L’Africa in posa. Nuovi fotografi africani e vecchi stereotipi

I reportage dall’Africa fatti da giornalisti professionisti veicolano spesso un’immagine del Continente – dei suoi tanti Paesi – per lo più uniforme, ma non sono pochi coloro che si dichiarano “vittime” di una corrispondenza estera appiattita su stereotipi spesso strumentali. Anche sul web cominciano a spuntare iniziative e campagne che puntano ad alzare l’asticella dell’attenzione relativa ai modi di comunicare l’Africa e ai suoi luoghi (non) comuni. Ma l’immagine del Continente passa non solo attraverso gli scatti degli stranieri, ma anche di quelli locali. Eccone alcuni.

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Il continente più giovane, i leader più vecchi. L’Africa al potere

Gli ottuagenari restano saldi al loro posto e sembrano non avere intenzione di lasciare. Il più vecchio è Mugabe, 91 anni, il più giovane Museveni, 71. Naturalmente, parliamo di presidenti in carica da decenni, alcuni grazie a modifiche costituzionali. Una sorta di “dittatura democratica”. Eppure, con una popolazione totale del 65% al di sotto dei 35 anni, e del 35% tra i 15 e i 35 l’Africa è il continente più giovane e il trend non è destinato a scendere, anzi. Il 2016 anno chiave per le elezioni.

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Somalia: il dilemma di al-Shabaab, con al-Qaida o con l’ISIS?

A prima vista, le differenze tra al-Shabaab, il gruppo militante estremista che ha base in Somalia, e lo Stato Islamico potrebbero sembrare irrilevanti. Entrambi i gruppi prosperano sfruttando le diverse sensibilità religiose e le tensioni socio-politiche per giustificare le atrocità commesse. La recente uccisione di membri di al-Shabaab considerati favorevoli all’ISIS ha tuttavia dimostrato che le convinzioni e le tattiche condivise non sono sufficienti a impedire che i militanti jihadisti si combattano l’uno contro l’altro. Anche per le più storiche relazioni tra al-Shabaab e al-Qaida.

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Kenya, rose che prosciugano laghi in nome dello ‘sviluppo’

Decine di milioni di fiori esportati in Europa ogni anno. Le multinazionali fanno soldi impoverendo territorio e persone. Il caso del lago Naivasha: “il lago si trova a meno di un’ora di distanza da Nairobi, la prima volta che ci sono andato da ragazzo era il 1957. Sono rimasto incantato dalla sua bellezza – rive rigogliose di acacia gialla, nell’acqua cristallina nuotavano diverse specie di pesci […] Vi sono tornato nel 2009. Ero costernato, quasi disperato. Il lago e la zona circostante erano irriconoscibili. Rose e enormi serre ovunque – nessuna farfalla e nessun pesce. Un sacrificio in nome dello sviluppo”.

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Fiabe africane in (quasi) tutte le lingue del mondo

Leggere una favola nella propria lingua madre, apprendere la propria cultura e nello stesso tempo aprire la mente ad altre culture e ad altre lingue. È questo, in sostanza, lo scopo del progetto di educazione a distanza African Storybook. L’iniziativa, che raccoglie 348 storie illustrate e 1025 traduzioni in diversi linguaggi locali ed europei, è già diventata una piattaforma di riferimento per insegnanti, studenti, lettori. Avviato in Sud Africa, Lesotho, Kenya e Uganda, il progetto si è poi allargato e ora coinvolge anche il Ghana, Ruanda, Niger, Mozambico, Etiopia, Tanzania.

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Io, giovane ragazza africana, amo questo continente

Pubblichiamo la testimonianza – scritta per Voci Globali – della ventitreenne sierraleonese Ngozi Monica Cole che, nel suo Paese, ha vissuto l’esperienza della guerra civile (1991 – 2002), poi ha studiato e si è laureata negli USA ed è quindi tornata in Africa. Attualmente lavora come stagista della facoltà nel dipartimento di Arti e Scienze presso l’Università di Ashesi, ad Accra (oltre che blogger attraverso la sua pagina www.sepiadahlia.com). Un esempio che va oltre gli stereotipi ma che che dimostra quanti se ne incontrano lungo il cammino.

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Democrazia vs Sviluppo, l’Africa che si interroga

Con quale criterio possiamo meglio analizzare e capire il continente africano? Grazie ai suoi sviluppi nell’ambito della democrazia, del rispetto dei diritti umani, dell’applicazione di quelli civili e sociali? O nell’ambito dello sviluppo economico? Dibattito pubblico ad Accra sull'”africanizzazione della democrazia”. Tra gli ospiti Mo Ibrahim e il ministro degli esteri etiope. Dati elaborati da GeoPoll evidenziano una certa sproporzione, in molti Paesi, tra i “successi” a livello economico e lo sviluppo di servizi e infrastrutture negli ultimi anni e il livello di democrazia.

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Angola, al via processo ad attivisti per i diritti umani

Lunedì 16 novembre si è aperto il processo a diciassette attivisti angolani, incluso il noto rapper Luaty Beirão: sono accusati di sovversione contro lo Stato e di aver progettato un golpe. Gli attivisti si erano in realtà dedicati all’organizzazione di manifestazioni di protesta e alla discussione pubblica di alcuni libri tra cui un noto manuale di Gene Sharp sulle tecniche di contrasto ai regimi dittatoriali. Ampio il rilievo internazionale alla vicenda, con il coinvolgimento di molte ONG. La questione ha avviato un forte dibattito in Portogallo.

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E l’ISIS comincia a reclutare anche in Ghana

La comunità musulmana ghanese è in queste ore in fibrillazione. Dopo il rincorrersi di notizie nei mesi scorsi riguardanti la “sparizione” di alcuni ragazzi collegata all’affiliazione all’ISIS, il messaggio postato da un giovane su Facebook riporta in superficie il timore che questo Paese dell’Africa occidentale, spesso lodato come esempio di stabilità e democrazia, possa invece covare in seno una serpe pericolosa. Il post è stato confermato dalle autorità ghanesi. E pare che non sia l’unico caso.

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Malaria, la roulette russa dei medicinali contraffatti

700mila persone all’anno perdono la vita a causa di false medicine. In Africa rischio altissimo persino negli ospedali. Un terzo dei medicinali venduti per curare la malaria sono falsi e i prodotti falsificati arrivano dalla Cina e dall’India. Ammalarsi di malaria non vuol dire “solo” rischiare la vita, vuol dire perdere giorni di scuola, di lavoro, lasciare i figli senza cibo e senza cure. Si calcola che a causa della malaria una perdita di 12 miliardi annui incida sulla produttività del continente. Un disagio sociale troppo trascurato dai commentatori di un’Africa al palo, sottosviluppata e sempre indietro.

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