa Occidentale.

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Il femminismo nero che racconta la storia dell’Africa

“Dovremmo essere tutti femministi”, è il titolo dell’ultimo libro della scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie. “Tutti”, non tutte”, perché un/una femminista è qualcuno che dice: sì c’è un problema di genere oggi e noi dobbiamo risolverlo, noi tutti dobbiamo far meglio. Ma i movimenti delle donne hanno sfumature e colori. Quelli africani, e le loro protagoniste, trascendono i canoni occidentali: esiste infatti un femminismo africano – per quanto a molti possa sembra strano o suonare come una novità. Perché il femminismo non è neutro, non è assoluto, e sarebbe un peccato non conoscerla questa storia nera del femminismo.

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Angola, i social media nel mirino del presidente

Il 99% della popolazione dell’Angola, cioè coloro che non sono imparentati né comunque vicini all’élite del partito di governo MPLA, si trova a dover affrontare nuovi contraccolpi. E negli ultimi 36 anni non ne ha subiti pochi. Adesso la minaccia pende sullo spazio digitale angolano, dato che i social media sono diventati l’ultimo obiettivo del presidente Dos Santos nel suo tentativo di soffocare la società civile e reprimere il malcontento. Le intenzioni del presidente, rese note attraverso un annuncio informale durante il tradizionale discorso presidenziale per il nuovo anno, non rappresentano una buona notizia per le poche libertà civili rimaste in Angola.

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Kordofan, l’alba della terza guerra civile sudanese

Testimonianza da un’area quasi inaccessibile agli osservatori e alla stampa straniera. Mentre aumentano crimini e profughi. Una volta geograficamente centrale, il Kordofan ha cambiato posizione e confine dopo l’indipendenza del Sudan del Sud. La parte Sud, cioè quella dominata dalle montagne di Nuba, è la terra tra due fuochi, i ribelli del SPLM-N da una parte e le forze armate del SAF dall’altra. Lo Stato sudanese non hai mai visto di buon occhio l’indipendenza di questi luoghi, soprattutto per la presenza di giacimenti petroliferi (un barile su cinque esportati dal Sudan proviene proprio dal Kordofan).

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Fred Kuwornu, così racconto le diversità e le storie dimenticate

Pluralità, diversità, multiculturalità. Tutti concetti spesso alieni ai grandi media, a cominciare dal cinema, che sembra egli stesso vivere in un mondo alieno, scollegato dalla realtà. Nota è la campagna di attori, produttori, fan, all’indomani delle nomination per gli Oscar, che non hanno visto né neri, né latino-americani comparire nell’elenco. Tra l’Italia, l’Africa e gli USA si muove invece Fred Kudjo Kuwornu, artista/attivista indipendente nato e cresciuto in Italia, di origine ghanese, che ci racconta il suo impegno per un cinema multiculturale e i suoi progetti futuri come “Blaxploitalian”.

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Burundi, il braccio di ferro tra l’Unione Africana e l’Occidente

Crisi politica e rischio di genocidio. I leader africani si oppongono alla richiesta di invio di truppe da parte di USA e UE. “Se la stampa occidentale potesse rovesciare un Governo, quello del Burundi sarebbe sparito da tempo. Chiunque abbia cercato in Rete informazioni sul Burundi durante lo scorso anno, avrà notizie insistenti riguardo alle richieste di dimissioni del presidente Pierre Nkurunziza da parte di funzionari occidentali, visto il clima di manifestazioni di protesta e insurrezioni armate, per lasciare spazio ad un ‘governo di transizione'”.

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L’Africa di Renzi, da problema a opportunità

L’ultima visita del premier nel continente, sponsorizzando le imprese italiane, parlando di “visione del futuro” e criticando l’atteggiamento dell’Europa sul problema immigrazione. Nel corso delle sue visite il premier non ha però incontrato la comunità italiana. Cittadini italiani che hanno visto in questo continente un’opportunità molto prima che Renzi ci pensasse. Che hanno investito i loro soldi – non quelli delle grandi imprese – per creare aziende, società, dar vita a progetti impegnando e assumendo personale locale. A queste persone avrebbe fatto piacere un saluto dello Stato italiano. Perché alla fin fine loro nell’Africa ci hanno creduto davvero.

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L’Africa in posa. Nuovi fotografi africani e vecchi stereotipi

I reportage dall’Africa fatti da giornalisti professionisti veicolano spesso un’immagine del Continente – dei suoi tanti Paesi – per lo più uniforme, ma non sono pochi coloro che si dichiarano “vittime” di una corrispondenza estera appiattita su stereotipi spesso strumentali. Anche sul web cominciano a spuntare iniziative e campagne che puntano ad alzare l’asticella dell’attenzione relativa ai modi di comunicare l’Africa e ai suoi luoghi (non) comuni. Ma l’immagine del Continente passa non solo attraverso gli scatti degli stranieri, ma anche di quelli locali. Eccone alcuni.

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Il continente più giovane, i leader più vecchi. L’Africa al potere

Gli ottuagenari restano saldi al loro posto e sembrano non avere intenzione di lasciare. Il più vecchio è Mugabe, 91 anni, il più giovane Museveni, 71. Naturalmente, parliamo di presidenti in carica da decenni, alcuni grazie a modifiche costituzionali. Una sorta di “dittatura democratica”. Eppure, con una popolazione totale del 65% al di sotto dei 35 anni, e del 35% tra i 15 e i 35 l’Africa è il continente più giovane e il trend non è destinato a scendere, anzi. Il 2016 anno chiave per le elezioni.

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Somalia: il dilemma di al-Shabaab, con al-Qaida o con l’ISIS?

A prima vista, le differenze tra al-Shabaab, il gruppo militante estremista che ha base in Somalia, e lo Stato Islamico potrebbero sembrare irrilevanti. Entrambi i gruppi prosperano sfruttando le diverse sensibilità religiose e le tensioni socio-politiche per giustificare le atrocità commesse. La recente uccisione di membri di al-Shabaab considerati favorevoli all’ISIS ha tuttavia dimostrato che le convinzioni e le tattiche condivise non sono sufficienti a impedire che i militanti jihadisti si combattano l’uno contro l’altro. Anche per le più storiche relazioni tra al-Shabaab e al-Qaida.

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